Il governo vacilla, sotto i colpi e le pressioni dell’Unione europea a cambiare linea economica. Conte contro Salvini; Salvini contro Di Maio; Di Maio? Impallato. E Tria? Non pervenuto

Il governo vacilla, sotto i colpi e le pressioni dell’Unione europea a cambiare linea economica. Conte contro Salvini; Salvini contro Di Maio; Di Maio? Impallato. E Tria? Non pervenuto

Il governo traballa ancora sotto la scure dell’Ue sui conti. In attesa che il negoziato con Bruxelles entri nel vivo Matteo Salvini torna a vestire i panni del “duro” e lancia un vero e proprio aut aut al suo alleato e al premier Giuseppe Conte. “La manovra economica ci sarà, il governo ci sarà se scommette sulla scelta di tagliare le tasse”, avverte, confermando la sua priorità dell’estate: la Flat tax. E’ una priorità che, tuttavia, già nel corso dei vertici di governo dei giorni scorsi continua a trovare la cautela del capo del governo e del ministro del Tesoro Giovanni Tria. Tanto che da Malta, Conte, a modo suo, frena Salvini: “il taglio delle tasse è un obiettivo comune e faremo di tutto per perseguirlo. Ovviamente tenendo i conti in ordine”, è il concetto sottolineato dal premier in maniera vellutata ma altrettanto netta. E così, a fine giornata, si torna al nodo di partenza: mettere in campo una flat tax in deficit – eventualità che Salvini in realtà non paventa a microfoni aperti – trova il “niet” di Tria e Conte, ovvero di quell’asse nel governo che, pur tenendo il punto con l’Europa, professa prudenza e dialogo, sotto l’ombrello del Quirinale.

Ed è su questo punto che il governo, nei prossimi giorni, rischia di vacillare, sebbene anche oggi, al Consiglio federale di via Bellerio, Salvini ribadisca che l’esecutivo giallo-verde “va avanti”. E’ difficile, tuttavia, che lo stesso Salvini si pieghi al rigore professato dall’Europa. Dopo il dossier migranti il leader della Lega vuole capitalizzare il suo consenso con la riduzione delle tasse. Di tutto ciò il M5S ne è consapevole, così come è chiaro, ai vertici pentastellati, che il margine di manovra alla luce della sconfitta alle Europee sia strettissimo. E allora Di Maio prova a far uscire allo scoperto l’alleato. “Se si guarda al responso delle europee in ogni caso la prossima manovra toccherà alla Lega, è una loro responsabilità innanzitutto, oltre che del governo. Se vinci le europee è giusto che tu ti assuma qualche responsabilità”, sottolinea. Nel Movimento, inoltre, cresce l’irritazione per i continui attacchi di Salvini ai ministri pentastellati. Oggi, ad esempio, il leader leghista attacca su Ilva e Alitalia – entrambi dossier del Mise – imputa al dicastero dell’Ambiente, guidato da Sergio Costa, il rischio di ritardi nella demolizione del Ponte Morandi. E, non a caso, all’Huffington Post, Di Maio ribadisce un concetto: “se la Lega vuole un rimpasto ce lo chieda, non ci giri intorno”. Anche perché il M5S, in partenza contrario a ritoccare la squadra dei ministri, spinto dalla Lega sarebbe in qualche modo costretto a sedersi al tavolo per cedere, chissà, anche un ministero. Di rimpasto se ne parlerà solo prossimamente.

E’ il negoziato con l’Ue l’emergenza del momento. Conte, in queste ore, sta limando la lettera che invierà a Bruxelles per illustrare le ragioni “politiche” di un’Italia sotto accusa. E sarà il Consiglio europeo del 20 giugno il teatro del confronto forse decisivo per Conte, che potrebbe recarsi in Belgio con le cifre per la riduzione del deficit sostenute dall’Italia. Una manovra correttiva non è prevista. Una variazione delle tabelle, nel senso voluto dall’Ue, potrebbe registrarsi in occasione dell’assestamento di bilancio, che il governo approva tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. E’ qui che Tria potrebbe mettere nero su bianco le maggiori entrate registrate con l’Iva e i risparmi derivati da reddito di cittadinanza e quota 100. Con un’incognita: la Lega e, di rimando il M5S, non sembrano intenzionate a girare quei risparmi nella riduzione del deficit ma in nuove misure bandiera, proprio come la Flat tax.

Incassato l’appoggio dell’Eurogruppo ieri e dell’Ecofin oggi, la Commissione europea aumenta la pressione sull’Italia per ottenere nuove “cifre, fatti, e se necessario misure”, come ha detto il commissario Pierre Moscovici, che possano permettere di evitare l’avvio della procedura per deficit eccessivo a causa della violazione della regina del debito. Entro quando? Il ministro francese dell’Economia e Finanza, Bruno Le Maire, ha avvertito che il governo italiano ha “pochi giorni”, chiarendo poi che il termine è l’inizio di luglio, ma a quanto si apprende, gli “elementi aggiuntivi” (perché quanto promesso dal ministro Tria non sarebbe sufficiente) sarebbero attesi dalla Commissione anche prima, entro una settimana, e dovrebbero comprendere anche misure come il congelamento delle spese, e misure e dato che dovrebbero riguardare non solo il 2019, ma anche il 2020. La Commissione, evidentemente, vuole essere in grado di decidere già se emettere il proprio parere favorevole all’avvio della procedura contro l’Italia durante la sua riunione di mercoledì 26 giugno, a Bruxelles, o al più tardi in quella del 2 luglio a Strasburgo. In questi modo, l’Esecutivo Ue potrà eventualmente presentare alle successive riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin dell’8 e 9 luglio, dopo aver ricevuto le osservazioni italiane, la proposta di avvio della procedura e le raccomandazioni sul percorso scadenzato di riduzione del deficit e del debito negli anni successivi.

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