Addio a Ugo Gregoretti, grande intellettuale comunista, uomo di cinema e teatro, acuto e ironico osservatore del costume italiano

Addio a Ugo Gregoretti, grande intellettuale comunista, uomo di cinema e teatro, acuto e ironico osservatore del costume italiano

Regista, attore, giornalista, drammaturgo: si è spento oggi nella sua casa di Roma, Ugo Gregoretti, acuto e ironico osservatore e narratore del costume italiano. Era nato a Roma, nel 1930. Entrato in Rai nel 1953, esordiva in tv nel 1960 con il documentario “La Sicilia del Gattopardo” che gli valse il Prix Italia, da allora una serie di lavori e inchieste televisive come la serie “Romanzo popolare italiano” di metà anni 70. Aveva anche realizzato importanti e indimenticati sceneggiati per la tv, uno fra tutti: Il Circolo Pickwick. E’ del 2006 la sua autobiografia Finale aperto, riedita nel 2012 con il titolo La storia sono io (con finale aperto). Da attore, Gregoretti aveva recitato, fra gli altri, in pellicole come Amore mio aiutami e Il comune senso del pudore di Alberto Sordi, La fine del gioco di Gianni Amelio, C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. Ma anche film con Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard e Pier Paolo Pasolini, Claude Chabrol, Jean Luc Godard, Roman Polanski. Per quattro anni è stato alla guida del Teatro Stabile di Torino e per dieci della rassegna teatrale Benevento città spettacolo. Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito e Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, Gregoretti aveva vinto anche il premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi e il Nastro d’argento alla carriera.

Militante del Partito comunista italiano, Ugo Gregoretti seppe mantenere uno sguardo all’apparenza distaccato e ironico quando si è trattato di raccontare le vicende interne del Pci. Lo testimonia il documentario “Comunisti quotidiani” (1980). In un’ora e 20 minuti racconta, per la serie di film “Un autore, una città”, la vita di due sezioni romane del Pci, una del centro storico e l’altra in periferia, a Cinecittà. Quello che viene fuori è un quadro dell’attività politica non “ufficiale”: al mercato, al consultorio, al lavoro, in famiglia. I problemi drammatici della società italiana, la vita difficile di una grande città come Roma si presentano non come slogan elencati e visualizzati, ma come parole e azioni di uomini e donne che ne affrontano le conseguenze giorno per giorno dal di dentro, senza retorica e a volte con ironia. Un’ironia che si rivolge anche contro le proprie contraddizioni ed errori, spesso dimostrando quanto la crisi italiana si rifletta anche dentro il Partito comunista, creando momenti di conflitto tra giovani e anziani, tra uomini e donne, ad esempio. Allo stesso tempo, il film racconta la possibilità e le strade per uscirne, attraverso l’impegno a superare i problemi e tensioni in positivo, affrontandoli apertamente e cercando insieme una soluzione. Attraverso le storie del film si delinea un ritratto di Roma amministrata dalle sinistre, con i piccoli e grandi passi in avanti compiuti e con i molti problemi ancora da affrontare e risolvere.

La camera ardente di Ugo Gregoretti sarà allestita sabato 6 luglio, alla Casa del cinema dalle 10 alle 13. I funerali saranno celebrati nel pomeriggio, alle 18, nella Chiesa degli artisti di Piazza del Popolo a Roma.

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