Omicidio Cerciello. La pietas nella camera ardente a Campo de’ Fiori. Polemiche sull’interrogatorio di un indagato e il Pd denuncia lo staff di Salvini per la diffusione di nostizie false

Omicidio Cerciello. La pietas nella camera ardente a Campo de’ Fiori. Polemiche sull’interrogatorio di un indagato e il Pd denuncia lo staff di Salvini per la diffusione di nostizie false

Un momento batte violenta la pioggia sui sampietrini, quello dopo uno scampolo di sole si affaccia a illuminare piazza Monti di Pietà. Pieno centro di Roma, a pochi passi da Campo de’ Fiori. Centro di movida e allegria quand’è sera, ma che in questa domenica pomeriggio accoglie soltanto silenzio e dolore. In tanti sono in fila per salutare Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso con undici coltellate due notti fa da un ragazzo americano nel centrale quartiere Prati. La camera ardente ha appena aperto. Poco più in laà nello stesso edificio, con affaccio su piazza Trinità dei Pellegrini, si trova l’ingresso della stazione dei carabinieri Farnese dove il vicebrigadiere prestava servizio. La moglie e gli altri parenti entrano da lì, tra le lacrime. Nel deposito è parcheggiato il carro funebre che porterà la salma a Somma Vesuviana, paese d’origine del carabiniere, per i funerali di domani. Fuori dalla caserma corone di fiori, biglietti e candele che da giorni parenti, conoscenti, e semplici cittadini stanno portando in omaggio. In fila davanti alla cappella gli amici di Cerciello e molti carabinieri in congedo. I visi sono quelli di chi contempla un grande dolore, mentre nella piazza regna un silenzio quasi assoluto, interrotto ogni tanto dal click degli ombrelli che si riaprono in coro quando la pioggia ricomincia a cadere.

La foto dell’interrogatorio di uno dei due americani, bendato e ammanettato in caserma

A scuotere l’opinione pubblica, domenica mattina, è arrivata la foto di uno dei due accusati – il cui fermo, intanto, è stato convalidato dal Gip dopo la confessione – con una benda sugli occhi e ammanettato. L’Arma dei Carabinieri, a seguito della circolazione della fotografia, ha avviato immediatamente un’inchiesta interna che ha permesso di risalire all’autore del bendaggio, per il quale è stato disposto il trasferimento presso un reparto non operativo. Accertamenti sono ancora in corso per risalire al militare che ha scattato la fotografia. L’autore del bendaggio ha spiegato, a quanto si èappreso dalle stesse fonti, di avere agito così per impedire al sospettato di vedere alcuni filmati relativi alle indagini e che in quel momento erano proiettati su degli schermi al plasma. La benda sugli occhi sarebbe stata tenuta non più di 5 minuti e il militare ha garantito di avere spostato in breve tempo il ragazzo – che era in attesa d’interrogatorio – in un’altra stanza. In ogni caso, la posizione dell’Arma dei Carabinieri resta quella di ferma condanna poiché “nessuna giustificazione può validare un tale episodio”. E su tale episodio si è scatenata la solita litanìa di vero e proprio sciacallaggio sui social della destra. Così, mentre nel centro di Roma, la pietas dei cittadini, dei famigliari, degli amici, si riversava nell’ultimo saluto e nel rispetto umano verso il vicebrigadiere ucciso, altrove si invocavano pratiche sudamericane, pena di morte, torture varie. No, siamo ancora in uno Stato di diritto e bene ha fatto l’Arma dei carabinieri a stigmatizzare l’operato di alcuni, e a denunciare il fatto alla magistratura, che ha aperto un fascicolo. Era il giorno in cui fare silenzio, e invece la propaganda è più forte della pietas, e i protagonisti sono sempre gli stessi, quelli che venerdì mattina avevano lanciato la caccia al magrebino. Qui ed ora non ci faremo cassa di risonanza delle loro ripugnanti affermazioni. Invece, segnaliamo due posizioni condivisibili, sul caso dell’interrogatorio, una dei penalisti e l’altra di Amnesty International.

La Camera penale di Roma: “No al Far West”

La Camera penale di Roma, attraverso il suo presidente Cesare Placanica, interviene sulla polemica scaturita dalla foto di uno dei ragazzi americani portato in caserma bendato e ammanettato, con le braccia dietro la schiena, all’indomani dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. “Con riferimento alla violenza posta in essere nei confronti di un indagato, affidato alla custodia dello Stato – commenta l’avvocato Placanica – abbiamo preso atto dell’apertura immediata di una indagine penale e anche disciplinare. Bene. Ne attenderemo, seguendola con attenzione, l’esito. Non siamo e non diventeremo ora forcaioli. L’indagine, però, valuti anche gli aspetti più inquietanti. Siamo in presenza di un fatto unico? Cosa ci fa una benda in una stazione dei carabinieri?”.

Riccardo Noury, Amnesty: “foto che disturba, preoccupa, atto illegale”

”È inammissibile che una foto del genere sia stata scattata ed è gravissimo che sia stata diffusa. Quell’immagine disturba, preoccupa: è evidentemente un atto illegale tenere una persona legata, bendata durante un interrogatorio”. Così Riccardo Noury, il portavoce di Amnesty international Italia in merito alla foto che ritrae uno dei due americani indagati per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega mentre viene interrogato in caserma davanti a un pc con una benda agli occhi. ”Apprezziamo l’indagine interna avviata immediatamente dall’Arma – prosegue Noury – e ci auguriamo che fornisca tutti i chiarimenti necessari. Voglio rimanere su questo aspetto: stiamo commentando una foto e non c’è altro”, rileva.

Il Pd denuncia un collaboratore di Salvini al Viminale, Daniele Bertani, per la diffusione delle notizie false sui nordafricani

“Tra coloro che hanno diffuso notizie false, tese ad alimentare odio razziale, a seguito dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, c’è anche un componente dello staff del ministro Matteo Salvini al Viminale, pagato con i soldi dei contribuenti, da anni collaboratore del leader della Lega quindi persona di sua diretta fiducia. I suoi messaggi che parlano di nordafricani girano sui social”. Lo dichiara il deputato del Partito democratico Carmelo Miceli, componente della commissione Giustizia della Camera. “Il presidente del Consiglio Conte -avverte- intervenga subito per allontanare il signor Daniele Bertana dal ministero dell’Interno e dica quali iniziative intenda prendere per impedire a Salvini di continuare ad alimentare odio sociale, a maggior ragione da ministro dell’Interno e con le strutture del ministero dell’interno. Con altri colleghi deputati del Pd stiamo depositando un’interrogazione a palazzo Chigi”.

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