Libia. Guerra civile. Aumenta il bilancio dei morti, 164, e dei feriti, 614. La partita complessa delle alleanze di Haftar e Serraj tra Africa, Medio Oriente e Occidente

Libia. Guerra civile. Aumenta il bilancio dei morti, 164, e dei feriti, 614. La partita complessa delle alleanze di Haftar e Serraj tra Africa, Medio Oriente e Occidente

Almeno 147 morti e 614 feriti. E’ il nuovo bilancio diffuso oggi dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla situazione in Libia a partire dall’inizio dell’offensiva di Khalifa Haftar contro Tripoli lanciata il 4 aprile scorso. Gli scontri hanno prodotto almeno 18mila sfollati, secondo le stime dell’Onu. “Il processo politico ha ricevuto un colpo molto duro. Tanto più che ho dovuto prendere la decisione dolorosa di rinviare lo svolgimento della conferenza nazionale prevista dal 14 al 16 aprile a Ghadames. Ci lavoravamo da un anno” ha affermato l’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamé, commentando in un’intervista a ‘Le Monde’ gli effetti dell’offensiva lanciata contro Tripoli dalle forze del generale Khalifa Haftar e le sue ripercussioni sul processo politico guidato dalle Nazioni Unite. “Per la prima volta dal 2011, un incontro doveva riunire tutto lo spettro politico libico. Gli inviti erano stati trasmessi, non c’era stato alcun rifiuto. L’opinione pubblica percepiva l’evento come un faro di speranza”, ha proseguito Salamé riferendosi alla conferenza nazionale. “D’altra parte, ciò che sta accadendo rimette in discussione il nostro lavoro sulle milizie di Tripoli”, ha aggiunto l’inviato Onu ricordando che “un cessate il fuoco è stato firmato nel settembre 2018, dopo gli scontri tra le milizie di Tripoli e un gruppo armato del sud della capitale (Settima Brigata di Tarhuna, ndr). Stavamo lavorando per ridurre l’influenza di queste milizie nella capitale. Ma questo lavoro di sei mesi è ora messo in discussione dal fatto che queste stesse milizie ora sono sollecitate per la difesa di Tripoli”.

Un caccia dell’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar, fornito dagli Emirati Arabi Uniti, è stato abbattuto dalla contraerea del Governo di accordo nazionale di Tripoli, con un missile fornito dal Qatar: il complesso intreccio di alleanze che sta dietro alla battaglia di Tripoli tra Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar può essere riassunto in questa azione. Fra tribù, milizie e interessi stranieri, lo scacchiere libico non è mai stato semplice. E si è complicato ancora di più da quando il vento della Primavera araba spazzò via, nel 2011, il regime del colonnello Muhammar Gheddafi. La Libia, estesa sei volte l’Italia e abitata da sei milioni di persone (un decimo della popolazione italiana), è tornata alle vecchie fratture e sotto il controllo di milizie e signori della guerra. A ovest, nella Tripolitania, l’autorità è stata affidata al fragile Governo di accordo nazionale, voluto dall’Onu con gli accordi di Skhirat e sostenuto, almeno sulla carta, dalla comunità internazionale, sotto il comando dell’ex ingegnere civile Fayez al-Serraj. Dall’altra parte, nella Cirenaica, a est, ha sempre comandato – grazie anche alla forza – il maresciallo Khalifa Haftar, che con il suo Esercito nazionale libico fece la guerra a Gheddafi, del quale era stato comandante della forza armata, e agli islamisti. Ogni tentativo di unire il Paese con la diplomazia finora è franato. A poco sono servite la Conferenza di Palermo del novembre scorso e il successivo summit di Dubai del 27 febbraio dove i due principali contendenti si erano promessi di lavorare per elezioni nazionali che potessero dare al Paese una guida legittima.

Nella sua offensiva su Tripoli, il generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), ha ottenuto “il pieno ed inequivocabile appoggio del presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi, il suo più stretto alleato politico”. Lo scrive il quotidiano britannico “The Guardian” riportando l’esito dell’incontro tra Al Sisi e Haftar tenuto al Cairo nella giornata di ieri, 14 aprile. “Il presidente Al Sisi ha affermato l’appoggio dell’Egitto alla lotta contro il terrorismo e le milizie estremiste al fine di raggiungere sicurezza e stabilità per i cittadini di tutta la Libia”, recita il comunicato della presidenza egiziana. Per il “Guardian”, il comandante dell’Lna gode anche del sostegno di Arabia Saudita e di Emirati Arabi Uniti. L’incontro tra Al Sisi e Haftar è avvenuto mentre i servizi segreti italiani avvertono che la Libia rischia di diventare “un’altra Siria” e che i combattimenti e la prolungata instabilità del paese nordafricano potrebbero spingere migliaia di persone a fuggire cercando di attraversare il Mar Mediterraneo per raggiungere l’Europa.

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