Luna. 50 anni fa Armstrong e Aldrin furono i protagonisti del primo sbarco. Ora, tutti vogliono tornarci. E non solo per ragioni scientifiche

Luna. 50 anni fa Armstrong e Aldrin furono i protagonisti del primo sbarco. Ora, tutti vogliono tornarci. E non solo per ragioni scientifiche

Da Talete a Luciano di Samosata, passando da Keplero e Verne, la Luna, il nostro satellite incarna da duemila e più anni l’oggetto astronomico che più di ogni altro ha sollecitato la scienza e l’immaginazione degli astronomi come dei poeti e degli scrittori. E dopo duemila anni, nel 1969, su quel satellite l’uomo c’è andato davvero, per la prima volta ne ha toccato il suolo e ne ha saggiato le capacità gravitazionali. Da allora la Luna non ha più segreti? Non è proprio così. Molte cose si sanno ormai, ma ancora alcune verità sfuggono del nostro satellite. A tal punto, che i viaggi verso la Luna non sono proprio del tutto terminati col programma spaziale Apollo. Quando il 25 maggio del 1961 John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti da pochi mesi, si rivolse al Congresso per un messaggio speciale, il suo Paese veniva da due sconfitte decisive. Il 12 aprile, l’Unione Sovietica aveva inviato il primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin. Una settimana dopo Fidel Castro, alla Baia dei porci, aveva sconfitto le forze americane che tentavano di invadere Cuba. Così, un mese dopo, Kennedy trasferì deliberatamente la guerra fredda nello spazio, con queste parole: “credo che questa nazione dovrà darsi come obiettivo prima della fine del decennio di far atterrare un uomo sulla Luna e di tornare sano e salvo sulla Terra. Nessun altro progetto spaziale in corso in questo decennio sarà più impressionate per l’umanità”. E un anno più tardi, il 12 settembre 1962 alla Rice University di Houston, sede della Nasa, Kennedy confermò quello che sembrava il progetto di u n folle: “abbiamo deciso di andare sulla Luna. E abbiamo deciso di andare sulla Luna nel corso di questo decennio non perché è facile, ma perché è difficle”. Da questo contesto, dunque, nasce il progetto Apollo della Nasa, che nell’arco di pochi anni darà luogo all’allunaggio di una navetta spaziale dalla quale scenderanno gli astronauti (parola del tutto ignota ai vocabolari prima di allora).

“Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”

Quando l’astronauta Neil Armstrong divenne il primo uomo a mettere piede sulla Luna, in Italia erano le 22 e 17 di domenica 20 luglio 1969. Il sogno dell’uomo di arrivare sul satellite che ruota intorno alla Terra è finalmente diventato realtà. Forse solo la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo 477 anni prima è paragonabile per importanza nell’ambito delle scoperte e delle esplorazioni. Alle allora ignote rotte oceaniche sfidate dal navigatore genovese, si è passati alle ignote rotte spaziali della missione Nasa Apollo 11. Un’impresa che ha segnato la definitiva vittoria degli Stati Uniti sull’Unione Sovietica in quella che è passata alla storia come ‘la corsa verso lo spazio’ in piena Guerra Fredda. Quando Armstrong con voce gracchiante alla radio annuncia che “l’aquila è atterrata” al Kennedy Space Center di Houston, la sala di controllo della missione, esplode la gioia di tutti gli addetti, in un tripudio di abbracci e bandiera a stelle e strisce. Commozione nei volti delle mogli dei tre astronauti, che vivranno però nell’ansia fino al loro rientro sulla Terra.

La missione Apollo 11 partì dal Kennedy Space Center (fu proprio JFK a decidere forti investimenti nella conquista dello Spazio) il 16 luglio 1969 per entrare dopo 4 giorni di navigazione all’interno dell’orbita lunare. La fase di discesa avvenne nella zona del Mare della Tranquillità, con la massima cautela perchè anche il minimo errore avrebbe segnato per sempre il destino di Armstrong e Aldrin, il tutto coordinato da Collins a bordo del modulo di comando Columbia. Solo dopo diverse ore, dopo essersi nutriti, i due astronauti americani effettuarono la prima storica ‘passeggiata lunare’. Immagini che fecero immediatamente il giro del mondo. Il primo a scendere dalla navicella fu Armstrong, seguito poco dopo dal compagno di avventura Aldrin. Durante la loro missione i due astronauti si limitarono a raccogliere materiale dalla superficie della Luna e a piazzare un sismografo sul suolo. Il tutto durò 2 ore e 31 minuti. Alle 19 e 24 del 21 luglio (ora italiana), il modulo Eagle lasciò per sempre la Luna riportando i due astronauti americani a bordo del Columbia, per fare poi ritorno sulla Terra. Alle 18:50 (ora italiana) del giorno successivo il ritorno a casa degli eroi, accolti dall’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. In totale la missione più famosa della storia durò circa 8 giorni e 3 ore. Poco più di una settimana che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità…

A distanza di mezzo secolo tutti vogliono tornarci

Ancora una volta sono contrapposte due super potenze ma la Cina ha scalzato l’Unione Sovietica come principale competitor degli Stati Uniti nella nuova epopea spaziale. Solo nel 2019 Pechino ha stanziato 5,8 miliardi di dollari per l’esplorazione spaziale, secondo le stime di Euroconsult. Alla vigilia del cinquantesimo anniversario dell’impresa dell’Apollo 11, la sonda cinese Change-4 ha effettuato un atterraggio morbido sul lato più lontano della Luna, la cosiddetta faccia oscura, quella parte del satellite che non sarà mai visibile dalla Terra: un’impresa mai tentata prima. Lo stesso amministratore della Nasa, Jim Bridenstine, l’ha definito un risultato “impressionante e una prima volta per l’umanità” ed ha annunciato, poche settimane dopo, la missione Artemis. “La prima volta che l’umanità è andata sulla Luna lo ha fatto con il nome Apollo. Quel programma ha cambiato per sempre la storia, ma Apollo aveva una sorella gemella, Artemis, la dea della Luna. Penso che sia molto bello che a 50 anni di distanza dalla missione Apollo, il programma Artemis porterà il prossimo uomo e la prima donna sulla Luna nel 2024”, ha dichiarato, marcando la sfida con Pechino. “Vorrei proprio essere io quella donna. Sarebbe un altro sogno che si realizza. Un sogno nel sogno”, ha detto l’astronauta della Nasa Jessica Meir, attualmente in training al Johnson Space Center di Houston in vista della partenza a settembre alla volta della Stazione spaziale internazionale (Iss), quando effettuerà il suo primo lancio in orbita raggiungendo Luca Parmitano che dalle 18:26 di sabato sarà di nuovo nello spazio per la missione di 6 mesi ‘Beyond’. Anche l’astronauta italiano sogna la Luna, “perché i sogni sono indispensabili per rafforzare le motivazioni”, ha spiegato, “magari con il ‘villaggio’ allo studio dell’Agenzia spaziale europea (Esa) mentre Marte, in attesa che scatti la tecnologia per i propulsori, è molto difficile per chi è della mia generazione”. Altri Paesi puntano alla Luna, compresi Israele, Giappone e India, quest’ultima con la sonda Chandrayaan-2, per portare una lander e un rover sulla superficie, poco distante dal polo sud: la partenza prevista per il 15 luglio scorso è stata però rimandata. E non mancano i privati, dal Ceo di Amazon Jeff Bezos all’amministratore delegato di Space X, Elon Musk. Trampolino per le missioni lunari, la stazione Gateway ovvero l’omologo dell’Iss previsto dalla Nasa, in cantiere dal prossimo anno, che dovrebbe orbitare intorno al satellite e al quale Europa (Italia compresa), Canada, Giappone e Russia dovrebbero contribuire in modo importante. Insomma, è possibile che celebreremo il 60esimo anniversario del primo allunaggio, bevendo champagne da qualche parte, là, su quel satellite che accompagna le nostre vite sulla Terra, e che non finisce mai di stupirci.

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