La Camera approva la legge sul “Codice rosso” contro la violenza sulle donne e boccia l’odg fascioleghista sulla castrazione chimica. Ora va al Senato. Astenuti Pd e Leu, che accusano l’assenza di fondi per la prevenzione

La Camera approva la legge sul “Codice rosso” contro la violenza sulle donne e boccia l’odg fascioleghista sulla castrazione chimica. Ora va al Senato. Astenuti Pd e Leu, che accusano l’assenza di fondi per la prevenzione

Il ddl ‘codice rosso’ incassa il primo via libera della Camera e passa all’esame del Senato, ma senza l’attesa unanimità: i voti a favore sono 380, nessun contrario. Troppe tuttavia le criticità ancora nel testo per Pd e Leu, che parlano di occasione persa e si astengono. Votano a favore assieme alla maggioranza FdI e Forza Italia. Il provvedimento, varato lo scorso novembre dal Cdm su spinta dei ministri Giulia Bongiorno e Alfonso Bonafede, poi pesantemente modificato durante l’iter a Montecitorio, con l’aggiunta di diversi articoli e l’inserimento di due nuovi reati (il revenge porn e lo sfregio del volto), viene approvato con il voto unanime dell’Assemblea, nonostante il durissimo scontro che si è consumato in Aula tra maggioranza e opposizioni proprio sulla ‘porno vendetta’ e all’interno degli stessi gialloverdi. Spaccatura che portò le deputate del Pd e di Leu ad occupare per protesta i banchi del governo, che aveva respinto, in un primo tempo, proprio l’emendamento che puntava a introdurre il reato di “revenge porn”, prima firmataria Laura Boldrini. I 5Stelle si sono ricreduti, e hanno accettato di introdurre nel decreto legge “Codice rosso” l’emendamento. In cambio, la ministra Bongiorno prima e il ministro Salvini avrebbero voluto anche il passaggio di un emendamento sulla castrazione chimica dei violentatori. Ma anche su questo questo la spaccatura nella maggioranza è stata forte. Spaccatura che si è risanata solo per metà: la castrazione chimica torna a fare capolino grazie a un ordine del giorno di Fratelli d’Italia. Il testo ricalca l’emendamento leghista prima presentato e poi ritirato per evitare di “danneggiare il governo”, è stata la motivazione fornita dal partito di via Bellerio. Ma va ricordato che si tratta di un odg, quindi senza nessuna diretta applicazione né valenza normativa. Tuttavia, il voto rende visibile plasticamente la spaccatura in atto nella maggioranza: i 5 stelle votano contro assieme a Pd, Forza Italia e Leu. La Lega vota a favore con FdI, sebbene siano molti i banchi vuoti dei leghisti, tanto che i sì si fermano a quota 126, ben al di sotto dei 155 deputati su cui l’odg avrebbe potuto contare. La Lega da sola, infatti, conta già 123 parlamentari, mentre FdI ha 32 deputati: il totale avrebbe dovuto essere 155 voti. Ma tanto basta per riaccendere la miccia e far risalire il livello di scontro: in mattinata la ministra Bongiorno presenta, come promesso da Matteo Salvini, una legge ad hoc sulla ‘castrazione chimica’. Non passerà mai, fanno sapere i 5 stelle.

All’ora di pranzo la Lega vota a favore dell’odg. “Mai M5s voterà la castrazione”, assicura il capogruppo pentastellato Francesco D’Uva. E i pentastellati rivendicano la coerenza: abbiamo votato no, sottolineando che, appunto, la Lega non era compatta. Detto questo, è l’affondo, “se si è trattato di ‘verificare’ una maggioranza alternativa, il tentativo e’ fallito. Appare evidente che il centrodestra non esiste più, neanche su questi temi”. I leghisti non incassano e contrattaccano: si definiscono “sconcertati e dispiaciuti” dal voto 5stelle in linea con Pd e FI contro la castrazione chimica, una “norma applicata in altri Paesi per limitare la violenza di pedofili e stupratori”. Ma i 5stelle non ci stanno, e controreplicano: “Sconcerto della Lega sul nostro mancato voto sulla castrazione chimica? Così come è stata presentata la misura è una presa in giro verso le donne”.

Ma se si registra la spaccatura tra M5s e Lega sulla ‘castrazione chimica’, che in realtà nasconde tensioni già in essere all’interno dei gialloverdi su ben altri temi, tra cui il dl Crescita (con le norme sulle banche) e lo sblocca-cantieri, la maggioranza si presenta compatta all’appuntamento del voto sul ddl ‘codice rosso’. Un provvedimento che prevede una corsia preferenziale per le denunce dei reati sessuali e velocizza i tempi dei processi. Si mette in campo poi un giro di vite sui colpevoli, con un inasprimento di tutte le pene. Il ddl introduce infine nel codice penale due nuovi reati: il revenge porn e lo sfregio del volto. Soddisfatti i 5 stelle: “E’ un testo che guarda al futuro e che riconosce nuovi diritti alle vittime indifese di crimini atroci. Ci auguriamo che queste proposte diventino presto legge dello Stato, per porre fine a quello che è diventato ormai un massacro quotidiano”, affermano i pentastellati in commissione Giustizia. “Nel ddl non c’è un euro per la prevenzione, per la formazione delle forze dell’ordine, per l’assunzione di nuovo personale giudiziario e per le associazioni anti violenza. Perché l’obbiettivo non è prevenire, è fare un tweet in cui si dice che sono aumentate le pene”, critica Giuditta Pini del Pd. “Il revenge porn è reato grazie alle donne di Forza Italia”, rivendica la capogruppo Mariastella Gelmini, ricordando l’occupazione dei banchi del governo la scorsa settimana. Subito dopo il voto i ministri Bongiorno e Bonafede, presenti in Aula, si alzano in piedi ad applaudire assieme ai deputati della maggioranza. Per tutto il giorno i pentastellati hanno mostrato un fiore rosso, inserito nell’occhiello della giacca dagli uomini. Anche i leghisti indossavano un nastrino di colore rosso.

“Ogni proposta che mira a tutelare la sicurezza delle donne ci troverà sempre d’accordo ma nel voto sul disegno di legge cosiddetto ‘Codice Rosso’ abbiamo deciso di astenerci” si legge in una nota del gruppo di Liberi e Uguali alla Camera. “Questo provvedimento – prosegue il comunicato – aumenta le pene per i reati di violenza nei confronti delle donne e si propone di offrire una corsia preferenziale per i processi su violenza sessuale, maltrattamenti e stalking. Peccato, però, che nelle condizioni attuali in cui versano gli uffici giudiziari gli intendimenti di questa legge siano irrealizzabili. Ce lo hanno detto in audizione gli esperti, le giudici, le avvocate e le associazioni di donne che abbiamo ascoltato in commissione giustizia”. “Il governo, purtroppo, ha deciso di non ascoltare e di non investire un centesimo sulla sicurezza delle donne assumendosi dunque il rischio di svuotare di senso il provvedimento. A costo zero si può fare propaganda ma non si ottengono risultati”, conclude la nota di LeU

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