Palestina. A Gaza e in Cisgiordania si torna a manifestare per il 71esimo anniversario della Nakba, la “catastrofe” dei palestinesi che diede vita allo Stato di Israele

Palestina. A Gaza e in Cisgiordania si torna a manifestare per il 71esimo anniversario della Nakba, la “catastrofe” dei palestinesi che diede vita allo Stato di Israele

I palestinesi sono tornati a manifestare in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza per il 71mo anniversario della Nakba, la ‘catastrofe’, come viene chiamata nel mondo arabo la creazione dello Stato d’Israele nel 1948. Scontri sono scoppiati lungo il confine tra lo Stato ebraico e Gaza, dove migliaia di persone si sono radunate: manifestanti hanno bruciato copertoni e lanciato pietre contro i soldati israeliani al di là della barriera che hanno risposto con lacrimogeni e proiettili, sia di gomma che veri. Almeno 65 palestinesi sono rimasti feriti, ha riferito il ministero della Salute dell’enclave, precisando che in 16 hanno riportato ferite da colpi d’arma da fuoco. Un palestinese disarmato è riuscito a valicare la barriera ed è stato arrestato dall’esercito dello Stato ebraico.

Al di là del confine, in territorio israeliano, sono scoppiati almeno 9 roghi causati dal lancio di palloni incendiari. Nella zona settentrionale della Striscia, un alto esponente di Hamas, Fathi Hamad, ha avvisato Israele che “il giorno del massacro si sta avvicinando”. “Siamo venuti a dire al nemico sionista, ai suoi uomini, all’esercito, al governo e alla Knesset: ‘andatevene via’. Dovreste cercare un posto in Europa, all’inferno, in mare, nell’oceano o al Triangolo delle Bermuda. Non c’è posto per voi in Palestina, a Gerusalemme, nella Moschea di al-Aqsa, a Giaffa, Haifa, Acri o in qualsiasi altro posto”, ha affermato. Alla vigilia, gli organizzatori delle marce avevano espresso la speranza che le manifestazioni fossero pacifiche. Due settimane fa Israele e Hamas, con la mediazione dell’Egitto, hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco per mettere fine alla fiammata di violenze che ha causato la morte di 4 civili israeliani e almeno 25 palestinesi.

Lo Stato ebraico ha messo in atto misure di distensione come la riapertura dei valichi e della zona di pesca così come l’ingresso nella Striscia di fondi del Qatar. Migliaia di palestinesi hanno manifestato anche in Cisgiordania: la marcia principale si è tenuta a Ramallah, la folla si è radunata alla tomba dello storico leader Yasser Arafat e da lì ha marciato verso il centro della città, sventolando bandiere palestinesi e vessilli neri in segno di lutto per la Nakba e mostrando le chiavi di casa a sottolineare la loro determinazione a tornare ai loro villaggi originari dai quali scapparono e furono cacciati nel 1948. Alla marcia era presente il premier, Muhammad Ishtayeh, insieme a rappresentanti dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) e della Commissione centrale di Fatah, esponenti della società civile e di fazioni politiche. Manifestazioni si sono tenute anche in altre città della Cisgiordania.

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