Uno sblocca cantieri targato M5S che non sblocca nulla e avversato da sindacati, associazioni di categoria e imprese

Uno sblocca cantieri targato M5S che non sblocca nulla e avversato da sindacati, associazioni di categoria e imprese

Mentre l’attesa per il consiglio dei ministri che dovrebbe, ma non si capisce bene come, sbloccare la vicenda Siri, si fa sempre più spasmodica, parola grossa, pesante, ma non c’è altro modo di definire l’evento, ovvero le dimissioni  del sottosegretario  indagato per corruzione richieste dal vicepremier il pentastellato Di Maio, respinte dal  vicepremier leghista Salvini che non “abbandona gli amici”, richieste al Siri dal premier Conte, il governo, già di per sé allo sbando, subisce un duro colpo. Una giornata nera trascorsa in Senato dove si è svolta l’audizione di forze sociali, organismi tecnici, da parte delle Commissioni Lavoro pubblici e ambiente del Senato in merito al decreto sblocca cantieri, una delle iniziative  fra le più importanti sulla quale il governo gialloverde ha puntato forte, uno dei perni,  se così si  può dire, della sua propaganda elettorale, a getto continuo. Ma la consultazione è stata un vero e proprio flop. Le critiche al decreto sono arrivata da ogni parte. E non si tratta di “ritocchi”, qua e là, richiesti dalle organizzazioni consultate a partire dai sindacati Cgil, Cisl, Uil del settore edilizia, i quali parlano di un “decreto che non contiene nessuna norma di accelerazione per l’utilizzo degli investimenti, in quanto poco o niente è stato fatto  per limitare i tempi dei processi autorizzativi e burocratici”. Era questo uno dei problemi sul quale il governo, i ministri interessati, avevano dato assicurazioni che il “governo del cambiamento” avrebbe operato per riaprire subito i cantieri. Niente di tutto questo. Anche Confindustria insiste sui tempi effettivi della messa in moto degli investimenti con la individuazione delle opere prioritarie.  Dagli industriali arriva anche una smentita  ad alcune affermazioni dei ministri sull’impatto positivo degli investimenti sul Pil. Dicono gli industriali che si tratterebbe di un “impatto limitato”. In questo modo viene tolta al governo una delle possibilità sulla quale l’esecutivo alle prese con il Bilancio contava per  mascherare le difficoltà pesanti  in cui si trova il nostro Paese alle prese con la Commissione Ue che nei prossimi giorni ci presenterà i conti. Diamo di seguito, così come resocontate dalle agenzie di stampa, le posizioni espresse dagli esponenti dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, dalle associazioni imprenditoriali, degli enti che sono stati consultati in audizione. Da  sottolineare che il governo, a quanto risulta, non ha sentito il bisogno di chiedere il parere dell’Anticorruzione, un settore, leggi in particolare il  problema “appalti” di cui le cronache dei giornali offrono spesso un quadro , a dir poco, preoccupante.

Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil

“Lo sblocca cantieri non farà ripartire le opere in stallo. Per sbloccare i cantieri servono interventi su più livelli, le sole modifiche sul Codice degli appalti di per sè non sostituiscono politiche industriali, finanziarie ed urbanistiche, di cui c’è invece un assoluto bisogno” hanno ribadito i rappresentanti di Feneal Filca Fillea, convocati dalle commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto “sblocca cantieri”. Nell’occasione, i sindacati delle costruzioni di Cgil, Cisl, Uil hanno consegnato una memoria contenente le proposte per il rilancio del settore e le proprie valutazioni e richieste di modifica al testo del provvedimento. Le proposte: “sistematizzazione degli incentivi; creazione di un Fondo di Garanzia creditizia alimentato dal sistema Bancario e Cassa Depositi e Prestiti per la messa in sicurezza finanziaria, con partecipazioni a medio termine, delle principali imprese del settore che hanno appalti pubblici già aggiudicati, ma problemi di liquidità; premialità negli appalti verdi per l’utilizzo di materiali di costruzioni a forte tasso di innovazione e a basso impatto ambientale; qualificazione delle stazioni appaltanti; norme di raccordo in materia urbanistica per favorire manutenzione profonda e rigenerazione dei quartieri; norme e strutture sussidiarie in materia di dissesto idrogeologico o edilizia scolastica in caso di lentezza o difficoltà di messa in esecuzione da parte di Enti Locali; norme per una maggiore sicurezza/premialità (Patente a punti), per il rispetto dei perimetri contrattuali contro il dumping, per il contrasto al lavoro irregolare”.  Sul decreto i sindacati hanno ricordato che “di fatto non sbloccherà i cantieri in stallo, come si vorrebbe far credere, ma stabilisce regole per i bandi futuri, che per i sindacati rappresentano un arretramento, a partire dalla minor trasparenza: le procedure ristrette con esiguo numero di inviti comporta un aumento di discrezionalità delle stazioni appaltanti nella gestione delle gare, e limita il libero accesso delle imprese al mercato degli appalti pubblici a danno della trasparenza dei procedimenti e del contrasto ai fenomeni corruttivi”, spiegano le organizzazioni dei lavoratori, contrari anche al ritorno del massimo ribasso. “Oltre ad apparire in netto contrasto con le determinazioni comunitarie – spiegano – ripropone uno degli elementi che maggiormente hanno determinato il fallimento degli impianti normativi previgenti in tema di qualità delle opere, di tempi e costi di realizzazione, di qualificazione di impresa nonché di tutela dei diritti dei lavoratori”. Contrari anche alle modifiche previste in ordine al subappalto, che “appaiono fortemente lesive delle tutele e delle garanzie dei lavoratori, perché con il subappalto aumenta il ricorso al dumping contrattuale”, e contrari alla possibilità che i Comuni non capoluogo siano stazioni appaltanti per appalti anche di medie e grandi dimensioni, perché “oltre a non considerare l’attuale stato organizzativo dei Comuni, nega la strategia finora portata avanti di qualificazione e aggregazione delle stazioni appaltanti a vantaggio di una maggiore efficienza e trasparenza”. Forti dubbi anche sul ruolo dei Commissari di nomina governativa, che per i sindacati debbono essere “figure aventi funzione di coordinamento e facilitazione, sul modello del Terzo Valico o del Brennero”; preoccupazione viene infine espressa sia per l’idea di “tornare ad un Regolamento attuativo della norma per i tempi che tale processo potrebbe richiedere in contrasto con l’urgenza di avere quanto prima una normativa applicativa”, che sulle norme specifiche introdotte nel decreto per accelerare la ricostruzione del Centro Italia.

Confindustria

È necessario “sfruttare appieno la leva degli investimenti infrastrutturali, la cui caduta ha sottratto quasi un punto percentuale l’anno alla crescita del Pil tra 2007 e 2017 e, secondo recenti analisi, ha condotto a una ‘distruzione’ di capitale pubblico, con una perdita di oltre 41 miliardi tra il 2012 e il 2017, a causa di livelli di spesa che non hanno provveduto a reintegrarlo, né tantomeno ad aumentarlo” sottolinea Confindustria nel corso di un’audizione in Senato sul decreto Sblocca cantieri. Confindustria ricorda “le stime delle più importanti istituzioni finanziarie globali, come il Fmi, che associano a incrementi della spesa per investimenti pubblici pari all’1% del Pil una crescita di 0,4 punti percentuali nello stesso anno e dell’1,5% cumulato alla fine del quarto anno”. La Confindustria giudica “eccessiva” l’estensione del massimo ribasso a 5 milioni di euro. In audizione presso le commissioni riunite Lavori pubblici e Ambiente del Senato, i rappresentanti degli industriali italiani hanno spiegato che si andrebbe a “semplificare eccessivamente rispetto a interventi che invece hanno una vera complessità”. E ancora, no “all’eliminazione massima del 30 per cento dell’offerta economica più vantaggiosa. Tanto più alto il valore economico – hanno evidenziato – tanto più sto mascherando il criterio del massimo ribasso”. È “necessario riaprire subito i cantieri fermi, completare i lavori che sono sospesi e utilizzare le risorse già stanziate”.  “Confindustria ritiene che il Decreto Sblocca-cantieri unitamente al recente Decreto Crescita, rappresenti un segnale di inversione di tendenza nelle politiche del Governo, nella direzione di una ritrovata attenzione alle ragioni della crescita economica, sebbene, nelle stime del Governo stesso, l’applicazione di entrambi i provvedimenti avrebbe un limitato impatto positivo sulla dinamica del PIL, pari a 0,1 punti percentuali nel 2019 e 0,2 nel 2020”.

ANCE

Il decreto Sblocca cantieri “è più vicino a un correttivo” del Codice appalti che “a uno sblocca Cantieri” perché i “primi due” provvedimenti da mettere in atto per velocizzare le opere pubbliche sarebbero “riperimetrare abuso d’ufficio e riconfigurare la responsabilità erariale” ha detto il vicepresidente opere pubbliche dell’Ance, Edoardo Bianchi in audizione in Senato, sottolineando che bisogna “superare la sindrome del ‘blocco della firma’ “. Per rivedere la responsabilità erariale l’Ance propone “la tipizzazione delle presunzioni di assenza di colpa grave (ed escludendola in ogni caso, in presenza di sentenze riformate tra vari gradi di giudizio, e comunque ogni volta che il pubblico funzionario dia specificamente conto, nella sua decisione, di aver agito in adempimento di circolari, linee guida, bandi tipo Mit/Anac o sentenze); ciò fatto salvo che la Corte dei Conti dimostri la malafede o il dolo”. Il decreto legge sblocca cantieri ”non risolve alla radice le grandi criticità che impediscono il rapido utilizzo delle risorse stanziate” ma ”rappresenta più un correttivo all’attuale codice degli appalti”. Secondo l’Associazione dei costruttori edili ”mancano interventi sui processi autorizzativi dei progetti e sulle autorizzazioni ministeriali”. E mancano, prosegue l’Ance ”tempi perentori per ogni fase decisionale e per il trasferimento delle risorse, al fine di ridurre drasticamente i tempi morti, quelli che la Presidenza del Consiglio chiama ‘tempi di attraversamento’ e che raddoppiano i tempi di realizzazione delle opere pubbliche in Italia”. ”I gravi ritardi accumulati dalla pubblica amministrazione, nella manutenzione delle opere presenti sul territorio, sono invece diventati l’alibi per replicare sempre e ovunque un modello capace di bypassare qualsiasi regola”, sottolinea l’Associazione.

Alleanza Cooperative

Il decreto Sblocca cantieri “contiene misure positive, ma nell’iter di conversione serviranno adeguati correttivi al testo se non si vuole correre il rischio di vanificare l’obiettivo di rilanciare gli investimenti pubblici e, addirittura, di produrre risultati indesiderati” hanno affermato i rappresentanti dell’Alleanza delle Cooperative nel corso dell’audizione nelle Commissioni riunite Lavori pubblici e Ambiente del Senato sottolineando delle criticità che andrebbero risolte nell’iter di conversione del decreto. Tra queste, “un preoccupante ritorno al sistema del massimo ribasso che rischia di produrre non un’accelerazione della realizzazione delle opere, ma solo una velocizzazione (tutta da verificare) del momento dell’affidamento, con rischi invece per la fase realizzativa e la qualità dell’occupazione, con possibilità di alimentare dumping contrattuale e favorire accordi di cartello, perché manca un efficiente meccanismo anti-turbativa”. Per l’Alleanza delle Cooperative, “anche la soppressione del limite del 30% al peso del prezzo in caso di utilizzo del metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, nella versione rapporto qualità/prezzo, rischia di produrre effetti analoghi, interrompendo oltretutto un primo positivo andamento degli affidamenti con riferimento ai ribassi”. Per quanto riguarda, poi, l’istituzione della figura dei Commissari Straordinari, i rappresentanti dell’Alleanza hanno sottolineato che “un’eccessiva diffusione di questo istituto provocherebbe il rischio di un’ingiustificata compressione della concorrenza, mentre la fase su cui incidere è quella precedente alla esecuzione dei lavori, che rappresenta ben il 70% dei tempi complessivi di realizzazione delle opere pubbliche”. Serve quindi “una riflessione anche sulla qualificazione delle stazioni appaltanti, in mancanza della quale, il sistema degli affidamenti non potrà garantire qualità, efficienza e responsabilizzazione dei soggetti preposti”.

I tecnici del Servizio Bilancio del Senato

La nomina di commissari straordinari incaricati, nel decreto sblocca Cantieri, di accelerare la realizzazione delle opere pubbliche comporterà inevitabilmente nuovi oneri per la finanza pubblica, al momento non contabilizzati dal provvedimento. Lo affermano i tecnici del Servizio Bilancio del Senato che hanno passato in rassegna costi e coperture del testo. “Con riferimento alla nomina e al compenso dei commissari straordinari e alle relative strutture che saranno poste alle loro dipendenze, pur se la relazione tecnica dichiara che non sono previsti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica in quanto i relativi oneri saranno posti a carico dei quadri economici degli interventi da realizzare, si evidenzia che in tal modo saranno posti nuovi oneri a carico degli stanziamenti previsti in base alla previgente legislazione”, sottolineano. Infatti, “i quadri economici degli interventi sottintendevano la capacità amministrativa delle relative strutture delle amministrazioni aggiudicatrici. Invece con le modifiche in esame dovranno essere create nuove strutture a supporto dei commissari, con relativi nuovi oneri che non erano affatto inclusi nei precedenti quadri economici degli interventi”. Il Servizio Bilancio evidenzia quindi che i nuovi commissari “dovranno eventualmente rielaborare e approvare i progetti, assumere le funzioni di stazione appaltante, provvedere alle occupazioni di urgenza e alle espropriazioni, monitorare con cadenza semestrale gli stati di avanzamento lavori. Si tratta quindi di un ampio ventaglio di attività che richiederà adeguate risorse che sono poste a carico dei quadri economici degli interventi. Si determina così il rischio di future richieste di nuovi finanziamenti alla luce di stanziamenti rivelatisi insufficienti”.

CNA

“Al di là dell’enfasi nominalistica”, il decreto sblocca cantieri “non scioglie i nodi sulla regolamentazione della materia, limitandosi ad interventi mirati, non sempre idonei a conferire un nuovo e più appropriato assetto alla disciplina degli appalti” dice il responsabile del Dipartimento politiche industriali CNA Mario Pagani, in audizione in commissione Lavori pubblici e Ambiente riunite al Senato. Il provvedimento in esame, rileva Pagani, “non appare in grado di imprimere la svolta necessaria al settore. Interviene su alcuni aspetti mirati e puntuali, ma non riesce a dare un quadro più omogeneo che consenta alle imprese di partecipare meglio, e di più, agli appalti pubblici”. Per queste ragioni la CNA chiede correttivi al nuovo codice degli Appalti. “Purtroppo- aggiunge Pagani- rileviamo che ancora non si percorre la strada da noi indicata e non si trovano strumenti che coinvolgano maggiormente le piccole imprese del nostro Paese”. La CNA ad esempio ritiene che per le piccole imprese si introducono “modifiche di carattere peggiorativo, su tutte il ripristino a 40 mila euro dell’affidamento diretto e l’incremento al 50 per cento della possibilità di subappaltare”. La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa auspica comunque che “alcune delle disposizioni ivi contenute, in particolare sulla nomina di commissari straordinari per la realizzazione di interventi strutturali ritenuti prioritari, risultino effettivamente funzionali allo sblocco di alcune grandi opere, necessarie per ammodernare la rete infrastrutturale e per dare un contributo alla crescita del Paese”.

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