Roma Capitale. Topi e gabbiani regnano su cumuli di immondizia. Gli intellettuali dormono e Raggi si gira dall’altra parte. Il mondo del lavoro insorge e chiede “un piano antidegrado”, promettendo battaglia

Roma Capitale. Topi e gabbiani regnano su cumuli di immondizia. Gli intellettuali dormono e Raggi si gira dall’altra parte. Il mondo del lavoro insorge e chiede “un piano antidegrado”, promettendo battaglia

Roma vista da fuori

Chi non ricorda le dure posizioni  di Le Monde e del New York Times?

Il quotidiano francese stigmatizzava  i “sacchi dell’immondizia lasciati in un angolo di strada, sventrati dai gabbiani”, ponendosi la domanda retorica: “Caos organizzato? Incuria cronica? Menefreghismo generalizzato?”.

Alla fine del 2018 Il New York Times invia nella città eterna il reporter Jason Horowitz, una delle sue firme più prestigiose. Horowitz, nel suo reportage, è durissimo: “Venditori abusivi di souvenir, materassi, armadi e frigoriferi abbandonati sui marciapiedi” ed ancora “metropolitane a mezzo servizio”, fino a disvelare il ridicolo che si nasconde dietro alla proposta di schierare l’esercito per tappare le buche delle strade. Scempio dello scempio, secondo il cronista americano, i parchi trattati come “scene del crimine”. Alberi caduti da mesi, in piena decomposizione, circondati da nastri gialli di Roma capitale a delimitarli. “Di chiunque sia la colpa”, scrive Horowitz “l’affascinante stanchezza di Roma ha ceduto il passo al cinismo. L’unica reazione dei romani al degrado è condividere foto e memes sui social network”.

Il sesso tra i rifiuti

Altra perla: maggio 2017. All’interno di un cumulo di spazzatura su piazza indipendenza un extracomunitario ed una gentile signora sono impegnati in un rapporto sessuale, a detta degli spettatori, “eccezionalmente focoso”. Certamente l’esposizione della sessualità può anche avere un valore catartico, simbolico, di protesta. Anche come semplice spettacolo fine a se stesso può essere gradevole, stimolando il piccolo voyeur che è in ognuno di noi. Ma c’è ben poco di gioioso nel rotolarsi, seminudi, tra scarti alimentari avariati, assorbenti usati, miasmi e liquidi di non definibile natura, topi, pulci zecche e altre amenità. Persino Bataille lo avrebbe evitato ai suoi personaggi.

Metafisica del cassonetto

I roditori regnano sovrani tra il Pantheon e Castel S. Angelo, passando beffardi sotto il naso della pigra colonia felina di Largo Argentina, che ha perso di vista la propria natura predatoria perchè, evidentemente, troppo attenzionata dal popolo delle gattare. Ma sua maestà la pantegana sta per essere scalzata dalla new entry: il gabbiano. L’animale risale il Tevere alla ricerca di cibo che trova in grande quantità nei cassonetti, ma anche fuori, direbbe Walter Veltroni, e sopra, sotto, di lato. Roma è un raro esempio di meccanica quantistica: le distinzioni tra “dentro e fuori” tanto care alla fisica tradizionale, cadono. Il concetto di “dentro” il cassonetto equivale a qualsiasi altro posto che non sia il cassonetto. Il Dottor Spock aggrotterebbe leggermente un sopracciglio in segno di compiacimento. Tornando ai gabbiani essi sono una presenza maestosa, ma non molto pacifica, tant’è che i musei capitolini mettono in guardia i propri visitatori esponendo il cartello “attenzione ai gabbiani: possono attaccare”. In questo ameno video  potrete vedere un gabbiano che divora un piccione in via dei fori imperiali, appollaiato su di una macchina della polizia municipale.

A due passi dal Colosseo il parco di Colle Oppio è il cuore nero di Roma. Prostituzione, degrado, discariche a cielo aperto, spaccio. Ce n’è per tutti i gusti.

L’elenco delle perle della capitale potrebbe continuare. Ma sarebbe anche un’operazione inutile. Potremmo parlare dei quartieri periferici, ma ognuno di essi avrebbe bisogno di un’enciclopedia più che di un pezzo giornalistico. Basta solo uno sguardo per capire che Roma è un malato terminale in cui alla sporcizia si aggiunge l’imbarbarimento dei rapporti sociali: in città ci si guarda in cagnesco. I quartieri si mobilitano si, ma contro immigrati e rom. I recenti disordini di Torre Maura, causati dall’arrivo di una sessantina di persone di etnia rom, in prevalenza minori e donne, ospiti di una cooperativa che è risultata vincitrice di un bando europeo, si sono trasformati in guerriglia urbana, con con cassonetti posizionati a centro strada, rovesciati o dati alle fiamme. I residenti hanno dichiarato: “non molliamo finchè non se ne vanno”. La situazione era talmente ingestibile che il delegato alla sicurezza del comune di Roma, Marco Cardilli, ha dovuto battere in ritirata quasi subito per non essere travolto dall’ira dei residenti. Parliamo, vale la pena di ripeterlo, di un’azione di accoglienza perfettamente legale, operata da un soggetto che ha risposto ad un bando pubblico e che vede come beneficiari principali 33 minori, che di certo non sono pericolosi assassini.

La cultura è solo museo. Le nuove proposte intellettuali, nella stragrande maggioranza, forse con la sola eccezione di Massimiliano Tonelli, direttore di Art Tribune, si volgono ad un vanaglorioso intimismo. Chiusi nei propri circoli i cosiddetti intellettuali scambiano il salotto di casa propria con il mondo: nessuna “intellighenzia” si fa portavoce della sofferenza della città, la cui bellezza è oppressa dal marciume.

Il mondo del lavoro insorge

Ma se il mondo della cultura è prono, il mondo del lavoro reagisce con durezza e fermezza. Le sette principali associazioni datoriali cittadine Acer, Coldiretti, Confcommercio, Cna, Confesercenti, Federlazio e Unindustria, hanno strigliato Virginia Raggi e alla sua giunta: “Roma è ferma, bisogna cambiare passo”. A seguire una precisa richiesta di attivare un piano “anti declino”. Affermano le organizzazioni datoriali: “non è la prima volta che lanciamo questo grido di allarme. Ma finora c’è stato il più assoluto silenzio e nessuna risposta. Se non raggiungiamo questo obiettivo dovremo andare oltre le conferenze stampa e gli appelli. Non vogliamo più vedere questo degrado. Se le associazioni che sono qui oggi non ricevono risposta dovremo progettare qualcosa di più forte compreso scendere in piazza”.

Reagiscono anche i sindacati che, con un comunicato unitario a firma del segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola, del segretario generale della Cisl di Roma Capitale e Rieti, Luca Bozzi, e del segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Alberto Civica, hanno dichiarato: “Il declino di questa città e la mancanza totale di governo diventano ogni giorno più evidenti. Le ultime vicende di cronaca non fanno che acuire questa realtà. In un simile contesto, non possiamo che condividere l’allarme lanciato ieri dalle maggiori associazioni datoriali”. I sindacalisti proseguono: “la sindaca Raggi è chiusa nel suo ufficio, non ascolta, non dà risposte ai problemi legati a povertà, disagio sociale e degrado. Sono ferme al palo le questioni del trasporto pubblico, dei rifiuti, della gestione delle municipalizzate, a partire da Ama e Roma Multiservizi. Così non si può andare avanti: le forze produttive e del lavoro devono svolgere insieme un’importante funzione progettuale e lavorare per fermare il declino di Roma. Nessuno può girarsi dall’altra parte e assistere inerme a tale scempio”.

Share