Rapporto di Confindustria e SMR-Ricerche sul Mezzogiorno. Il sud rallenta nel 2019 e perde la spinta alla crescita. Tra le cause: limiti agli investimenti pubblici, alta disoccupazione e assenza del governo

Rapporto di Confindustria e SMR-Ricerche sul Mezzogiorno. Il sud rallenta nel 2019 e perde la spinta alla crescita. Tra le cause: limiti agli investimenti pubblici, alta disoccupazione e assenza del governo

Presentazione mercoledì mattina dell’analisi di mezza estate sull’economia del Mezzogiorno realizzata da Confindustria e SRM-Studi e Ricerche. Secondo il rapporto, l’andamento dell’economia del Mezzogiorno è rallentato nel primo trimestre del 2019 e ha perso progressivamente la spinta alla crescita. I segnali di arretramento – che, secondo l’analisi, erano ampiamente visibili già alla fine del 2018 – rischiano di diventare “veri e propri arretramenti” dell’economia meridionale, se non saranno adottati provvedimenti in grado di colmare questo divario strutturale. Il Sud, nei primi mesi del 2019, vede affievolire la sua capacità di spinta, e il rapporto sottolinea come abbia smesso di crescere il numero delle imprese: dopo molti trimestri di aumento, infatti, nei primi mesi del 2019 le imprese attive sono meno di 1,7 milioni (esattamente come un anno fa). All’interno di questo insieme, aumentano le imprese di capitali, che sono al Sud ormai quasi 330mila, con una crescita del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma di queste, solo 25mila hanno più di 9 dipendenti.

Pesa il contributo limitato degli investimenti pubblici

A pesare sulle difficoltà economiche del Sud Italia è anche il contributo limitato degli investimenti pubblici, che accentuano il proprio calo soprattutto nelle regioni meridionali. Secondo l’analisi, la spesa pubblica in conto capitale pro capite del Centro Nord torna ad essere, nel 2017, di quasi 500 euro più elevata di quella del Meridione. Se i fondi strutturali rispettano i target fissati per i pagamenti, resta ridotta la spesa ordinaria, e molto basso è il contributo del Fondo Sviluppo e Coesione. Ad eccezione del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, è in forte calo anche la spesa pubblica per incentivi alle imprese. Il passo dell’economia meridionale si fa dunque più lento, a causa di condizioni dell’economia italiana e internazionale che restano deboli, dell’incertezza sulle prospettive economiche e delle caratteristiche endemiche dell’economia meridionale. I segnali più recenti indicano che gli elementi di preoccupazione si fanno più frequenti e più intensi, mentre quelli di dinamismo divengono più isolati.

L’export meridionale mostra segnali di miglioramento assieme ad altri di frenata che prevalgono nel breve periodo

Se il 2018, infatti, si è chiuso con un valore positivo delle esportazioni (+5,5%, per un valore complessivo delle merci esportate di circa 50 miliardi), nei primi tre mesi del 2019 si registra un inatteso stop. A penalizzare le regioni meridionali è soprattutto la flessione dell’export di coke e prodotti raffinati, in diminuzione del 21% rispetto al primo trimestre 2018, solo parzialmente compensata dall’andamento dell’export di mezzi di trasporto (+4,5%), prodotti alimentari (+5,1%) e soprattutto dalla farmaceutica, che mette a segno un lusinghiero +18%. Cresce nel 2018 anche l’export turistico, ovvero arrivi (+14,9%) e spesa (+8,8%) dei turisti stranieri. Secondo il rapporto, inoltre, il mercato domestico continua a soffrire: restano elevati i divari interni relativi al potere d’acquisto, che si traducono in minori consumi (circa 800 euro pro capite in meno nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro Nord).

I disoccupati sono circa 1,5 milioni, mentre molti di più sono gli inattivi

Il tasso di attività si ferma al 54% e quello di occupazione al 43,4%. Resta particolarmente elevata la disoccupazione giovanile, che raggiunge il tasso record del 51,9%: in pratica, più di un giovane meridionale su due non lavora. L’emergenza lavoro per i giovani, che ha caratterizzato la fotografia del Sud degli ultimi anni, non accenna a ridursi, sebbene solo 1/4 circa delle domande di reddito di cittadinanza presentate facciano riferimento a persone di età inferiore a quarant’anni. Secondo il rapporto, il primo trimestre 2019 è il terzo trimestre di fila a far segnare un andamento negativo, cosicché, gli occupati al Sud tornano sotto la soglia dei 6 milioni, con un calo nella maggior parte delle regioni, tranne Molise, Puglia e Sardegna. La strada per rimettere il Mezzogiorno sul sentiero di crescita duratura di cui ha estremo bisogno, passa da un cambiamento di prospettiva radicale che deve caratterizzare l’azione pubblica, adottando fino in fondo il punto di vista delle imprese nel disegno delle politiche di sviluppo e degli strumenti, nella scelta dei progetti e nella identificazione dei fabbisogni dei territori, a partire da quelli infrastrutturali, in cui i divari restano rilevanti. E’ un cambiamento di prospettiva profondo e di non breve periodo, che deve portare a vedere l’impresa meridionale come un vero pilastro su cui costruire l’intera azione pubblica.

Le reazioni: la ministra per il sud Lezzi

”Per il M5S è prioritario un taglio del cuneo fiscale sia per lavoratori che per le aziende con cui far fare un salto di competitività alle imprese: invece di sacrificare il salario serve alleggerire il cuneo fiscale sopratutto al Sud”. E’ il ministro per il Sud Barbara Lezzi, a ribadire l’intenzione del governo nel corso della presentazione del Rapporto sul Mezzogiorno elaborato da Confindustria e dal centro studio di Intesa Sanpaolo.

Il presidente di Confindustria Boccia

Sul Sud serve una road map, un cronoprogramma condiviso sulle priorità per la crescita, dalle infrastrutture all’occupazione. E’ il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia a ribadire la necessità che gli interventi per il Sud rispettino tempi di attuazione precisi. ”Porsi la questione temporale è essenziale: bisogna uscire da un’idea che una soluzione c’è ma nessuno se ne assume la responsabilità. Il Mezzogiorno non può e non deve diventare una seconda scelta, non c’è anche il Mezzogiorno ma il Sud deve essere trattato alla pari delle altre questioni del Paese”, spiega a margine della presentazione del Rapporto sul Sud. ”Pensiamo ad una road map, ad un cronoprogramma da condividere partendo dalle infrastrutture, dall’occupazione: diamo un tempo entro cui se una amministrazione locale non riesce a realizzare le opere si attiva una cabina nazionale di regia che avochi a sé l’erogazione di fondi e l’attuazione del progetto perché al di là di una certa soglia temporale quel progetto non lo gestisci più”, prosegue.

Il respondabile lavoro del Pd, Giuseppe Provenzano

“L’unica cosa a cui abbiamo assistito è stato un taglio agli investimenti e il depotenziamento di industria 4.0, la scarsa attenzione per i tavoli di crisi al Sud e la costruzione di un meccanismo burocratico inefficace intorno al reddito di cittadinanza, che nella persistente assenza di politiche per l’inclusione attiva e per il lavoro si trasforma in reddito di sudditanza. Le ZES per i porti meridionali attendono ancora la loro attuazione, la clausola di riequilibrio sugli investimenti pubblici, introdotta dal governo Gentiloni, appare poco più che una dichiarazione di intenti” dice Giuseppe Provenzano, responsabile Lavoro del Pd. “Ora il Ministro Lezzi parla di riduzione di tasse sul lavoro e l’impresa. Benvenuta. Se il governo vuol fare sul serio – aggiunge Provenzano – prenda la nostra proposta di riduzione del cuneo fiscale, 15 miliardi per dare una mensilità in più ai redditi medio-bassi. Ad oggi, invece, sul tavolo del governo, c’è solo la proposta di flat tax presentata da Salvini, che rappresenta una redistribuzione alla rovescia anche sul piano territoriale, c’è l’antistorica idea di reintrodurre le gabbie salariali e una richiesta di autonomia differenziata che nell’impianto Lombardo-Veneto sancirebbe la fine dell’unità nazionale. La preoccupazione, conoscendo i rapporti di forza nel governo, è che il governo si prepara a sferrare ulteriori colpi al Mezzogiorno, sotto forma di tagli ai servizi. E invece questo ennesimo grido d’allarme sul Sud avrebbe bisogno di una risposta. Noi abbiamo provato a darla con il Piano per l’Italia: le sue priorità – ambiente, lavoro e istruzione – parlano al paese, ma soprattutto al Sud”.

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