Rossi (Mdp), presidente della Toscana voterà per il nuovo simbolo del Pd. Ma l’ex segretario regionale Pd, renziano, gli chiede di scusarsi per aver lasciato il Pd mentre Zingaretti opera per il coinvolgimento di Mdp nella lista per le europee. Il lupo perde il pelo…

Rossi (Mdp), presidente della Toscana voterà per il nuovo simbolo del Pd. Ma l’ex segretario regionale Pd, renziano, gli chiede di scusarsi per aver lasciato il Pd mentre Zingaretti opera per il coinvolgimento di Mdp nella lista per le europee. Il lupo perde il pelo…

Davvero sono insopportabili questi dirigenti del Pd che proprio mentre il neosegretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha aperto un confronto con Articolo 1 Mdp per una partecipazione alle liste del Pd per le elezioni europee e auspica che vadano a buon fine gli incontri che sono in corso e che “portino a un coinvolgimento perché – afferma Zingaretti – la sfida di questo logo è proprio quella di far incontrare delle diversità”, si ritengono in dovere di dare lezione a chi non la pensa come loro. A chiedere abiure. Annunciare il mea  culpa che personalità come Enrico Rossi, fra i fondatori di Articolo 1 Mdp, dovrebbero fare per avere il privilegio di far parte di un partito che, alla guida di Renzi e della sua corte toscana, ha prodotto una sola cosa: quel pessimo governo autoritario, il contratto Salvini-Di Maio ed una sconfitta  di proporzioni gigantesche del centrosinistra. Raccontiamo i fatti. Non c’è bisogno di commenti. Di seguito pubblichiamo quanto scrive Rossi su facebook e la risposta del senatore Dario Parrini, ex segretario regionale del Pd toscano che non merita, lo diciamo da vecchi toscani, di essere guidato da personaggi come costui.

Il testo dell’intervento di  Enrico Rossi. La mia battaglia come uomo della sinistra socialista

“Io sarò lì, a fare la mia battaglia come uomo della sinistra socialista, ‘con spirito inclusivo e intento ricostruttivo’. C’è la lista unitaria e il simbolo che riconosce il ruolo del PD ma senza boria e autosufficienza, aprendosi, con ‘siamo europei’, come anche io avevo sostenuto, alle forze civiche, ai liberali, ai progressisti, ad associazioni cattoliche. C’è anche un richiamo al socialismo e ai socialisti e democratici europei che è l’area a cui appartengo, non solo idealmente, ma anche come presidente di regione. Ci potevamo aspettare un riferimento più forte e esplicito al socialismo”. Così scrive  il presidente della Rdegione  Toscana postando il simbolo con cui il Partito Democratico si presenterà alle prossime elezioni europee. “Tuttavia, il posto della sinistra socialista non può che essere lì, riconoscendosi in quel quadrato rosso e, dentro quel campo, impegnandosi e lottando sui temi della tutela del lavoro, della conversione ecologica dell’economia e della giustizia sociale; per un’Europa diversa, più unita, sociale e democratica”, continua. “Non ci sono, a mio parere altre soluzioni, se non a rischio di settarismo e di dispersione del voto. La ricostruzione della sinistra si deve fare, come diceva Alfredo Reichlin, con spirito inclusivo e intento ricostruttivo”. “La ragione grande della giustizia sociale si difende meglio in un campo largo che in uno spazio ristretto – sottolinea Rossi -. Questa è la lezione che ci ha dato il popolo di sinistra con il voto del 4 marzo. Sarebbe un errore terribile non averla imparata. Io farò con convinzione e impegno la campagna elettorale per le europee e per le amministrative”.

La risposta stizzita dell’ex segretario Pd della Toscana

Arriva a stretto giro di posta la risposta stizzita, ma è tutta farina del suo sacco o, viene da chiederci, c’è lo zampino di qualche renziano nostalgico? Un segnale dell’inizio di una battaglia politica da combattere a partire dal gruppo Pd del Senato da parte dei renziani. Lo stile, si fa per dire, è proprio quello dell’ex presidente del Consiglio e dei suoi seguaci. Di seguito quanto scrive sulla sua pagina facebook il senatore Dario Parrini.
“Enrico Rossi ci comunica che voterà Pd alle prossime elezioni europee e amministrative. Io dico: bene. Anzi – scrive il  Parrini – molto bene. Per una serie di motivi: 1. perché anche solo un consenso in più rafforza il Pd nella lotta al governo dello sfascio; 2. perché, essendo stato Rossi uno dei massimi artefici della scissione di due anni fa, la sua scelta è un’autorevole presa d’atto del fallimento di un progetto di disgregazione della sinistra di governo che ha favorito Lega e M5S e che in migliaia di militanti e volontari del Pd ha suscitato amarezza, rabbia e dolore (so che quelle persone apprezzerebbero, non appena sarà possibile, almeno una parola di scuse, dato che guardare avanti è doveroso, ma senza rimuovere il passato); 3. perché Rossi non ha dato alla sua decisione una veste opportunistica o personalistica: non chiede posti o candidature. Sarebbe stata ovviamente una richiesta irricevibile. Ma che non ci sia stata è un fatto estremamente positivo, e da sottolineare”. Bontà sua, verrebbe da dire. Ma Rossi, che conosciamo bene ed apprezziamo, non ha davvero bisogno di elogi da parte degli inquisitori di turno.

Share