Corte di Giustizia Ue: vietato il rimpatrio a chi fugge da Paesi a rischio tortura e trattamenti inumani. Ora Salvini non ha più alibi

Corte di Giustizia Ue: vietato il rimpatrio a chi fugge da Paesi a rischio tortura e trattamenti inumani. Ora Salvini non ha più alibi

Salvini è servito. Non potrà più  rifiutare l’ospitalità in Italia a un rifugiato che fugge da Paesi in cui rischia la tortura o altri trattamenti inumani. La Corte di Giustizia Ue ha emesso una sentenza che non lascia adito a interpretazioni di sorta. Un chiarimento che era necessario in particolare proprio per quanto riguarda il nostro Paese con il ministro degli Interni che ha sempre ignorato, o meglio, ha fatto finta di ignorare le condizioni di vita, si fa per dire, nelle carceri libiche, torture e morte, la sorte destinata a chi venisse rimpatriato.

La sentenza parla chiaro: in base al diritto europeo, ha dettato la Corte di giustizia Ue, riunita a Buxelles “un rifugiato in fuga da un Paese in cui rischia la tortura o altri trattamenti inumani vietati dalla Convenzione di Ginevra non può essere rimpatriato o respinto nel sopracitato Paese anche se lo status di rifugiato gli viene negato o revocato dallo Stato ospitante per validi motivi di sicurezza”.  I giudici che hanno emesso la sentenza hanno fornito  ai giornalisti puntuali delucidazioni. Con questa sentenza la Corte ha stabilito  che “il diritto Ue dà ai rifugiati una protezione maggiore di quella riconosciuta dalla Convenzione di Ginevra stabilendo che, anche nel caso di rifiuto o ritiro dello status di rifugiato per gravi e validi motivi, costui non può essere rimandato nel Paese d’origine. Spetta poi alla magistratura nazionale stabilire se l’interessato è da considerarsi o meno un clandestino con tutte le implicazioni connesse a questo status”.

“Salvare vite umane non è un crimine, rimpatriarle senza tutelare la loro dignità e la loro sicurezza, sì”. Così Mediterranea Saving Human commenta la sentenza della Corte di giustizia europea sui rifugiati sottolineando che, “in un mondo capovolto in cui i governi sono troppo impegnati a combattere le navi che salvano le vite invece che accertare le responsabilità dei crimini contro l’umanità” è necessario continuare a denunciare ogni violazione del diritto. “La Corte ribadisce con forza un principio cardine del diritto internazionale: il ‘non refoulement’ che tutela la vita e la dignità delle persone e la cui violazione deve essere condannata anche quando avvenga in modo indiretto, con la consegna a stati o enti terzi di persone che subiranno tortura o morte. E allora – dice Mediterranea – in base proprio a questa sentenza e ai principi su cui si fonda, chiediamo ancora una volta: e coloro che sono respinti in Libia, con azioni coordinate da aerei europei che guidano le motovedette libiche nelle catture in mare?”. Cosa dovrebbe dunque accadere “quando un’autorità italiana chiede a una nave italiana di consegnare al diretto controllo della cosiddetta Guardia Costiera Libica, donne, uomini e bambini profughi di guerra di quel paese, per essere ricondotti nei lager dove si praticano tortura e omicidi?”. E dunque, conclude la ong, “come valuterebbe la Corte di Giustizia europea se l’accusa di questo grave crimine fosse già sostenuta da copiosa documentazione e testimonianze dirette?”.

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