Papa Francesco parla di muri da abbattere e di migranti da accogliere, sempre e ovunque. Cita Tsipras, che “meriterebbe il Nobel”: i diritti vengono prima degli accordi tra Stati

Papa Francesco parla di muri da abbattere e di migranti da accogliere, sempre e ovunque. Cita Tsipras, che “meriterebbe il Nobel”: i diritti vengono prima degli accordi tra Stati

Una vera e propria lezione di teologia quella che papa Francesco ha voluto dare ai giornalisti, ai cristiani e all’opinione pubblica più generale sull’aereo che lo riportava a Roma da Rabat, capitale del Marocco. Dopo i tre giorni di ubriacatura veronese ultraconservatrice da Concilio Tridentino delle frange, fortunatamente minoritarie, della Chesa cattolica, le parole di papa Bergoglio sembrano una ventata di aria fresca in un ambiente  che si era fatto violento e trucido. Le parole del congresso di Verona erano ispirate all’odio e al disprezzo, alla chiusura identitaria, di un cattolicesimo becero e antistorico, che grazie al cielo non esiste più e non vorremmo che esistesse ancora. Le parole di papa Francesco, ancora una volta, parlano di amore, accoglienza, fraternità, di abbattimento dei muri, di quelli metaforici come di quelli materiali. “Coloro che costruiscono i muri finiranno prigionieri dei muri che hanno costruito. Invece quelli che costruiscono ponti, andranno tanto avanti”, ha detto il papa. “Costruire ponti per me è una cosa che va quasi oltre l’umano, ci vuole uno sforzo molto grande”, ha proseguito Francesco: “Il ponte è per la comunicazione umana. E questo è bellissimo e l’ho visto qui in Marocco. Invece i muri sono contro la comunicazione, sono per l’isolamento e quelli che li costruiscono diventeranno prigionieri. I frutti non si vedono ma si vedono tanti fiori che daranno dei frutti, andiamo avanti così”. Ma i muri sono anche la metafora con la quale ormai si costruisce l’ideologia della nuova Europa “sovranista” di Salvini, Le Pen, Orban, quella che non lascia entrare i migranti. E su questo, papa Francesco è stato ancora una volta semplicemente diretto: “non lascio entrare, o li lascio affogare lì, o li mando via sapendo che tanti di loro cadranno nelle mani di questi trafficanti che venderanno le donne e i bambini, uccideranno o tortureranno per fare schiavi gli uomini?”. Ed ecco la risposta: “Io non lascio entrare: è vero perchè non ho posto, ma ci sono altri Paesi, c’è l’umanità dell’Unione europea. deve parlare l’Unione Europea intera”, per il papa. “Una volta ho parlato con un governante, un uomo che io rispetto e dirò il nome, con Alexis Tsipras. E parlando di questo e degli accordi di non lascare entrare, lui mi ha spiegato le difficoltà, ma alla fine mi ha parlato col cuore e ha detto questa frase: ‘i diritti umani sono prima degli accordi’: questa frase merita il premio Nobel”.

Papa Francesco: la paura è la “predica usuale dei populismi. La paura è l’inizio delle ditatture”. E accusa la civile Europa di incoerenza quando vende armi nel mondo 

Poi, il papa ha proseguito entrando nel vivo e senza peli sulla lingua delle ideologie populiste di questo XXI secolo. “Vedo che tanta gente di buona volontà, non solo cattolici, ma gente buona, di buona volontà è un po’ presa dalla paura, che è la predica usuale dei populismi: la paura. Si semina paura e poi si prendono delle decisioni. La paura è l’inizio delle dittature”. Papa Francesco ha poi fatto un po’ di storia del Novecento: “Andiamo al secolo scorso, alla caduta della Repubblica di Weimar, questo lo ripeto tanto. La Germania aveva necessità di un’uscita e, con promesse e paure, è andato avanti Hitler, conosciamo il risultato. Impariamo dalla storia, questo non è nuovo: seminare paura è fare una raccolta di crudeltà, di chiusure e anche di sterilità. Pensate all’inverno demografico dell’Europa. Anche noi che abitiamo in Italia: sotto zero. Pensate alla mancanza di memoria storica: l’Europa è stata fatta da migrazioni e questa è la sua ricchezza. Pensiamo alla generosità di tanti paesi, che oggi bussano alla porta dell’Europa, con i migranti europei dall’84 in su, i due dopoguerra, in massa, America del Nord, America Centrale, America del Sud. Mio papà è andato lì nel dopoguerra in accoglienza. Un po’ di gratitudine… E’ vero, per essere comprensivi, che il primo lavoro che dobbiamo fare è cercare che le persone che migrano per la guerra o per la fame non abbiano questa necessità. Se l’Europa così generosa vende le armi allo Yemen per ammazzare dei bambini, come fa l’Europa a essere coerente? E dico: questo è un esempio, ma l’Europa vende delle armi”.

La Chiesa di Francesco: né donatista né congreagazionista ma autenticamente cattolica, pastorale, anche quando sbaglia

Non poteva non accennare agli scandali che hanno attraversato e ancora attraversano la Chiesa, papa Francesco. Soprattutto in tema di abusi. E anche in questo caso, la visione teologica di papa Francesco è chiarissima: la Chiesa non può ammettere scappatoie né alibi dinanzi al male. “Vincere lo spirito del male non è ‘lavarsi le mani’, dire ‘il diavolo lo fa’: no”. Papa Francesco risponde così alle critiche di chi lo accusa di parlare del diavolo, in merito alla pedofilia, per non assumere le responsabilità degli uomini di Chiesa abusatori. “Ci sono due pubblicazioni che raccomando”, ha detto sul volo di ritorno dal Marocco: “Un articolo di Gianni Valente su Vatican Insider dove parla dei ‘donatisti’. Il pericolo della Chiesa oggi di diventare ‘donatista’ facendo prescrizioni umane, dimenticando le altre dimensioni. La preghiera, la penitenza, che non siamo abituati a fare? Ambedue!”. E “l’altra pubblicazione l’ha fatta la Civiltà Cattolica. Io avevo scritto un libro, nell’87, le ‘Lettere della tribolazione’, erano le lettere del Padre Generale dei gesuiti quando stava per essere sciolta la Compagnia. Ho fatto un prologo, questi hanno studiato e hanno fatto uno studio sulle lettere che ho fatto all’episcopato cileno e al popolo cileno. Come agire con questo, le due parti, la parte scientifica e la parte spirituale. Lo stesso ho fatto con i vescovi degli Stati Uniti: le proposte erano troppo metodologiche, senza volontà, era trascurata la dimensione spirituale. Vorrei dirvi: la Chiesa non è congregazionista, è cattolica, dove il vescovo deve prendere in mano e anche il Papa deve prendere in mano come pastore”.

Sull’omosessualità lo schiaffo della misericordia di Francesco agli odiatori di professione 

Papa Francesco è tornato sulla questione omosessuale nell’intervista a Jordi Evole della televisione spagnola La Sexta andata in onda la sera di domenica. Il pontefice è tornato su una sua affermazione circa la consultazione di uno psichiatra se in una famiglia un figlio è omosessuale: “Mai si manda via da casa una persona perché ha tendenza omosessuale, stavo spiegando questo, però c’è una distinzione: altro è quando una persona è molto giovane, e conviene andare, ho detto, da uno psichiatra, è la parola che mi è venuta parlando, una parola che non è la mia, andare da un professionista. Stiamo parlando di un ragazzo che si sta sviluppando e i genitori si interrogano: vadano da un professionista che dirà cosa bisogna fare: può darsi che non sia omosessuale ma ci sia altro”. Ma se “l’atteggiamento omosessuale è fissato, questo uomo o questa donna omosessuale ha diritto a una famiglia, e questo padre e questa madre hanno diritto a un figlio venga come venga”, per cui il figlio non va mandato via di casa. Più in generale, “le tendenze non sono peccato”.

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