Scuola. Minerbe, Verona, comune leghista: genitori immigrati non possono pagare la mensa. A bimba di 8 anni dati tonno e cracker

Scuola. Minerbe, Verona, comune leghista: genitori immigrati non possono pagare la mensa. A bimba di 8 anni dati tonno e cracker

Sul vassoio della mensa non una pietanza, ma una scatoletta di tonno e un pacchetto di cracker, a differenza dei suoi compagni, perché i genitori, di origine straniera, non sono in regola con il pagamento dei buoni pasto. L’episodio che vede protagonista una bambina delle scuole elementari di Minerbe, nel veronese, è stato denunciato dalla segreteria provinciale del Partito democratico che punta il dito contro una “scelta discriminatoria” da parte dell’amministrazione comunale a guida leghista. L’episodio, rivelato dal quotidiano L’Arena, non sarebbe comunque il primo avvenuto nella scuola della località della Bassa veronese. Casi del genere si sarebbero infatti verificati già alla fine del 2018. Qualche volta le insegnanti hanno addirittura rinunciato al proprio pasto per darlo ai bambini indigenti.

“E’ del tutto evidente che questo rappresenta un episodio traumatico che potrebbe causare danni psicologici e disturbi nello sviluppo di un bambino”, dice la deputata del Pd Alessia Rotta che depositerà entro martedì un’interrogazione parlamentare sulla vicenda che riguarda la bimba cui sarebbero stati serviti una scatoletta di tonno e un pacchetto di cracker a mensa, a differenza dei suoi compagni. “L’amministrazione comunale ha giustificato tale scelta con la necessità di essere corretti verso tutte le famiglie che pagano regolarmente la mensa”. Nel comune di Minerbe, le famiglie in difficoltà, individuate sulla base dell’Isee, vengono già aiutate a pagare la mensa e sono ben 36 i bambini coinvolti nelle sovvenzioni: tra questi anche la bambina esclusa dal pasto. Appaiono discutibili le modalità di ‘gestione’ di questo caso poiché pongono in essere una odiosa discriminazione nei confronti di una minore che non può consumare un pasto caldo perché la sua famiglia è indigente”, si sottolinea nella interrogazione di Rotta. “Anche se l’istituto scolastico di per sé non ha responsabilità sul servizio mensa, affidato dal Comune ad una ditta esterna, per quanto di competenza, in collaborazione con gli enti locali” la parlamentare dem chiede al ministro dell’Istruzione nella sua interrogazione quali iniziative “intenda mettere in campo per una ristorazione scolastica che tenga conto delle diverse esigenze, tutelando il diritto alla ristorazione degli alunni”. Per il Pd locale è “inaccettabile la motivazione di ‘essere corretti anche nei confronti di tutte le famiglie che pagano la mensa’”.E anche Diego Zardini, deputato dem del Veneto, ritiene che il Comune avrebbe dovuto mettere in atto le procedure per rivalersi eventualmente sui genitori prima di “far pagare un prezzo in termini di dignità e disagio alla bambina”.

Scegliendo di non essere di sostegno per le famiglie in difficoltà, di non intervenire in termini solidaristici, un’amministrazione comunale “viene meno ad uno dei suoi obblighi costitutivi”, afferma Marta Viotto, segretaria generale Flc Cgil del Veneto, intervenendo in merito a quanto avvenuto nella scuola elementare Giacomo Zanella di Minerbe, provincia di Verona. “Ci sono diritti universali come quello dell’infanzia che non può essere offeso e differenziato per ragioni di bilancio economico. Scegliere di somministrare un pasto ridotto al tonno, significa consegnare a quella comunità scolastica un disvalore educativo che non è certamente presente nei compagni e nelle insegnanti di quella bambina”, continua Viotto. “La solidarietà è uno di quei valori che si trasmette anche con gli esempi istituzionali”, quindi sarebbe probabilmente opportuno “ed equo, un “intervento finanziario dell’amministrazione comunale volto a colmare con propri fondi la parte di contributo che le famiglie in difficoltà non riescono a pagare”. Ovviamente “dopo aver verificato il reale grado di difficoltà della famiglia, operando con adeguati accertamenti prima di agire in maniera politicamente propagandistica”. Perché “alimentare un clima divisivo non fa altro che lacerare ulteriormente il tessuto sociale già di per sè disgregato”, conclude la sindacalista, evidenziando che “per i bambini che frequentano la mensa, consumare lo stesso pasto è un diritto, e spetta agli adulti il dovere etico e morale di evitare che il disagio sociale, già vissuto in famiglia, venga replicato anche nella scuola”.

“Ma quanto fa schifo discriminare ed umiliare una bambina di 8 anni perche’ la famiglia non riesce a pagare la retta della mensa? Non era bastata la vicenda di Lodi?”. Lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni su quanto avvenuto in una scuola di MINERBE, e su cui verra’ presentata un’interrogazione in Parlamento. “Di fronte ad un’insopportabile discriminazione verso un minore- prosegue il leader di SI- mi auguro che vi sia un’azione della magistratura che verifichi questa vicenda e faccia il suo corso”. E magari- conclude Fratoianni- anche il ministro dell’istruzione leghista faccia qualcosa di buono di fronte a questo miserabile ed inaccettabile episodio”.

 Il giocatore dell’Inter, Antonio Candreva, ha deciso di intervenire in favore della bimba costretta a mangiare tonno e crackers a scuola per il mancato pagamento della retta della mensa da parte dei genitori. Lo riporta l’Arena precisando che il nerazzurro ha parlato con il sindaco di Minerbe, Andrea Girardi, per avere i dettagli della vicenda e annunciare che vorrebbe pagare la retta della mensa per la bambina che frequenta la scuola elementare.

 

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