Roberto Bertoni. Insieme a Budapest per cambiare l’Europa

Roberto Bertoni. Insieme a Budapest per cambiare l’Europa
Scrivo mentre sono a Budapest per un’iniziativa organizzata da Enrico Letta e dalla vasta galassia europea che ormai gli fa riferimento. Scrivo da una delle città più belle del mondo per testimoniare l’entusiasmo e la passione civile di oltre cento ragazzi, provenienti da ben venticinque paesi, nei confronti di un’Europa che considerano, a ragione, la propria casa comune. Scrivo con gioia, mentre in Italia si dibatte tristemente sul nulla, perché qui ho trovato quella comunità combattiva, propositiva e costruttiva di cui in Italia avverto sempre più la mancanza, chiusi come siamo nei nostri angusti confini, nel nostro recinto di mediocrità, nella nostra rabbia senza futuro e senza senso, nella nostra follia che ci sta conducendo ai margini del dibattito mondiale.
Scrivo mentre davanti a me una collettività ha deciso di mettersi in cammino, con storie, sogni, progetti, idee e speranze che si prendono per mano e guardano oltre, al di là delle polemiche, dei muri e dei fili spinati, nella patria del pessimo Orbán e del suo governo ai limiti del neo-fascismo, dunque da sfidare a viso per contribuire a ricostruire una base europeista solida e concreta. Scrivo mentre tutto ciò che abbiamo vissuto in questi mesi mi appare lontano, insulso, piccolo, insignificante e nella mia mente c’è posto solo per questi ventenni che hanno scelto di ribellarsi attraverso la politica migliore, sortendo insieme da un clima di torpore, disperazione e sconforto che attanaglia da anni la nostra società.
È una generazione, la nostra, che deve ancora sbocciare, che deve ancora trovare il suo posto nel mondo e la sua ragione di essere; ma se tutto questo entusiasmo avrà un domani, e qui ho ritrovato la certezza che sia così, sono certo che questi giorni trascorsi a Budapest, a contatto con il gotha delle istituzioni europee e a confronto con noi stessi, le nostre diversità e le nostre incredibili passioni comuni, saranno ritenuti da molti di noi il punto di partenza.
Scrivo mentre percorro il Danubio a bordo di un battello e penso ai miei coetanei di un secolo fa, quando il Vecchio Continente si macchiò del sangue di milioni di nostri coetanei e poi ebbe inizio il buio, una stagione, se vogliamo, ancora peggiore dell’inferno delle trincee che ci lasciammo faticosamente alle spalle dopo la drammatica conferenza di Versailles.
Questi ragazzi sanno, hanno studiato, visto, letto, capito, sono consapevoli di cosa significhi avere l’Europa a disposizione e di cosa potrebbe voler dire non averla più. Per questo, se vogliamo sperare in un avvenire diverso e migliore, non possiamo che affidarci a loro, ben sapendo che non ci attendono giorni facili ma che un’altra prospettiva è ancora possibile. Certo, prima o poi non le basterà più affidarsi all’accademia: dovrà sporcarsi le mani e lì si parrà la sua nobilitate.
Share