Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. L’intervento integrale in audizione in Parlamento. Smontato pezzo per pezzo il decreto sicurezza bis

Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. L’intervento integrale in audizione in Parlamento. Smontato pezzo per pezzo il decreto sicurezza bis

Il Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia Cgil ringrazia i Presidenti ed i componenti delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia per l’invito ricevuto. Il provvedimento in esame, conosciuto alle cronache come “decreto sicurezzabis”, si pone in continuità con il precedente D.L. 132/2018, cd. “decreto Salvini”, già portato all’attenzione della Corte Costituzionale con esiti interlocutori.

L’audizione è sempre una gradita occasione di partecipazione democratica e una preziosa opportunità di poter offrire un contributo al legislatore ma, nella circostanza, potrebbe risultare purtroppo parzialmente tardiva in quanto il solco, il cui orientamento appare alquanto discutibile, risulta già tracciato dal primo decreto legge. Con amarezza assistiamo a una falsa quanto sfuggente rappresentazione della realtà in cui, invocando motivazioni di necessità e urgenza inesistenti, al Parlamento viene impedito di affrontare tematiche delicate attraverso la dialettica democratica del procedimento legislativo. Invero, scelte di politica giudiziaria o securitaria, che incidono pesantemente sui diritti di libertà, vengono assunte a colpi di fiducia e a volte anche con la tecnica del cd. maxi-emendamento, ovvero quasi al buio. Non intendiamo entrare nel merito delle questioni di costituzionalità o di rispetto del diritto internazionale, che lasciamo a ben più insigni e qualificati esegeti. Per fermarsi a un livello di immediatezza, le tematiche trattate, in continuità con il provvedimento capofila, sono l’immigrazione, la sicurezza e la violenza in occasione di manifestazioni sportive.

Senza voler procedere a un completo e puntuale esame del testo si evidenziano alcuni passaggi emblematici della filosofia che lo ispira:

l’art.2 inserisce nell’articolo 12 T.U. sull’immigrazione (d.lgs. n.286/98), dedicato al contrasto dell’immigrazione clandestina, una specifica disposizione “contra naves”, attraverso la creazione di una mirata fattispecie, sanzionata  amministrativamente, in caso di violazione del divieto d’ingresso nelle acque territoriali che comporta il pagamento di una somma di denaro (da 10.000 a 50.000 euro) e prevede in caso di recidiva il sequestro cautelare e la confisca amministrativa. Oltre a onerare le Prefetture-UTG, al cui vertice è attribuita la potestà sanzionatoria in materia e con specifiche limitazioni in peius nella valutazione della reiterazione, di ulteriori compiti con lo scontato e gravoso contenzioso che ne deriverà; è evidente l’intento di non sottoporre al preventivo vaglio della magistratura, potere indipendente in uno stato di diritto, atti ablatori di rilevante portata ed aventi riflessi di natura internazionale e, a cascata, ripercussioni diplomatiche;
l’art.4 introduce lo strumento investigativo delle operazioni sotto copertura per le attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con le criticità, già evidenziate in occasione di altro testo altisonante, espressione del diritto penale emergenziale, lo “Spazza corrotti” ( legge n. 3/2019), con rischio di snaturamento dell’operatore di polizia in agente provocatore, comportante l’eventualità di incorrere in condotte penalmente rilevanti in danno del medesimo operatore;
l’art.6 lett.b), in analogia a quanto già fatto altrove con il DASPO in ambito urbano, estende un’altra fattispecie di matrice calcistica, relativa al lancio e all’utilizzo di razzi, petardi fuochi artificiali, fumogeni etc, alle pubbliche manifestazioni;
l’art. 7 interviene sul codice penale, con un inasprimento delle pene per i reati di resistenza, violenza, minaccia a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, devastazione e saccheggio, danneggiamento qualora commessi in occasione di pubbliche manifestazioni;
l’art.13 con le lett. c) e d) introduce la possibilità di comminare il DASPO al di fuori delle manifestazioni sportive ai soggetti di cui all’art.4 del Codice antimafia D.Lgs. 06/09/2011, n. 159 che, tra le varie ipotesi, attraverso il richiamo al novellato art.51 del cp.p.,, trova applicazione a chi procura il solo ingresso illegale dello straniero.

Tutte queste costruzioni giuridiche afflittive hanno come presupposto l’insicurezza, percepita e veicolata, in gran parte, da campagne propagandistiche che instillano le paure, mentre tutte le rilevazioni e i dati oggettivi indicano i vari fenomeni criminali in diminuzione o comunque, non rispondenti all’allarme sociale suscitato. Si percepisce, ben dissimulato, il rifiuto del dibattito egualitario come momento di confronto, capacità di ascolto e rispetto delle opinioni altrui, specie se diverse da quelle di chi è in quel momento al governo. Viene registrato un aumento delle fattispecie penali e l’aggravamento delle pene, che contrastano con il principio che il ricorso alla sanzione penale, che oltre ad essere adeguata e proporzionata al caso concreto, deve costituire l’estrema ratio e comunque risultano in controtendenza con la ricerca del diritto penale minimo. Il proliferare di nuovi istituti sanzionatori e la dilatazione smisurata di quelli esistenti, comporta un indubbio aggravio di adempimenti per le Forze di Polizia, notoriamente gravate da carenze di organici che si sommano alla problematica dell’età anagrafica avanzata, oltre alle esigenze di formazione e aggiornamento sulle modifiche normative, che richiedono programmazione degli interventi didattici, programmazione al momento sconosciuta riguardo a tutte le tematiche toccate nell’ultimo anno, nonché ad investimenti miranti ad una elevazione degli standard di professionalità. Anche le autorità amministrative, specie il Prefetto, vengono fatte carico di altre responsabilità e procedimenti ulteriori, di cui spesso le implicazioni fuoriescono dall’ambito territoriale di competenza.

L’incremento dell’attività sul fronte repressivo e l’inasprimento delle pene, inevitabilmente si abbatterà sul “Pianeta Giustizia”, già gravato da un ingente numero di procedimenti e processi pendenti, che cresceranno per l’effetto domino dell’aumento delle pene e del blocco della prescrizione, nonchè a seguire, sul mondo carcerario, ove sono ben note le carenze di spazi e le difficoltà vissute dai magistrati di sorveglianza e dagli operatori penitenziari. L’eventuale adozione di eventuali misure alternative al regime carcerario sposterebbe l’onere sulle Forze di Polizia e sui Servizi Sociali. Peraltro, buona parte degli interventi risulta attuato a costo zero, in quanto le risorse finanziarie sono quelle disponibili a legislazione vigente, attraverso variazioni di bilancio e/o riduzioni di fondi già previsti, che quindi incideranno su altre azioni (Federalismo, Cooperazione internazionale, etc.). Si assiste a una escalation della criminalizzazione delle condotte che è iniziata dall’immigrazione, dalle frontiere, ed è giunta alle riunioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero nelle piazze cuore del paese e luoghi dove i cittadini esprimono opinioni. La ricerca del consenso da una parte carica sulle spalle delle Forze di Polizia l’aspettativa dei risultati promessi con la propaganda, mentre dall’altra, specie durante le occasioni di protesta, inasprisce la contrapposizione tra i cittadini dissenzienti, che vengono etichettati come nemici, e chi è deputato a far rispettare la legalità quindi a contemperare la difesa dei diritti di tutti, viene visto, a sua volta, come il nemico dei nemici.

Questo peggiorato clima di relazioni sociali, che vede nella sola repressione di condotte ritenute devianti o comunque difformi ed in contrasto con il pensiero e i desiderata di chi governa, rischia di portare alla strumentalizzazione delle FF.PP., viste come braccio armato e violento dell’esecutivo del momento, quasi a voler far tornare indietro di quarant’anni la storia. Il SILP, che si riconosce nel processo di cambiamento ed evoluzione della Polizia di Stato, avviato con la riforma attuata con la L.121/81, che ha portato alla smilitarizzazione, si oppone a questo snaturamento della funzione democratica di tutela di tutte le persone e della civile convivenza, bene supremo per uno Stato ed il suo popolo nella più ampia accezione.

Share