Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Penso che ci sia bisogno di ricostruire una presenza socialdemocratica, laica, socialista. Cioè una sinistra nuova”

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Penso che ci sia bisogno di ricostruire una presenza socialdemocratica, laica, socialista. Cioè una sinistra nuova”

Verso i sindacati il governo sembra piuttosto ondivago. Alle aperture si susseguono chiusure e viceversa. Come interpreta questo atteggiamento?

In effetti si assiste a un comportamento zigzagante. Lei pensi che giorni fa, alla presentazione di un libro, il viceministro dell’economia, Massimo Garavaglia, ha detto che la Lega ritiene importante il dialogo, il confronto. I 5 Stelle invece, sul salario minimo non vogliono sentire ragioni nonostante l’intero mondo produttivo, sindacati compresi, si siano espressi contro. Poi la Lega non condivide la posizione assunta dai 5 Stelle sulla vicenda ArcelorMittal di Taranto. Infine, il colpo di scena con Salvini che convoca i sindacati. Penso che un quadro così incerto sia causato soprattutto dal fatto che il Movimento 5 Stelle versa in uno stato confusionale. Sulle questioni di merito non hanno una linea coerente. Salvo poi scadere nell’ipocrisia come nel caso delle Olimpiadi Invernali del 2026, assegnate all’Italia, e per le quali ieri erano nettamente contrari, mentre oggi si attribuiscono i meriti. Peraltro, anche sull’ex Ilva di Taranto hanno cambiato posizione nel corso del tempo. Insomma, sembra che i grillini non sappiano ciò che vogliono, però lo vogliono. È evidente che all’interno dei 5 Stelle confliggono linee diverse. Sulle varie questioni Fico la pensa in un modo, Di Maio in un altro e Di Battista in un altro ancora. Mi pare però che siano linee politiche embrionali e comunque a emergere è soprattutto la personalità dei vari leader. Se dovessi sintetizzare cosa penso del Movimento 5 Stelle direi che è uno stato d’animo. Uno stato d’animo che ha le sue ragioni, ma non possiede capacità di governo. Guardi la vicenda dell’Alitalia: la soluzione sembra sempre dietro l’angolo e poi viene sistematicamente rinviata.

Qual è la sua opinione sulla vicenda Sea Watch 3?

Ci deve essere una politica comune sull’emigrazione. Che è una realtà e non si può affrontare in questa maniera. Purtroppo l’Europa sta dando uno spettacolo incredibile mentre a livello continentale dobbiamo affrontare il problema della caduta demografica. In Italia c’è ancora la legge Bossi-Fini che crea un mare di problemi, per primo il fatto che impedisce di entrare nel nostro paese come lavoratori favorendo così la clandestinità. Le migrazioni non si possono risolvere erigendo muri. È necessario creare delle vie d’uscita coinvolgendo tutti gli attori interessati. Tra l’altro è un problema che se non sarà affrontato in termini diversi dagli attuali produrrà danni non solo all’Italia, ma anche agli altri paesi dell’Unione. E questa miopia rivela un segno di impotenza. Dimostrato dal fatto che la Libia è fuori controllo, le ONG agiscono per conto loro e l’Europa non ha una linea comune. In queste situazioni chi è più prepotente finisce per avere ragione.

È ritornata la politica dei dazi. Ma non si parlava di globalizzazione?

La guerra dei dazi è pericolosa perché può portare a sbocchi militari. Sono molto allarmato, mi sembra che si stia scherzando col fuoco. È una situazione critica anche per l’Europa e purtroppo grandi organizzazioni come l’Onu non riescono a esercitare una funzione concreta. Sono preoccupato per la mancanza di una visione internazionale dei problemi. Ognuno pensa per sé: America first, Italia first e così via. Ma c’è una complicazione: siccome la globalizzazione è irreversibile, paesi come l’Italia con i suoi sessanta milioni di abitanti, di cui fra dieci anni il 30% over sessantacinque, difficilmente possono competere sull’arena internazionale se non saranno lungimiranti. Quello che impressiona è che nelle guerre commerciali in corso l’Europa non ha alcuna voce in capitolo. È diventata un nano politico. Penso che sia un gran guaio il fatto che l’Italia abbia perso un ruolo autorevole a Bruxelles. In questa perdita purtroppo una responsabilità l’ha avuta quell’area della sinistra di governo che si è innamorata della globalizzazione e della finanziarizzazione. Caduto il Muro di Berlino si pensava che non ci si sarebbe dovuti più preoccupare per la tenuta della democrazia o per gli spazi di libertà perché il mercato avrebbe regolato tutto. Così non è stato, come è del tutto evidente. Penso che ci sia bisogno di ricostruire una presenza socialdemocratica, laica, socialista. Cioè una sinistra nuova.

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