Libia. Sull’orlo della guerra civile. I miliziani di Haftar puntano all’assedio di Tripoli e di delegittimare Serraj

Libia. Sull’orlo della guerra civile. I miliziani di Haftar puntano all’assedio di Tripoli e di delegittimare Serraj

Lo spettro della guerra civile torna ad aleggiare sulla Libia a poche settimane dalla conferenza nazionale prevista il 14 e 16 aprile nella località di Ghadames, al confine con la Tunisia a nord e l’Algeria a ovest, che in teoria dovrebbe portare a un accordo sulle elezioni entro il 2019. Le forze fedeli al generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico (Lna) e uomo forte della Cirenaica si avvicinano sempre di più alla capitale Tripoli, sede del Governo di accordo nazionale (Gna) guidato dal premier Fayez al Sarraj, in teoria comandante supremo delle Forze armate libiche. Quest’ultimo ha proclamato ieri l’allarme generale per tutte le forze di sicurezza in Tripolitania “al fine di respingere qualsiasi minaccia possa minare la stabilita’”. L’annuncio arriva tramite un comunicato in risposta alla mobilitazione delle forze fedeli ad Haftar che si muovono verso l’ovest della Libia. Tripoli rimane al momento sotto il controllo del Gna, ma intorno alla capitale la situazione è nebulosa. Giungono notizie di defezioni di milizie con villaggi passati ad Haftar e di scontri limitati tra gli uomini di Haftar e le milizie che appoggiano il Gna. Il maresciallo libico Khalifa Haftar ha ordinato ai suoi uomini di entrare a Tripoli. In un messaggio diffuso dal sito di notizie ‘Libyan Express’, l’uomo forte della Cirenaica esorta il suo esercito a conquistare la Capitale “pacificamente e, se si dovesse da qualsiasi parte, a rispondere per cercare di mettere al sicuro le vite dei civili”. In un messaggio vocale pubblicato su Facebook, Haftar ha invitato Tripoli ad arrendersi, e i suoi abitanti a sventolare bandiera bianca o rimanere in casa per non essere presi di mira.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “profondamente preoccupato” per gli scontri tra milizie avvenute a sud di Tripoli, in Libia, e del “rischio di un confronto”. In un messaggio sul suo profilo Twitter Guterres ha dichiarato: “Non c’è una soluzione militare. Solo il dialogo intra-libico può risolvere i problemi libici”. Per questo motivo, Guterres “invita alla calma e alla moderazione, mentre si prepara a incontrare i leader libici nel paese”. Secondo il portavoce dell’Lna, Ahmed al Mismari, gli avamposti della colonna di uomini e mezzi dell’Lna sono già arrivati nella città di Gharyan, che si trova in Tripolitania a circa 100 chilometri a sud di Tripoli. “I nostri uomini sono arrivati a Gharyan – ha spiegato – accolti con favore dalla popolazione locale”. La città di Gharyan era una roccaforte delle forze del vecchio regime di Muammar Gheddafi che ha firmato nei mesi scorsi un accordo di riconciliazione con Misurata, città considerata rivale. Un altro confronto armato si è verificato nella zona di Asbi’ah, a circa 50 chilometri a sud di Tripoli, e avrebbe provocato almeno una vittima. Secondo quanto riferisce l’edizione araba dell’emittente “Russia Today”, ad attaccare sarebbero state le forze fedeli a Tripoli nel tentativo di prendere il controllo della caserma della brigata 107 che fa capo ad Haftar e che ha sede nella zona di Jabal al Gharbi, vicino al villaggio di Asbìah.

Il deputato libico eletto a Kufra, Said Imghib, ritiene che il piano del generale Khalifa Haftar sia quello di assediare Tripoli e non di attaccarla direttamente. Parlando al giornale “al Sharq al Awsat”, il politico ha spiegato che “questo spostamento di truppe verso la capitale ha come obiettivo quello di porre fine al controllo della città da parte delle milizie prima che si tenga la conferenza nazionale a Ghadames di metà mese”. Imghib ritiene quindi che “le truppe di Haftar entreranno a Tripoli dopo un breve assedio in diverse fasi”. Non è detto però che si vada subito allo scontro frontale, almeno in tempi brevi. La strategia di Haftar potrebbe essere anche quella di arrivare ad una posizione di forza schiacciante alla prossima conferenza nazionale di Ghadames oppure di indurre le milizie di Tripoli e Misurata alla resa.

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