Consiglio europeo, caos sulle nomine della Commissione Ue. Mosse e contromosse, tra Merkel e Macron si gioca a scacchi. Conte sta a guardare, l’Italia conta nulla. Ma sui conti prendiamo sberle

Consiglio europeo, caos sulle nomine della Commissione Ue. Mosse e contromosse, tra Merkel e Macron si gioca a scacchi. Conte sta a guardare, l’Italia conta nulla. Ma sui conti prendiamo sberle

Si allontana l’ipotesi di un accordo sulle nomine europee al vertice di Bruxelles. È la stessa cancelliera tedesca Angela Merkel a riferirlo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Secondo fonti diplomatiche, in caso di fumata nera il conclave europeo dei capi di Stato e di governo potrebbero tornare a riunirsi dopo l’insediamento del Parlamento europeo del 2 luglio. Le posizioni delle famiglie politiche appaiono molto lontane. Il Partito popolare si ostina a difendere il tedesco Manfred Weber, candidato alla presidenza della Commissione. “Siamo fermamente convinti che Manfred Weber abbia tutte le competenze e l’esperienza necessarie per guidare la prossima Commissione europea. La sua vasta esperienza a livello regionale ed europeo nel fornire risultati concreti, costruire ponti e andare oltre la politica del partito lo rende il miglior candidato”, scrivono i popolari al termine della riunione di partito. Weber però non piace a nessuno, lo hanno bocciato i liberali, lo hanno bocciato i socialisti secondo i quali il tedesco non gode del consenso in Parlamento. Il premier spagnolo Sanchez, che ha avuto un ruolo di primo piano nei negoziati, ha ribadito di voler difendere il principio dello spitzenkandidat, dei candidati leader designati dalla famiglie politiche “bisogna privilegiare lo spitzenkandidat che ha maggior consenso all’interno del Consiglio europeo e del Parlamento”. Sanchez naturalmente promuove il candidato dei socialisti, Frans Timmermans, ma per il premier spagnolo “la cosa più importante è che siano rappresentate tutte le famiglie politiche europee. Ci sono quattro posizioni da occupare”.

La mossa del cavallo di Macron per far uscire allo scoperto Angela Merkel

Ci sono “più di una decina di personalità europee che possono pretendere di occupare” i posti chiave dell’Unione Europea al centro delle trattative sulle nomine nel Vertice in corso a Bruxelles, hanno rivelato fonti dell’Eliseo, riportate da quotidiano Le Monde, dopo le prime discussioni di Emmanuel Macron con gli altri leader. Tra i nomi citati ci sono diverse donne. La bulgara Kristalina Georgieva, la lituana Dalia Grybaskaute, la croata Kolinda Grabar e la danese Margrethe Vestager “sono credibili”, hanno spiegato le fonti. “Il vivaio non è ristretto. Non ci sono solo uno o due nomi”. Le speranze di un accordo sul presidente della Commissione nel vertice di oggi e domani sembrano svanire. Secondo l’Eliseo “non è aberrante prendere un po’ di tempo”. La speranza di Macron è che “questa sera si possano ridurre le opzioni che sono sul tavolo”. Per il presidente francese “il ruolo del Consiglio europeo è far emergere una serie di nomi. E che si possa sapere abbastanza rapidamente se sono suscettibili di avere una maggioranza al Parlamento europeo o no. Siamo all’ascolto del Parlamento europeo”, hanno detto le fonti. L’obiettivo questa sera è “eliminare una serie di opzioni, ridurre le scelte e testarle con il Parlamento”. Sembra confermarsi l’uscita di scena del candidato del Ppe, Manfred Weber, dopo che liberali e socialisti hanno fatto sapere che non lo sosterranno. “Ci pare la posizione dei due gruppi in questione, ma tocca al Parlamento di confermarlo nei prossimi giorni” , hanno detto le fonti dell’Eliseo.

Quel che si vuole evitare è che il centro-destra occupi tutte e tre le maggiori posizioni, come è oggi

Sono popolari il presidente della Commissione europea, quello del Consiglio e quello del Parlamento. Pur dando prova di un certo pragmatismo, riferiscono fonti del Ppe, il centro-destra reclama la poltrona del presidente della Commissione perché resta la forza politica di maggioranza a Strasburgo. Per superare l’impasse il presidente del Consiglio, Donald Tusk, proporrà una rosa di tre nomi, fa sapere il premier bulgaro, Borissov. I negoziati continueranno anche domani, ma le posizioni sono ancora molto divergenti. L’Italia per il momento resta a guardare, non facendo parte di nessuna della maggiori famiglie politiche, ma il premier Conte ha ribadito che sosterrà il candidato che sposerà la linea politica contenuta nella sua lettera a Bruxelles e, soprattutto, che darà una valutazione complessiva dell’insieme delle nomine. Fondamentale per il governo italiano sarà la scelta del sostituto di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea.

Conte con la forbice dei tagli in bella mostra, ma con poca voglia di usarla

Sfruttando una metafora, potrebbe essere questa la fotografia del vertice europeo visto dalla prospettiva di Giuseppe Conte. “Qualche giornalista scrive che sarei venuto a Bruxelles con le mani vuote, ma rappresento un Paese del G7, il terzo dell’Eurozona, la seconda azienda manifatturiera d’Europa, come si può pensare che io venga a mani vuote?”, si presenta carico il premier. Infatti al tavolo con i partner continentali arriva con un ‘gruzzolo’ interessante: 5 miliardi di euro, di cui 2 dall’accantonamento prudenziale della manovra 2018 e altri 3 recuperati dai risparmi sulle misure bandiera di M5S e Lega, ovvero reddito di cittadinanza e Quota 100. In realtà a Bruxelles avrebbero preferito un via libera del Consiglio dei ministri di mercoledì scorso all’assestamento di bilancio, anche se in netto anticipo rispetto al termine consolidato del 30 giugno. Sarebbe stato un ‘segno di pace’ di Roma, oltre che una garanzia molto più forte e concreta rispetto a una previsione. La mediazione tra le due forze di maggioranza – e l’assenza di alcuni passaggi tecnici -, però, hanno fatto slittare i tempi. Se ne riparlerà mercoledì prossimo, assicura Conte ai cronisti, ma anche ai tanti capi di Stato e di governo che incontra nel suo primo giorno europeo. Poco prima dell’avvio del vertice ha avuto uno scambio con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ma anche con il premier lussemburghese, Xavier Bettel, quello greco, Alexis Tsipras, e l’olandese, Mark Rutte, oltre ovviamente alla cancelliera tedesca, Angela Merkel. Sebbene la ‘carta d’oro’ su cui l’Italia punta è la Francia di Emmanuel Macron, con cui il presidente del Colloquio ha parlato a lungo negli ultimi giorni, notando – per fattori differenti (vedi il successo di Marine Le Pen alle europee) – una “sensibilità” comune all’inquilino dell’Eliseo. Conte annusa aria ‘strana’ a Bruxelles. Infatti, nel governo italiano c’è “preoccupazione”, perché si percepisce la possibilità che una Commissione europea uscente potrebbe adottare posizioni più dure sui nostri conti pubblici. La situazione, di fatto, è più “rischiosa” rispetto a quella di dicembre 2018. Lo dimostra la durezza delle parole del commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, che, rispondendo a chi gli chiedeva un commento sulla lettera del presidente del Consiglio, lancia un missile terra-aria: “Prenderemo in considerazione le sue parole, ma ora una procedura per debito è giustificata. Quindi lavoriamo nel rispetto delle regole, che sono intelligenti e favoriscono la crescita”. Palazzo Chigi ci prova pure a mandare giù il rospo, ma quando risale la risposta piccata arriva: “Le regole devono sempre essere interpretate e l’interpretazione può essere più o meno intelligente”. Anche perché, il premier lo aveva detto in chiaro: “L’Italia non vuole sottrarsi alle regole vigenti sulla procedura di infrazione”. Ma la situazione si è maledettamente complicata e le tensioni interne alla maggioranza Lega-M5S non aiutano, anche se Conte garantisce che “con Salvini e Di Maio non abbiamo mai avuto diverbi o contrasti”. Il problema per ‘l’avvocato difensore del popolo’, però, sarà convincere di questo anche l’Europa.

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