Manovra d’autunno da 30 miliardi un duro colpo. Landini: occorre un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali. Barbagallo: servono investimenti pubblici e privati. Fassina: gravi responsabilità di M5S e Lega

Manovra d’autunno da 30 miliardi un duro colpo. Landini: occorre un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali. Barbagallo: servono investimenti pubblici e privati. Fassina: gravi responsabilità di M5S e Lega

La manovra di autunno, secondo i dati resi noti dalla Commissione Ue, si annuncia come un duro colpo per l’economia del nostro Paese. Una volta si sarebbe parlato di “lacrime e sangue”. Basta pensare che ormai lo  spread tra Btp e Bund tedeschi si aggira in modo costante fra i 250 e i 260 punti base, si tratta di soldoni, tanti soldoni, per rendersi conto che il futuro non si presenta roseo come cercano di far credere il premier Conte, i suoi due vice, il ministro Tria. Il mercato del lavoro che si deteriora danneggerà la spesa dei consumatori che tenderanno a risparmiare. L’Italia è ultima nella Ue per la crescita, gli investimenti e l’occupazione, che si arresterà nell’anno in corso secondo le previsioni della Ue. Nel 2020 deficit e debito fuori controllo, rischio manovra da 30 miliardi. Se ne riparlerà dopo il voto europeo. È questa la concessione che viene fatta dalla Ue. Il giudizio finale e le misure da adottare arriveranno a giugno.

Landini, a caldo, esprime una prima valutazione. “I dati Ue confermano la necessità di un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali. Non è che bisogna – afferma il segretario generale della Cgil – perché ce lo chiede l’Europa, ma perché le cose effettivamente non vanno”. A margine della due giorni  a Matera del sindacato confederale su cultura del lavoro ed Europa, Landini ha aggiunto che “le previsioni Ue sono anche la conferma che le manovre fatte in precedenza erano recessive e non rispondono alla crisi. Per questo diventa importante il voto delle Europee per il cambiamento. È inutile che raccontino balle, la situazione è difficile e va affrontata per quello che è”.

Barbagallo, segretario generale della Uil, parla di “dati in altalena che confermano una cosa: senza investimenti pubblici e privati al di fuori dal fiscal compact non avremo la possibilità di far crescere il Pil al 2% annuo, soglia minima questa per poter cominciare ad abbattere il debito pubblico e restituire potere d’acquisto a lavoratori e pensionati”.

Fassina, deputato di Leu, sottolinea che “le previsioni della Commissione europea, ancora una volta, alimentano lo scontro intorno alle condizioni dell’Italia, sulle quali le responsabilità di M5S e Lega sono evidenti. Ma l’Italia, come sempre nell’ultimo quarto di secolo, registra uno scarto negativo di circa un punto percentuale dalla media dell’eurozona. Lo 0,1 in più o in meno di Pil e di debito pubblico è irrilevante. La notizia rilevante è, invece, che l’eurozona e l’Ue viaggiano verso la stagnazione”. “Dovremmo discutere le ragioni strutturali dell’insostenibilità del quadro Ue e euro. È l’estremismo mercantilista Made in Germany che diventa impraticabile, data l’inevitabile reazione degli USA con i dazi minacciato e applicato dal Presidente Trump. Servirebbe una svolta keynesiana, per alimentare attraverso investimenti pubblici produttivi, domanda interna e sviluppo sostenibile in ciascun Paese dell’Unione. Ma è una riconversione strategica green inibita dai Trattati europei, incisi dagli interessi più forti legati a finanza e grandi imprese esportatrice. Le forze nazionaliste li difendono, dietro la retorica populista”, ha concluso Fassina

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