Conte, la lettera a Bruxelles? “Boh, se arriva un giorno prima o dopo cambia niente”. Si autoelogia, ma il debito pubblico sale. Salvini e Di Maio tengono le distanze. L’intellettuale Bagnai? Boh! I sondaggi di Diamanti? Boh!

Conte, la lettera a Bruxelles? “Boh, se arriva un giorno prima o dopo cambia niente”. Si autoelogia, ma il debito pubblico sale. Salvini e Di Maio tengono le distanze. L’intellettuale Bagnai? Boh! I sondaggi di Diamanti? Boh!

Il presidente  del Consiglio Giuseppe Conte non cessa di sorprenderti. Anzi, sembra proprio che sia una specialità quella di dire e fare cose che se ci pensasse bene terrebbe ben sigillate nei cassetti. Farebbe migliore figura non solo in Italia ma anche all’estero, diciamo Bruxelles in particolare ma anche in altri paesi dove pensa si possano fare affari, tipo la Cina. Mentre ogni giorno che passa dalla Commissione Ue arrivano segnali, a dir poco di impazienza visto che il governo tarda a dare risposte a proposito della procedura di infrazione per debito eccessivo, lui, il premier,  fa sapere che l’importanza della lettera sono i “contenuti”. Non si capisce bene cosa volesse dire, ma Conte è fatto così, difficilmente comprensibile. Mostra la faccia dura con i suoi vicepremier, Salvini e  Di Maio. Il premier sono io. Voglio piena fiducia, altrimenti me ne vado. La lettera – avverte – la scrivo io, Tria al massimo mi darà una mano. Parlando con i giornalisti a proposito della lettera sembra cadere dalle nuvole. Riportiamo quanto scrivono le agenzie di stampa.  Conte dà chiari segni di insofferenza di fronte alle domande dei giornalisti.

Sulla lettera dice “che c’è tanta ansia, nel dibattito pubblico, tanta agitazione. In realtà questa è una lettera che conterrà un messaggio politico per la nuova legislatura europea, quindi che arrivi un giorno prima o un giorno dopo non  cambierà molto”. Annuncia che con  Matteo Salvini e Luigi Di Maio si vedranno nel primo momento utile per un nuovo vertice sulla lettera di risposta alla Commissione europea, che propone la procedura di infrazione all’Italia per debito eccessivo. Secondo fonti di Palazzo Chigi, un vertice potrebbe tenersi già mercoledì. Si stanno verificando gli impegni di presidente del Consiglio e dei vice premier per ‘incastrare’ l’incontro.

Il premier si fa prendere dall’entusiasmo. Parla di “albori” di una nuova legislatura

Non basta, Conte si fa prendere dall’entusiasmo facendo finta di non aver capito che  la Commissione Ue attende la lettera nei prossimi giorni, viste le riunioni previste, a partire dall’Ecofin. Si fa prendere dall’’entusiasmo, ripetiamo, e ne dice una delle sue: “Il messaggio e il contributo critico che l’Italia vuole apportare coinvolgerà tutti gli altri Paesi, tutti i leader. Siamo agli albori di una nuova legislatura, è  un passaggio critico per la nuova legislatura chi non se ne rende conto rischia di far male all’Europa”. Conte e gli albori, ci mancava anche questa. Dopo “l’anno bellissimo” che sappiamo come è finito, con una crisi galoppante, gli “albori” iniziano con l’annuncio di Bankitalia che il debito sale ad aprile a 2.373,3 miliardi. In aumento di 14,8 miliardi rispetto al mese precedente. Insomma non c’è proprio da stare allegri. Nel frattempo, come nota Brunetta, responsabile economico di Forza Italia, Conte sposa le tesi di Salvini e Di Maio e non dà notizie di sé il ministro Tria, di cui  sembrano essersi perse perfino le tracce. Sempre Brunetta, che di Tria si dichiara un sincero amico e non vorrebbe vederlo affondare in un terreno sempre più infido, dice: “Da esperto tecnico qual è, sta facendo di tutto per convincere l’Europa che i conti sono migliori del previsto e, allo stesso tempo – prosegue – convincere i due vicepremier che portare a Bruxelles soltanto dei dati non è sufficiente. Se la sua linea non passerà, anche il povero Tria sarà costretto a decidere se avallare la posizione contro l’Europa della maggioranza di Governo o rassegnare le dimissioni, per evitare di passare alla storia come il primo ministro dell’Economia che ha portato l’Italia all’umiliazione della Troika”.

Fassina critica la Ue: “Serve una manovra espansiva”. Ma come si finanzia?

Critico con le posizioni della Ue, in particolare con la procedura di infrazione, Stefano Fassina, deputato  di Leu, afferma che “serve una manovra espansiva da realizzare attraverso un piano pluriennale di investimenti pubblici, fatto di piccole opere, per la sostenibilità ambientale, in particolare nel Mezzogiorno. Invece, la Flat Tax – prosegue -, rilanciata anche da Washington da Salvini, è una misura regressiva sul piano sociale, inaccettabile, immorale qualora fosse contestuale a ulteriori tagli al welfare per coprire il rinvio dell’aumento dell’Iva o per ridurre il deficit. In sintesi, No a manovre correttive, No a Flat Tax, Sì a investimenti pubblici”, conclude. Bene, ma tutto ciò come si finanzia? Dal canto suo Di Maio per non rimanere secondo a nessuno torna a proporre il salario minimo sul quale i sindacati si sono dichiarati contrari avanzando precise proposte per estendere la contrattazione nazionale che non è solo salario, come dovrebbe essere noto a chi dirige il ministero del Lavoro. Gli dovrebbe essere nota anche la posizione dell’Ocse. L’economista dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo con sede a Parigi, Andrea Garnero, fa presente che la retribuzione minima “non è la soluzione alla questione salariale italiana o ai problemi del mercato del lavoro italiano. È uno strumento legittimo, interessante, con alcune potenzialità ma anche con alcuni limiti”, ha detto Garnero. Dicono Cgil, Cisl, Uil che le retribuzioni dei lavoratori non le decide la politica, ma la contrattazione che vede protagonisti lavoratori, sindacati e imprese. Ancora una volta il governo gialloverde cerca di colpire il ruolo dei sindacati, di abolire la intermediazione delle forze sociali, un insopportabile autoritarismo, un vulnus alla democrazia. “Il salario minimo si farà – strilla il Di Maio – perché è nel contratto di governo”. Una cosa a me e una a te, il patto Salvini-Di Maio, con il vicepremier stellato sempre più al traino del leghista.

Conversando con i giornalisti il premier dà lezioni di economia e finanza

Torniamo a Conte. Sempre conversando con i giornalisti, ricordando, forse, che qualche giorno prima aveva affermato che lui era il premier e voleva la fiducia di tutti, che lui avrebbe trattato con Bruxelles, portando Tria con sé per i particolari della trattativa, ha esibito le sue conoscenze in materia di economia e finanza. Ha detto nella lectio brevis, scherziamo ovviamente, tenuta alla stampa: “Il primato della finanza non offre delle chance di crescita all’Europa nel segno dello sviluppo sociale, di crescita, di solidarietà. Dobbiamo smettere di attribuire primato non tanto e solo all’economia quanto addirittura alla finanza”. “Questo è un po’ il cuore del messaggio: poi i dettagli li conoscerete tra breve, nei prossimi giorni”. Ancora: “L’Italia si dimostrerà più europeista degli altri Paesi nella misura in cui riuscirà a fornire un contributo critico e a rinnegare quel prima della finanza che negli ultimi  anni sta assorbendo tutte le energie per quanto riguarda il dibattito pubblico europeo”. Chissà chi gli ha suggerito queste parole, degna conclusione di un discorso del nulla. Forse Bagnai, il colto, l’intellettuale della compagnia di  ventura gialloverde che sa tutto e pensa per tutti, che si è esibito in una trucida sceneggiata a “In Mezz’ora”. Geniali le sue ricette economiche: no i minibot ma i buoni pasto.

Annunziata sbotta: “Dai Maurizio ora tocca a te”. E Landini ne dice quattro a Bagnai

Così, l’Annunziata che aveva in attesa, in  ascolto, Maurizio Landini, è sbottata quasi chiedendo soccorso al segretario generale della Cgil. “Dai Maurizio, ora tocca a te”. Il tu le è venuto spontaneo, dopo aver avuto a che fare con quel tal Bagnai che la guardava dall’alto in basso impartendo lezioni da classe elementare. E Maurizio non si è fatto pregare. Gli ha impartito una lezione di economia reale, quella con cui ogni giorno si confrontano milioni di lavoratori, si battono, scioperano, scendono in campo, rafforzano i sindacati, operano per il bene del Paese. La parole di Landini ci sono tornate alla mente leggendo su Repubblica il sondaggio estemporaneo, a dir poco, realizzato da Demos, leggi Ilvo Diamanti, secondo cui i lavoratori, gli operai “faticano a trovare riferimenti cui affidarsi, nei quali confidare. Le organizzazioni di rappresentanza, per primi i sindacati, sono  in declino. Sotto il profilo della fiducia e delle adesioni”. Non solo, stando al sondaggio quei lavoratori, quegli operai, quelle donne e quegli uomini, quei giovani, tanti, che hanno riempito le strade e le piazze, bandiere di Cgil, Cisl, Uil, le canzoni dei partigiani, Bella ciao in testa, che stanno manifestando in tutto il paese, sarebbero dei coglioni, ci si scusi il termine, ma quando ci vuole ci vuole, perché manifestano contro il governo, contro le scelte di politica economica e sociale, poi però avrebbero dato tanti voti alla Lega e ai pentastellati. Che ci siano stati dei voti in “trasferta”, la sinistra, le sinistre facciano un mea colpa, è vero. Ma, ci scusi Diamanti, non prendiamo i suoi sondaggi neppure come oro colato. Semmai, una seria riflessione va fatta sulla crescente disaffezione al voto. Per quanto ci riguarda diciamo la verità: crediamo più alle parole di Landini che ai sondaggi di Diamanti. Con  tutto il rispetto che gli è dovuto.

Share