Londra. Brexit. Mercoledì sera i 27 Paesi della Ue dovrebbero concedere altro tempo ai britannici per decidere. Forse un anno, come vorrebbe Merkel

Londra. Brexit. Mercoledì sera i 27 Paesi della Ue dovrebbero concedere altro tempo ai britannici per decidere. Forse un anno, come vorrebbe Merkel

A Westminster, la Camera dei Comuni ha approvato la proposta per il rinvio al 30 giugno della Brexit. La proposta governativa è stata varata con una maggioranza di 310 voti.  Alla vigilia della riunione straordinaria dei Ventisette con Theresa May, mercoledì dalle 18 nella capitale belga, la lancetta delle probabilità si è così spostata sull’ipotesi di un rinvio lungo della Brexit. E’ stata la cancelliera tedesca Merkel a dare il la indicando la possibilità di una proroga a inizio 2020, in linea con quanto aveva proposto il presidente della Ue Tusk. La Ue non crede dunque alla premier britannica quando si dice sicura di poter arrivare al 30 giugno (è la data ultima da lei richiesta per materializzare il divorzio dall’Unione europea) a un accordo con la Camera dei Comuni. Tuttavia la partita è ancora da giocare perché tra i Ventisette ci sono dubbi e sospetti a valanga sulla bontà dell’ipotesi proroga lunga. Macron, dopo l’incontro con Theresa May all’Eliseo successivo al colloqui di May a Berlino con Merkel, non ha cambiato posizione e ora la discussione tra i Ventisette riguarda le garanzie che Londra deve dare sia sul percorso politico interno al Regno Unito (nuove elezioni, nuovo referendum o altro) sia sull’atteggiamento che manterrebbe nella Ue per non metterne in causa il funzionamento e non tenere in ostaggio gli Stati al momento delle decisioni su nomine, bilancio 2021-2027 e scelte strategiche (soprattutto su difesa e politica di sicurezza). La cosa certa è che a Londra tutto è fermo e il negoziato governo-partito laburista non ha per il momento portato alcun risultato.

La posizione del Consiglio europeo sembra ormai chiara: concedere altro tempo, almeno un anno, come vorrebbe Merkel

“Il Consiglio europeo prende nota dell’impegno del Regno Unito ad agire in modo costruttivo e responsabile durante” la proroga “sulla base del dovere di sincera collaborazione, e si aspetta” che Londra “rispetti questo obbligo previsto dai Trattati” secondo “la sua situazione di Stato membro in uscita”. Si legge nella bozza di conclusioni del summit dei 27 leader Ue di mercoledì. Proprio in virtù di questo suo status – prosegue il documento – “il Regno Unito faciliterà il raggiungimento dei compiti dell’Unione, e si asterrà da qualsiasi misura che possa compromettere il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue”. Inoltre, “durante la proroga il Regno Unito resterà uno Stato membro con tutti i diritti e doveri, secondo l’Articolo 50 dei Trattati, ed ha il diritto di revocare la sua notifica in qualsiasi momento”. Il presidente del Consiglio europeo Tusk sottolinea che “l’esperienza fatta finora, insieme alle profonde divisioni nella Camera dei Comuni, ci danno pochi motivi per credere che il processo di ratifica” dell’accordo di ritiro del Regno Unito dall’Ue, già bocciato tre volte dai parlamentari britannici, “possa essere concluso entro fine giugno”. In realtà, una via simile aprirebbe la via a “una serie di rinvii brevi e di vertici di emergenza, creando nuove date ultimative”. Cosa che “oscurerebbe le attività dei 27 nei mesi a venire” e sarebbe “negativa per cittadini e imprese”. Naturalmente, “se non riuscissimo a metterci d’accordo su un’estensione qualsiasi, ci sarebbe il rischio di una Brexit accidentale”. “La flessibilità – continua Tusk – permetterebbe di terminare la proroga automaticamente, non appena ambedue le parti abbiano ratificato l’accordo di ritiro. Il Regno Unito sarebbe libero di uscire dall’Ue quando è pronto e l’Ue a 27 eviterebbe di dover tenere ripetuti summit sulla Brexit. Cosa più importante, un rinvio lungo della Brexit fornirebbe maggiore incertezza e prevedibilità, rimuovendo la minaccia di date ultimative in continuo cambiamento. Inoltre, nel caso di uno stallo continuo, un rinvio lungo consentirebbe alla Gran Bretagna di ripensare alla sua strategia sulla Brexit”.

Infine, conclude Tusk, “qualsiasi direzione venga imboccata, non deve essere influenzata da emozioni negative. Dovremmo trattare il Regno Unito con il massimo rispetto, dato che vogliamo restare amici e alleati, e dovremo ancora trovare un accordo sulla relazione futura. Nessuna delle due parti dovrebbe sentirsi umiliata, in questo processo difficile. Per la Brexit non ci sono soluzioni semplici. Entrambe le opzioni hanno vantaggi e svantaggi. Quindi, discutiamone in modo aperto, creativo e costruttivo”, conclude Tusk.

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