Sea Watch. Interrogatorio di garanzia per la capitana Carola Rackete. La decisione spetta ora al Gip di Agrigento: probabile che trasformi gli arresti in divieto di dimora

Sea Watch. Interrogatorio di garanzia per la capitana Carola Rackete. La decisione spetta ora al Gip di Agrigento: probabile che trasformi gli arresti in divieto di dimora

È terminato l’interrogatorio nel tribunale di Agrigento della capitana della nave Sea Watch 3, Carola Rackete. “L’interrogatorio si è concluso dopo circa 3 ore, intervallate da una pausa. Il gip si riserva di decidere sulla convalida domani mattina. Questa notte la nostra Carola resta agli arresti domiciliari”, rende noto la ong in un tweet. Le accuse contestate dalla procura sono rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate. Nella tarda serata di domenica il procuratore Luigi Patronaggio, il suo vice Salvatore Vella e la pm Gloria Andreoli avevano chiesto per la comandante, tedesca di 31 anni, la convalida del fermo e il divieto di dimora ad Agrigento.

Ho agito per stato di necessità, i migranti minacciavano il suicidio, non potevo attendere oltre. Per giorni ho chiesto alle autorità un porto sicuro, ma non ho mai avuto risposta”. Davanti al Gip di Agrigento, la capitana Carola Rackete ha rivendicato ogni scelta fatta dal 12 giugno, il giorno che a 47 miglia dalla Libia ha soccorso una sessantina di migranti, fino alla notte del suo arresto, 17 giorni dopo, quando per l’ennesima volta ha violato i divieti della Guardia di Finanza ed ha attraccato di forza al molo di Lampedusa. E, come aveva già fatto rivolgendosi direttamente ai finanzieri, ha confermato che non aveva intenzione di far male a nessuno: “mi ero resa conto dell’ormeggio in banchina della motovedetta ma credevo sinceramente che i finanzieri si spostassero mentre io mi avvicinavo. Ho commesso un errore, non volevo colpirli”. L’interrogatorio della capitana della Sea Watch è durato poco meno di 3 ore: Carola è arrivata in tribunale ad Agrigento direttamente da Lampedusa, dove era ai domiciliari, con una motovedetta della Gdf che l’ha sbarcata sul molo di Porto Empedocle. E ha risposto al giudice, dicono gli stessi pm al termine, in maniera “collaborativa, serena ed estremamente lucida”.

Il procuratore Luigi Patronaggio e l’aggiunto Salvatore Vella hanno chiesto la convalida dell’arresto sia per la violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, atti di resistenza con violenza nei confronti di una nave da guerra, sia per resistenza a pubblico ufficiale. La procura ritiene che la manovra che ha provocato lo “schiacciamento” sulla banchina della motovedetta sia stata fatta “con coscienza e volontà”. “Non c’era uno stato di necessità poiché la Sea Watch aveva ricevuto, nei giorni precedenti, assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza” ha spiegato Patronaggio. Il procuratore ha anche precisato che lo stato di necessità invocato per il salvataggio dei migranti sarà invece al centro dell’altro fascicolo sulla vicenda, quello in cui la comandante è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per il quale sarà sentita il 9 luglio. In questo caso i pm verificheranno se i porti libici possono ritenersi sicuri, se la zona sar libica sia efficacemente presidiata e, soprattutto, se vi siano stati contatti tra i trafficanti di esseri umani e la Sea Watch. Al momento, aggiunge ancora Patronaggio, è sufficiente per Carola il divieto di dimora in provincia di Agrigento, in particolare nei porti di Lampedusa, Licata e Porto Empedocle. “Abbiamo ritenuto, in relazione alle circostanze di questo caso e alla personalità del soggetto, che tale misura sia idonea a salvaguardare eventuali ulteriori esigenze cautelari”.

Carola tornerà dunque in libertà già forse domani anche se dovrà ripresentarsi ad Agrigento il 9 luglio per l’interrogatorio davanti ai pm. Tuttavia, va detto che per effetto dell’eterogenesi dei fini kantiana, la posizione dei pm di Agrigento è stata più volte strumentalizzata, proprio dal ministro dell’Interno, che ha colto la palla al balzo delle loro dichiarazioni sull’assenza dello stato di necessità e sulla qualifica, molto arbitraria, della motovedetta della Guardia di finanza come nave da guerra, per proseguire nella sua becera operazione di propaganda. Perché di questo si tratta: la magistratura di Agrigento col suo comportamento ambiguo e tardivo ha portato un sostegno non necessario al linciaggio che Salvini, ancora mentre scriviamo, ha condotto contro Carola, e soprattutto contro le ong che salvano vite umane nel Mediterraneo. Sullo stato di necessità, sulla gravità delle condizioni delle 40 persone trattenute a bordo della Sea Watch ci sono decine di testimonianze. E davvero non riusciamo a comprendere come sia stato possibile non vedere da parte dei finanzieri e del magistrato saliti sulla Sea Watch quelle pietose condizioni di naufraghi in balìa di un gioco che si faceva sempre più truce sui loro corpi devastati dal sole e dall’acqua salmastra. E poi, altri testimoni, e un video, rendono giustizia anche sulla ipotesi dell’incidente sulla banchina con la motovedetta. Non c’era alcuna volontà di colpire la mtovedetta. Ecco perché si attende dal giudice terzo una sentenza equilibrata e ragionevole, e soprattutto autonoma e indipendente dal gioco politico che Salvini ha imposto sulla vicenda. Egli cercava un capro espiatorio e crede di averlo trovato in Carola. L’opinione pubblica del mondo lo ha capito e ha reagito difendendo Carola. Istituzioni internazionali, governi europei, media autorevoli, gente comune, che ha generosamente contribuito con una raccolta fondi che ha superato il milione di euro: hanno tutti torto? Assolutamente no, e crediamo che il giudice di Agrigento debba tenere conto di questa posizione.

A proposito del ministro Salvini e del suo modo di valutare propagandistcamente la vicenda, continua a gridare: “Espelleremo la ricca fuorilegge tedesca”, nel tentativo, davvero vergognoso, di scatenare l’odio pubblico contro Carola, accentuando l’aggettivo “ricca”, col quale l’intenzionalità è evidente. Ma Salvini ha sbagliato i calcoli poiché la misura dell’allontanamento della donna rischia di non poter essere attuata visto che la procura non ha firmato il nulla osta richiesto dal prefetto. Per il ministro, comunque, le parole di Patronaggio “sono chiarissime: la fuorilegge merita il carcere”. Intanto l’inasprirsi del botta e risposta tra Italia e Germania sulla sorte di Carola ha spinto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad intervenire. “La questione è nelle mani della magistratura. La Costituzione prevede una assoluta divisione dei poteri, la nostra magistratura è di assoluta indipendenza e io ho in essa molto fiducia” ha detto invitando tutti ad un “abbassamento dei toni” in modo da affrontare “con maggiore serenità e concretezza” l’intera questione delle migrazioni. Parole che il premier Conte aveva già rivolto alla cancelliera tedesca Angela Merkel in mattinata dopo che il ministro degli esteri di Berlino Heiko Mass aveva chiesto nuovamente la liberazione della capitana e la portavoce dell’esecutivo Martina Fietz aveva ribadito come il governo fosse “contro la criminalizzazione dei soccorritori in mare”. A sperare che tutto finisca presto è il padre di Carola, Ekkehart Rackete: “penso – dice – che la pressione internazionale sul governo italiano fara’ la differenza”.

E martedì, un cartello di associazioni con Cgil, Cisl e Uil farà sentire forte la sua voce per Carola a Palermo

“Non ti lasceremo sola. Ti sei battuta per una giusta causa, portare in salvo vite umane, e saremo al tuo fianco con un popolo che prova indignazione e sgomento per quanto sta accadendo e che non vuole arrendersi a una politica fatta di odio, di sopraffazione nei confronti dei più deboli, di violenza”. A dirlo sono il segretario della Cgil Palermo, Francesco Piastra, e la responsabile ufficio migranti Cgil Palermo, Bijou Nzirirane, che esprimono solidarietà a Carola Rackete e a tutto l’equipaggio della Sea Watch. “Restiamo umani” è l’appello di Piastra e Nzirirane, che aggiungono: “Se una legge è sbagliata bisogna farne un’altra. Prima viene la vita delle persone. Ci vuole una nuova legge, nel pieno rispetto dei diritti internazionali, che dia conto dei diritti e della salute delle persone”. “Una nuova legge che metta al riparo dalla strumentalizzazione a fini politici ed elettorali della vicenda degli sbarchi”, puntualizzano. Per sostenere la capitana, per chiedere il suo rilascio e il dissequestro delle navi Sea Watch 3 e Mar Ionio di Mediterranea, anche la Cgil Palermo sarà in corteo domani a Palermo, insieme a Cisl, Uil e a un cartello di associazioni di cui fanno parte Arci, Legambiente, Acli, ActionAid, Centro Astalli, Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Migrantes, Gruppo Abele, Intersos, Medici senza frontiere, Refugees Welcome Italia, Rete studenti medi, Save the Children Italia, Unione degli studenti e tante altre associazioni impegnate nel sociale. Partenza da piazza Verdi alle 18 e presidio davanti il porto dalle 20 alle 22. “Ringraziamo Carola Rackete e l’equipaggio, che si sono battuti per la giustizia e per la libertà dei migranti da portare in salvo – concludono Piastra e Nzirirane -. Questo triste epilogo dimostra tutta la pericolosità del dl sicurezza bis”. Con Carola, sempre, anche noi.

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