Nuccio Iovene. Smentito chi aveva puntato su una rapida crisi del governo e della maggioranza. Per ora…

Nuccio Iovene. Smentito chi aveva puntato su una rapida crisi del governo e della maggioranza. Per ora…

Coloro i quali avevano puntato tutto su una rapida ed improvvisa crisi nella maggioranza e nel governo gialloverde per il momento devono portare pazienza. Tutto continua seguendo il copione che avevamo visto prima delle ultime elezioni: Di Maio e i 5 Stelle in difficoltà si barcamenano, anche se si cominciano a vedere le prime crepe in quello che sembrava all’apparenza un monolite sotto la vigile guida di Grillo e Casaleggio, e intanto Salvini detta ancora l’agenda politica cavalcando e alimentando, con la spregiudicatezza che lo contraddistingue, gli umori peggiori del Paese. In questi giorni la sua ossessione, tanto per cambiare, sono i 40 immigrati salvati in mare dalla Sea Watch, nave di una ONG tedesca battente bandiera olandese, e presi in ostaggio, impedendo loro di sbarcare, dal ministro dell’interno a dimostrazione della sua determinazione: non contro trafficanti di esseri umani e scafisti, che infatti continuano indisturbati ad operare, ma contro le loro vittime e chi prova a soccorrerle. Un capovolgimento sistematico della realtà che rasenta il delirio quando addirittura, via social, paventa l’arresto per i parlamentari che, nell’esercizio delle loro funzioni costituzionali, si sono recati a bordo della nave per valutare le condizioni dei migranti e vigilare su quanto accade.

E il centro sinistra? Non anima le  piazze delle mobilitazioni contro le politiche di Salvini e del governo, lasciate all’iniziativa generosa dell’associazionismo laico e cattolico, impegnato in prima fila nell’azione di solidarietà ed accoglienza. Non lo incalza con tutti gli strumenti politico-istituzionali che ha a disposizione e addirittura, complice il caldo torrido, si presenta a ranghi ridotti anche in Parlamento. Come se non bastassero già Renzi e la Boschi a far finta che Salvini non esista e maramaldeggiare esclusivamente contro i 5 stelle in difficoltà, Calenda a prendersela con D’Alema, a dare la linea e richiamare all’ordine il Pd interviene in queste ore anche Casini il quale dopo essersi chiesto“se la nuova linea del Pd si materializza in due fatti emblematici: la contestazione delle politiche adottate da Minniti come ministro dell’Interno sull’immigrazione e il simbolico imbarco sulla Sea Watch al seguito di Fratoianni”, dichiara che se è così lui non è per niente d’accordo. Sembrerebbero semplici note di colore ed invece mettono in luce, a mio avviso, il vero cuore del problema, quello che ha portato al disastro attuale e ancora oggi impedisce al centro sinistra di individuare una via d’uscita. L’assenza e l’indeterminatezza di una linea sulle questioni fondamentali, l’avere scimmiottato la destra legittimandone le posizioni senza sottrarle consensi, anzi spianandole la strada, aver lasciato che il Pd fosse terreno per incursioni e scorribande di un ceto politico ambiguo e tutt’altro che radicato a sinistra.

Se si analizzasse lo stato di quel partito a livello locale si scoprirebbe che la situazione è più grave e compromessa di quanto emerge dal racconto fatto dall’informazione giornalistica e televisiva, innanzitutto perché relegata alle cronache locali. Nei giorni scorsi ho avuto modo di seguire più da vicino le vicende politiche della Calabria e della Sicilia. In Calabria si voterà, al più tardi all’inizio del prossimo anno, per il rinnovo del Consiglio Regionale. L’attuale sindaco di Pizzo Calabro, Gianluca Callipo, renziano della prima ora e candidato alle ultime primarie del Pd per le precedenti regionali si è schierato nei giorni scorsi con il candidato del centro destra, e sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. Anche due consiglieri regionali attualmente in carica del Pd, uno dei quali candidato e non eletto anche alle ultime politiche sempre con il Pd, hanno deciso di passare senza battere ciglio al centrodestra. Analogo percorso in Sicilia ha annunciato la figlia dell’ex ministro Cardinale: da esponente di punta del Pd regionale al centrodestra, senza passare dal via, come si diceva al gioco del monopoli. Quanti episodi di questo genere si possono raccontare dalla Valle D’Aosta alla Sicilia, dal Veneto alla Puglia? Gianni Cuperlo, tardivamente, nei giorni scorsi partecipando all’assemblea dell’area di Maurizio Martina lo ha sfidato a “ribaltare tutto” nel Pd. E Martina ha dichiarato di voler raccogliere l’invito. Meglio tardi che mai. Sarebbe bene che ne cominciassero a parlare con Zingaretti intanto.

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