Roberto Bertoni. Il Cinema America e noi

Roberto Bertoni. Il Cinema America e noi
Questa storia del Cinema America, della sua battaglia culturale e antifascista e del suo organizzare manifestazioni bellissime come la rassegna cinematografica che anima le estati trasteverine nella cornice di piazza San Cosimato parla del nostro presente e del nostro futuro. Ci parla del riemergente fascismo, in seguito all’aggressione subita domenica scorsa, ad opera di una vera e propria squadraccia, da quattro giovani rei di indossare una maglietta bordeaux della medesima assciazione, e guai a sottovalutare il fenomeno perché ormai si è insinuato nella società e sarà durissima rimuoverlo. E ci parla di Roma, della sua fragilità, del suo essere una città stanca, sfinita, apatica, in preda al disincanto e alla disperazione, incapace di reagire benché scossa da mille episodi negativi. Eppure non tutto è perduto, non tutto è dolore, in quanto questi ragazzi ci sono, ci credono e, subito dopo l’aggressione patita da quattro loro compagni, sono tornati in piazza, ad animare il quartiere e a coinvolgere i cittadini in un altra visione del mondo e in un’idea radicalmente alternativa dello stare insieme. Una festa popolare e una battaglia politica, dunque, con tanto di coinvolgimento di un divo come Jeremy Irons, ben lieto di partecipare a questa lotta e di esporsi personalmente in favore di un mondo da tempo sottoposto ad attacchi verbali che costituiscono di per sé una forma di squadrismo e ora sottoposto a un assalto fisico che non dà adito a dubbi circa la natura del fenomeno.
Non sono soli, tuttavia. Anche in questa stagione oscura esiste ancora una cittadinanza attiva e desiderosa di buona politica, partecipazione e impegno civico pronta a mobilitarsi in loro sostegno e a sostegno di se stessa. Perché, in fondo, cos’è la condivisione di un movimento collettivo se non una straordinaria rivendicazione corale di un qualcosa che oggi si è perduto? Cos’è questo desiderio di solidarietà e fratellanza se non la dimostrazione plastica che un’altra Roma e un’altra Italia sono ancora possibilii e che non è detto che le squadracce abbiano già compiuto la loro marcia su quel che resta della nostra democrazia?
Bisognerà tenere duro, non sottovalutare i segnali allarmanti che provengono da più parti, non rassegnarsi nei momenti difficili e continuare a battersi insieme e ad amare il prossimo come se stessi, ma una cosa è certa: di fronte alla reazione di una comunità in cammino, unita, festosa e, soprattutto, giovane e vitale, ecco che il fascismo, per la prima volta dopo mesi, ci è apparso nuovamente, e per fortuna, fragile, miserevole, vecchio, arido, insignificante, squallido e destinato inesorabilmente alla sconfitta. L’importante, adesso, è non consentirgli di rialzare la testa e assicurare alla giustizia gli autori di quel vergognoso pestaggio ai danni di ragazzi che incarnavano, con il proprio stesso abbigliamento, lo spirito della Costituzione.
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