Maurizio Acerbo. Il segretario di Rifondazione comunista presenta “La Sinistra”, la lista unitaria per le Europee del 26 maggio, “per restare dalla parte giusta della barricata”

Maurizio Acerbo. Il segretario di Rifondazione comunista presenta “La Sinistra”, la lista unitaria per le Europee del 26 maggio, “per restare dalla parte giusta della barricata”

Maurizio Acerbo, dal 2 aprile del 2017 segretario nazionale di Rifondazione comunista, è in queste settimane uno dei protagonisti della costituzione della lista “La Sinistra” per le europee del prossimo 26 maggio.

Come sta la sinistra, segretario?

In Italia è messa malissimo. In Europa, al contrario, mi pare più combattiva. E resiste. Anzi, la sinistra sta paradossalmente vivendo una stagione molto positiva in luoghi di solito inesplorati, direi perfino inediti, come negli Usa, con Bernie Sanders , o la Cortes, o la neoeletta sindaca di Chicago. Insomma, la sinistra pare forte là dove il socialismo è più popolare tra i giovani rispetto al capitalismo. Ma non mi sottraggo alla domanda sui mali della sinistra italiana. Rilevo innanzitutto che quella che viene spacciata in televisione per sinistra non è la sinistra autentica, critica, o, come si dice, radicale. Dai media si diffonde il messaggio che la sinistra è il Pd o quella parte di liberisti che partecipano ai talk show. In realtà, è questa una delle ragioni fondamentali per cui i nostri giovani non la conoscono, non ci conoscono. Noi di Rifondazione, ad esempio, siamo stati espulsi dalla televisione da ormai un decennio.

Non è tutta colpa della televisione, o dei media, se in questi anni la nostra sinistra, quella autentica, non è riuscita a farsi ascoltare dal suo popolo. Che ne pensi?

La nostra sinistra è troppo debole, nella realtà, e non ha retto l’impatto del fenomeno del M5S che invece ha raccolto il voto di protesta, soprattutto per effetto degli errori del passato. Altrove, in Europa, la crisi dei partiti della troika, di centrosinistra o di centrodestra, è stata raccolta da forze di destra estrema o dalla sinistra radicale. Come è avvenuto in Germania, ad esempio, dove la Linke e i Grunen raggiungono assieme il 30% dei consensi. E tuttavia, vorrei anche sottolineare che iI Movimento 5 Stelle si dichiara né di destra né di sinistra, oscillando tra posizioni reazionarie e aperture, non so quanto sincere, a sinistra. La verità è che noi non esistiamo più per milioni di persone. Le nostre idee da anni non sono più dentro il dibattito pubblico. E questo a causa dello spostamento su posizioni della destra liberista del Partito democratico, che appunto quando va in televisione viene definito “di sinistra”. Faccio un esempio per chiarire ciò che penso. È bastato che da Maurizio Landini, l’attuale segretario della Cgil, si tentasse una proposta di patrimoniale, come elemento di giustizia distributiva, perché come recita la Costituzione, chi ha di più deve contribuire di più, per veder sollevarsi l’opposizione del Pd. O meglio, di quell’arco incostituzionale che va dal Pd, compreso Zingaretti ai 5stelle. Non è un caso che tutte le forze politiche dominanti tentano di modificare la Costituzione piuttosto che attuarla.

Eppure in queste settimane abbiamo assistito al recupero delle piazze da parte del nostro popolo, dalla manifestazione dei sindacati a piazza san Giovanni del 9 febbraio alle proteste degli studenti il 15 marzo.

La situazione in Italia mi sembra paradossale:  nelle piazze e nelle mobilitazioni partecipa una minoranza che ancora non riesce a trovare rappresentanza, proprio per la crisi delle organizzazioni politiche di massa, compresa la mia, che tenta negli ultimi 25 anni di resistere alla crisi. Non mi colpevolizzo, anzi. Sono contrario all’idea di auto colpevolizzazione a sinistra, per cui ci accusiamo di essere così deboli perché i nostri programmi non funzionano. Non è vero, perché con programmi come i nostri, altrove i partiti viaggiano attorno al 10%. La stessa Lega e lo stesso M5S hanno creato un consenso popolare facendo proprie alcune delle rivendicazioni di sinistra: penso al reddito di cittadinanza e all’abolizione della legge Fornero di riforma delle pensioni. Salvini ora vuol fare il gradasso e si afferma tra i lavoratori proprio perché noi siamo stati banditi da 10 anni dalla televisione, pubblica e privata. In realtà, vorrei ricordare che fummo i primi a raccogliere le firme contro la legge Fornero. E siamo stati boicottati. Ma ciò che vedo, è che loro, al governo, hanno fatto male ambedue le cose: non volendo far pagare più tasse ai ricchi hanno elaborato misure che definirei “sghembe”. Due cavalli di battaglia nostri sono diventati i passepartout con cui hanno conquistato un consenso maggioritario. L’idea della difesa delle classi popolari resta un problema gigantesco. E tuttavia, il fatto che siamo una minoranza non deve demoralizzarci ma deve indurci a riorganizzarci con spirito unitario. Anche perché l’altra realtà che ci indebolisce è la frantumazione a sinistra del Pd.

Ed ecco finalmente la costituzione della lista unitaria La Sinistra.

Troveremo alle elezioni del 26 maggio finalmente una lista unitaria, La Sinistra, come la Die Linke tedesca. Rifondazione comunista, Sinistra Italiana, AltraEuropa, la Rete delle città in comune (liste unitarie di sinistra presenti in tante città italiane), Convergenza socialista hanno dato vita al primo nucleo costituente. Così, abbiamo messo e mettiamo a disposizione di movimenti, soggetti sociali e associazioni la nostra lista aperta a esperienze importanti, a soggettività culturali. I nostri leader europei sono Nico Cuè, sindacalista belga, e Violeta Tomic, una compagna slovena, parlamentare e leader di Levika, il partito di sinistra in Slovenia. Vorrei però tornare al movimentismo di questi mesi, perché non è indifferente quanto sta accadendo. Il movimento studentesco sollecitato dall’iniziativa di Greta Thunberg sarebbe positivo se ad esso seguissero concrete e coerenti politiche ambientali. Il punto è che coloro che la applaudono, come il M5S, o Zingaretti del Pd, stanno progressivamente svendendo l’ambiente, e centrosinistra e centrodestra sono ugualmente caratterizzati da politiche contrarie alla salvaguardia dell’ecosistema. Si continua a finanziare le fonti fossili, si regalano soldi agli inquinatori, si è creato un settore assistito dallo Stato di business come quello delle biomasse. Essere di sinistra, al contrario, significa battersi come ci dice Naomi Klein, per cambiare il sistema del capitalismo liberista, contro i profitti capitalistici, ed è questo che dovrebbe portare a un Green New Deal, ovvero alla riconversione dell’economia. Una riconversione che dovrebbe partire da un enorme investimento pubblico in senso ecologico, dai cicli produttivi alle scelte economiche. Si dovrebbero mettere in discussione le grandi lobby che determinano le scelte energetiche. Al contrario, il centrosinistra al governo, dallo SbloccaItalia alla questione delle trivelle, si è schierato dalla parte dei petrolieri. Ora, non servono più le chiacchiere, ma i fatti concreti. Questo ci consegnano le nuove generazioni, e non solo. Penso ad esempio alla manifestazione a Roma a piazza san Giovanni del 23 marzo contro le grandi opere dove c’eravamo solo noi della sinistra radicale. È curioso che Zingaretti applaude Greta e poi vada da Chiamparino a celebrare la Tav. Io penso davvero che la sinistra debba essere rosso-verde, e ciò che vogliamo fare è proprio riaggregare una sinistra rosso-verde.

Dunque, il messaggio che La Sinistra lancia è non solo di critica al capitalismo, ma anche di costruzione di una diversa identità della sinistra, che guarda al pianeta, all’ecosistema.

Lo dicevamo già a Genova nel 2001 che ormai la contraddizione tra capitale-lavoro è diventata contraddizione capitale-vita umana, e la stessa Laudato si’ di papa Francesco ha fotografato un dibattito già presente. Ciò dimostra che le questioni che caratterizzano un punto di vista di sinistra antiliberista e anticapitalista appena bucano il chiacchiericcio mediatico si aprono spazi per una critica attuale, moderna, perché individua l’ecosistema come condizione umana e lavorativa. Ciò vuol dire che dobbiamo evitare di blandire le nuove generazioni che vanno al voto, ma proporre loro le nostre idee e coinvolgerli. Mi pare evidente che se il sistema propone loro un futuro di precarietà, lavoro sottopagato, emigrazione e una catastrofe ambientale, e il rischio di trovarsi dentro una riedizione del fascismo, reagiscono mobilitandosi e protestando. Il punto è che la sinistra deve riuscire a parlare alle e imparare dalle nuove generazioni. Benedetta qualunque mobilitazione. Conta però fornire buone idee e buoni esempi. Se i giovani americani vanno ad applaudire Sanders è perché negli anni Sessanta era con Luther King e non ha mai abbandonato quella barricata. E questo è ciò che noi vogliamo fare e faremo con la lista unitaria “La Sinistra”: non abbandonare mai quella parte della barricata.

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