Valter Vecellio. Ancora su Radio radicale. Se ne parla tanto, ma di concreto che si fa, e cosa si vuole fare?

Valter Vecellio. Ancora su Radio radicale. Se ne parla tanto, ma di concreto che si fa, e cosa si vuole fare?

C’è un tipo strano, in Basilicata. Il suo nome è Maurizio Bolognetti; da decenni, lui, la moglie Antonietta e pochi altri militanti del Partito Radicale, sono promotori di decine di iniziative politiche in difesa dei diritti civili e umani, e per la salvaguardia dell’ambiente, che in quella piccola regione – come un po’ ovunque in Italia, del resto – è quotidianamente minacciato da ogni sorta di speculatori e speculazioni. Questo tipo strano, il Bolognetti, da ormai sessanta giorni si nutre solo del contenuto di tre cappuccini e di molta acqua. Ultimamente ha deciso di razionare anche questi liquidi. Se cercate le sue fotografie in Internet, questo tipo strano vi apparirà a torso nudo più che incavato, lo sguardo lucido e il viso smagrito: quasi un reduce di un campo di concentramento. Perché questo tipo strano sta conducendo questa lotta richiamandosi a Gandhi e a Marco Pannella? Chiedeteglielo. Vi risponderà: per il diritto alla vita, e alla conoscenza; per il diritto al diritto; perché Radio Radicale possa continuare, come ha sempre fatto, le sue trasmissioni, e assicurare conoscenza e verità; perché il governo Conte-Salvini-Di Maio receda dalla decisione sciagurata di tagliare i finanziamenti previsti dalla convenzione stipulata da anni e che prevede un servizio pubblico come nessun’altra emittente ha saputo e voluto assicurare. Ne avete mai sentito parlare di questo tipo strano? Se siete in Basilicata, è probabile. Bene o male i mezzi di comunicazione locali ne hanno informato, ne informano. Fuori regione, i servizi televisivi e nella carta stampata si contano sulle dita di una mano.

Poniamo il caso che questo tipo strano, il Bolognetti, invece di fare scempio del suo corpo, avesse fatto violenza a qualcun altro: violenza concreta, o semplicemente la minaccia di farla: ne avrebbero sicuramente parlato e scritto tutti. La sua causa verrebbe conosciuta e “propagandata” fino alla nausea. Che “lezione” se ne dovrebbe ricavare? Per “pubblicizzare” una causa, occorre compiere un qualcosa di violento. La nonviolenza non paga. Quel tipo strano, il Bolognetti, non accetta questa logica cinica; si ribella, e, duro di cervice, si “consuma”, si “auto-consuma”, bergsonianamente convinto che la durata è la forma delle cose. E’ normale che questo tipo strano, il Bolognetti, venga ignorato e mortificato, e un violento invece sia esaltato e conosciuto? Se ci pensiamo è una bestialità. Una bestialità “normale”.

In tema di bestialità “normale”. Il partito (perché ormai il fu movimento di Beppe Grillo è ormai a tutti gli effetti il partito di Davide Casaleggio e Luigi Di Maio), che ha fatto della trasparenza il suo vessillo, attraverso un suo sottosegretario, Vito Crimi, decreta la morte di Radio Radicale; che certamente merita di morire. Ha la pretesa di far conoscere, integralmente, tutto quello che accade nelle aule parlamentari, nelle commissioni, nelle aule giudiziarie, nei congressi e nelle manifestazioni politiche. Sono tanti a mostrarsi basiti per il fatto che si voglia spegnere un tale servizio. E’, invece, assolutamente normale e logico. Nulla di più pericoloso, per il potere, i poteri, della conoscenza. Vogliamo dimenticare che secondo il mito biblico la donna e l’uomo vengono cacciati dal Paradiso in quanto colpevoli di aver voluto gustare il famoso pomo della “conoscenza”? Era l’unico divieto posto dal padreterno, il potere di allora: rinunciare alla “conoscenza”. Dunque: assolutamente logico voler chiudere Radio Radicale. Non ci si deve stupire. Stupisce, invece, la sostanziale inerzia e passività di quanti dicono di beneficiare dei “servizi” assicurati da Radio Radicale. In tanti hanno sottoscritto l’appello che segue: Radio Radicale da 40 anni trasmette in diretta le sedute del Parlamento e segue le attività di tutte le istituzioni, dalla Corte Costituzionale al Consiglio Superiore della Magistratura, i più grandi processi giudiziari e le più importanti attività culturali e sociali. Negli ultimi 20 anni questo è stato possibile grazie a una convenzione con lo Stato italiano. Il Governo ha deciso che dal 21 maggio la convenzione non sarà rinnovata. Mancano pochi giorni per convincere il Governo a rivedere la sua decisione. Il diritto alla conoscenza è un diritto fondamentale affinché il cittadino possa farsi liberamente una opinione e non sia condizionato da una informazione distorta e di parte”.

Torniamo a quel tipo strano, il digiunante Bolognetti, a cui si sono via via aggiunti alcune decine di radicali, da Roma a Milano, da Cremona a Napoli. Perché lo fanno? Cosa chiedono? Ecco, forse sarebbe interessante saperlo, forse sarebbe doveroso chiederlo. Trascrivo da un loro comunicato: “…che il governo intervenga in tempo utile per consentire al servizio pubblico svolto da 43 anni da Radio Radicale di poter proseguire…Constatiamo che lo sciopero della fame di Bolognetti per la vita di Radio Radicale e il diritto umano alla conoscenza non è bastato ai rappresentanti del governo per corrispondere in qualche modo a questa rigorosa ed esemplare richiesta di dialogo, nemmeno nella forma dell’incontro con il direttore Alessio Falconio e dell’amministratore Paolo Chiarelli, che da tempo hanno richiesto di essere ricevuti dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, interlocutore diretto della vicenda di Radio Radicale”. Già. Perché oltre alla “notizia” di questo sciopero della fame, ce n’è un’altra: il Comitato di Redazione dell’emittente ha chiesto da tempo un incontro urgente al ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Molto preso da ogni sorta di impegno, il leader del Movimento pentastellare, ha trovato il tempo per una quantità di compiacenti, compiaciute fotografie e selfie; ma neppure un momento per un cenno di riscontro. Un silenzio, una gelida indifferenza che dicono molto.

A questo punto, mi faccio – e rivolgo – una serie di domande. Da più parti si riconosce il valore e l’importanza della Radio Radicale, la qualità dei servizi forniti, la loro puntualità e “ricchezza” come patrimonio di conoscenza. Se è così, non è giunto il momento di difenderlo, questo “tesoro”, che è di tutti, e a disposizione di chiunque lo voglia utilizzare? Nei giorni della morte e del funerale di Massimo Bordin, di Radio Radicale voce storica, sono fioccate promesse, impegni, riconoscimenti, belle e nobili, ispirate parole. Di concreto? Dopo tanti discorsi, cosa si fa, si intende fare? Credo che occorra un salto di qualità; non è più tempo di generica e “facile” solidarietà. O il destino e il futuro di Radio Radicale ci lascia, nei fatti e nel concreto, indifferenti; e allora lo si dica chiaro e forte, senza alimentare illusioni. Oppure se così non è, si faccia qualcosa di concreto. Per esempio: i Comitati di Redazione, gli organismi dirigenziali e sindacali dei giornalisti, perché non buttano giù una nota anche di poche righe, dove prendono posizione? Questo lo si può chiedere, no? Si può azzardare un ulteriore suggerimento? Una giornata – a staffetta – di digiuno, assieme alla “pattuglia” radicale che già è scesa in campo. I direttori di giornale e gli opinionisti (non pochi) che in questi giorni hanno manifestato solidarietà e vicinanza alla “Radio Radicale” nel corso delle numerose interviste che hanno rilasciato all’emittente, perché non raccontano, nei loro giornali, nei loro commenti ed editoriali come e perché questa radio è importante, necessaria, e rischia di dover interrompere le sue trasmissioni? Non si chiede nulla di rivoluzionario: “solo” di dare corpo al liberale enunciato di Luigi Einaudi: “Conoscere per deliberare”. Consentano ai lettori, ai cittadini, di sapere, e poter giudicare.

Credo che se si vuole, si possa fare. Se si può, si deve farlo. Il tempo ancora a disposizione è poco. Di Maio l’altro giorno ha fatto sapere che la questione in un modo o in un altro, verrà risolta. Ecco: è proprio questo che offende, oltraggia: “in un modo o in un altro”. Ma di che stiamo a parlare? E soprattutto, con chi crede di parlare, questo signore?

Share