Radio Radicale: è arrivato il momento della solidarietà, vera e concreta

Radio Radicale: è arrivato il momento della solidarietà, vera e concreta

Le agenzie di stampa hanno diffuso un comunicato del Partito Radicale, e da qui conviene partire: “Mentre Maurizio Bolognetti giunge al 42esimo giorno di sciopero della fame, altri membri della presidenza del Partito Radicale si aggiungono alla sua iniziativa nonviolenta nella speranza che il governo intervenga in tempo utile per consentire al servizio pubblico svolto da 43 anni da Radio Radicale di poter proseguire. Si tratta di Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Irene Testa, componenti della presidenza del Partito Radicale, e di Paola di Folco, militante delle lotte nonviolente radicali da tantissimi anni”. Perché questa iniziativa? “Constatiamo”, dicono, “che 42 giorni di sciopero della fame di Bolognetti per la vita di Radio Radicale e il diritto umano alla conoscenza non sono bastati ai rappresentanti del governo per corrispondere in qualche modo a questa rigorosa ed esemplare richiesta di dialogo, nemmeno nella forma dell’incontro con il direttore Alessio Falconio e dell’amministratore Paolo Chiarelli, che da tempo hanno richiesto di essere ricevuti dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, interlocutore diretto della vicenda di Radio Radicale”.

Il Comitato di Redazione dell’emittente ha chiesto da tempo un incontro urgente a Di Maio, nella sua veste di ministro del Lavoro. Non ha avuto neppure un cenno di riscontro. Già questo silenzio e questa gelida indifferenza dicono molto. Non sono mancate, da esponenti politici ed esponenti del mondo della cultura, la solidarietà e il riconoscimento del lavoro svolto da “Radio Radicale”: se ne è sottolineata la qualità del servizio fornito, la sua specificità e unicità. Acqua che scorre su pietra, senza lasciare traccia.

 A questo punto, occorre un salto di qualità, non è più tempo di generica e “facile” solidarietà. O il destino e il futuro di “Radio Radicale” ci lascia, nei fatti e nel concreto, indifferente; e allora glielo si dica chiaro e forte, senza alimentare illusioni. Oppure se così non è, si faccia qualcosa di concreto. Per esempio: i Comitati di Redazione, gli organismi dirigenziali e sindacali dei giornalisti, cos’hanno intenzione di fare? Si può azzardare un suggerimento? Magari una giornata – a staffetta – di digiuno, assieme alla “pattuglia” radicale che già è scesa in campo. Atti parlamentari ad hoc. I direttori di giornale e gli opinionisti (non pochi) che in questi giorni hanno manifestato solidarietà e vicinanza alla “Radio Radicale” nel corso delle numerose interviste che hanno rilasciato all’emittente, nei loro giornali e nei loro commenti ed editoriali “raccontino” come e perché questa radio è importante, necessaria, e rischia di dover interrompere le sue trasmissioni. Diano “semplicemente” corpo all’enunciato di Luigi Einaudi: “Conoscere per deliberare”. Consentano ai lettori, ai cittadini, di sapere, e poter giudicare.

In Inghilterra si dice che la solidarietà non ha valore se non è accompagnata da almeno un penny. Ecco: è arrivato il momento di versarlo, questo penny. Se no, la solidarietà non ha valore alcuno.

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