Governo. Nella notte un Cdm teso e nervoso conferma il Dl crescita. Alle 6 i sindacati scuola siglano l’intesa e sospendono lo sciopero del 17 maggio. Landini: “ora però atti concreti e risorse per tutto il pubblico impiego”

Governo. Nella notte un Cdm teso e nervoso conferma il Dl crescita. Alle 6 i sindacati scuola siglano l’intesa e sospendono lo sciopero del 17 maggio. Landini: “ora però atti concreti e risorse per tutto il pubblico impiego”

E’ finito dopo oltre 4 ore la riunione del Consiglio dei ministri che ha approvato in via definitiva il dl Crescita. I toni, secondo quanto riferito, sono stati molto accesi tra M5s e Lega con l’irritazione anche del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ma alla fine è stata trovata una sorta di compromesso: il cosiddetto Salva Roma resta dentro il decreto Crescita ma ‘alleggerito’ da alcuni commi. Che, secondo Matteo Salvini rappresenta un successo perché “i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco della Capitale”. Mentre i 5 stelle mettono in evidenza che è stato approvato il Salva Roma “a metà, in particolare i commi 1 e 7” mentre sugli altri deciderà il Parlamento. “E’ un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani” sottolineano fonti 5 stelle. Oggi non è previsto, secondo quanto si apprende, nessun vertice di governo.  L’irritazione di Conte, secondo quanto viene riferito, sarebbe montata al punto che il premier si sarebbe rivolto a Salvini con queste parole: “Non siamo i tuoi passacarte”. Conte, che incarna sempre un ruolo di mediatore tra le due anime gialloverdi del governo, stavolta ha perso la pazienza con il vicepremier Salvini che aveva dato per fatto lo stralcio del Salva Roma dal dl Crescita, mentre il Cdm doveva ancora iniziare la riunione e quindi anche l’esame del provvedimento. Luigi Di Maio arriva alle 21, dopo aver registrato “di Martedì” e aver visto, dagli studi di La7, il suo alleato annunciare vittoria sulla norma Salva Raggi fuori dalla sede di governo. “La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco”, esulta Salvini a fine serata. “La norma è stata approvata a metà, con i commi 1 e 7. E’ un punto di partenza, sul resto decideranno le Camere”, replicano fonti di governo M5S. Mentre, dal Campidoglio, la reazione allo stralcio della norma è secca. Se la norma alla fine non passasse la Lega avrebbe fatto un dispetto a tutti i romani, sarebbe stato lo sfogo della sindaca Virginia Raggi ai suoi.

Alle 3 del mattino vengono convocati i sindacati della scuola e alle 6 la firma dell’intesa. Sospeso lo sciopero

Nel frattempo, verso le due del mattino, il premier Conte richiamava i sindacati della scuola che hanno lanciato lo sciopero per il prossimo 17 maggio, Flc-Cgil- Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. Alle 6 di questa mattina si è chiuso l’incontro con la sigla di un’intesa che ha portato i sindacati alla sospensione dello sciopero. Il premier Giuseppe Conte, con un post su Facebook, conferma la sigla dell’accordo coi sindacati della scuola e impegna il Governo a trovare le risorse necessarie “per un congruo aumento degli stipendi” degli insegnanti. “Giornata, o meglio, notte impegnativa. Sono le 6 del mattino e si è appena conclusa una riunione fiume con i sindacati del mondo della scuola: istruzione e ricerca sono un comparto strategico per il nostro Paese e una priorità di questo governo. Al termine del Consiglio dei ministri – sostiene – con il ministro Bussetti e il sottosegretario Giuliano, ho incontrato e ascoltato le richieste delle organizzazioni sindacali, con le quali è stato finalmente raggiunto , all’esito del confronto, un accordo che ha permesso di revocare lo sciopero inizialmente indetto per il prossimo 17 maggio. Consapevole di dover investire di più in questo settore, pur in un quadro di finanza pubblica che purtroppo ci pone dei vincoli, il governo si è impegnato a individuare le risorse necessarie per il rinnovo del contratto assicurando un congruo aumento degli stipendi. Le retribuzioni degli insegnanti devono essere adeguate alle responsabilità che ricoprono, tra le quali la definizione degli strumenti per superare il problema del precariato. Andiamo avanti sulla via del dialogo, con l’obiettivo di superare le vertenze di un comparto troppo a lungo trascurato dai precedenti governi; il nostro obiettivo è rilanciare e far ripartire il sistema Italia. Continuerò a visitare le scuole italiane nella consapevolezza del ruolo findamentale che esser svolgono, in una prospettiva inclusiva e solidale, nella costruzione di un futuro migliore, più umano e più giusto per il nostro Paese”. Più tardi, la nota congiunta dei sindacati:  “È sicuramente apprezzabile che il Presidente del Consiglio, insieme al ministro dell’istruzione abbiano voluto direttamente incontrare i sindacati della Scuola e dell’intero Comparto Istruzione e ricerca: è un metodo che dovrebbe essere permanente e ordinario e non da utilizzare solo nei momenti in cui le organizzazioni sindacali sono costrette a mobilitarsi. Abbiamo ricevuto risposte utili alla riapertura del confronto con il ministero a partire dai tavoli tecnici di confronto con la finalità di dare piena attuazione ai contenuti dell’intesa politica. Lo sciopero del 17 maggio 2019 è sospeso, mentre sono confermate tutte le attività di raccolta delle firme a contrasto di ogni progetto di regionalizzazione del sistema dell’istruzione”. Lo scrivono in una nota congiunta i sindacati del settore istruzione FLC CGIL, CISL FSUR federazione UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, Gilda-Unams, dopo l’intesa sottoscritta nella notte con il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ed il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “Nel merito – spiegano – dopo aver ribadito le nostre posizioni sulle principali questioni alla base della mobilitazione si è giunti ad una chiara e condivisa presa di posizione a favore della identità e dell’unità culturale del paese da perseguire attraverso la Scuola garantendo con l’intesa lo stato giuridico del personale, il valore nazionale dei contratti, il sistema nazionale di reclutamento del personale e le regole per il governo delle scuole autonome. Il governo si è impegnato a stanziare risorse per il rinnovo contrattuale 2019-2021 per recuperare la perdita del potere d’acquisto degli stipendi dell’intero comparto, che sono al di sotto di quelli degli altri settori pubblici”. “Entro il triennio di vigenza contrattuale inoltre – proseguono le organizzazioni sindacali – saranno reperite ulteriori risorse destinate al personale della Scuola per adeguare gradualmente gli stipendi alla media di quelli dei colleghi europei. Il governo si è impegnato ad attivare un piano di stabilizzazione del personale non di ruolo con particolare attenzione ai docenti precari con tre anni di servizio secondo un principio di riconoscimento della esperienza maturata, con un percorso riservato finalizzato alla immissione in ruolo”. Per i sindacati “un significativo passaggio dell’intesa riguarda la valorizzazione del personale ATA attraverso il riavvio della mobilità professionale a partire dagli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA. Per i dirigenti scolastici l’intesa prevede il pieno riconoscimento del ruolo e della responsabilità; le principali criticità denunciate in occasione della indizione dello sciopero saranno affrontate in un tavolo apposito”. “Il rilancio dei settori della conoscenza come opportunità di crescita per lo sviluppo del paese prevede per l’università e la ricerca l’impegno del Governo a promuovere un intervento normativo per consentire maggiore flessibilità nell’utilizzo e nella determinazione dei fondi del salario accessorio. Per quanto attiene l’AFAM, l’intesa prevede la piena definizione e la velocizzazione del processo di statizzazione già avviato. Lo stesso accordo prevede un’azione del governo volta al completamento del processo di stabilizzazione del personale precario degli enti di ricerca, un piano di stabilizzazione per il personale che svolge attività di ricerca e didattica nell’universitá, nonché quello di assistenza tecnica e amministrativa”. “Il primo tavolo di confronto fissato per i primi di maggio riguarderà il tema della stabilizzazione del personale precario”, concludono i sindacati.

Landini, segretario generale Cgil: “impegni da tradurre in atti concreti e risorse”

“E’ un primo risultato importante, che dimostra che l’unità dei sindacati e la capacità di mobilitazione hanno ancora la forza di produrre risultati. Adesso però gli impegni vanno tradotti in atti concreti” afferma il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, oggi a Torino. “Questi impegni – ha aggiunto – hanno bisogno di tavoli di trattativa, di provvedimenti e che all’interno della Legge di Stabilità vengano stanziate le risorse”. Per Landini “Questo tema non può riguardare solo la Scuola, ma riguarda tutto il settore pubblico impiego, dalla sanità agli statali agli enti locali dove vanno rinnovati i contratti e dove il Governo si deve impegnare in modo serio. Nello stesso tempo è anche necessario sbloccare le assunzioni nel settore del pubblico impiego”.

Scacchetti, segretaria confederale Cgil: “aprire il confronto su tutta la pubblica amministrazione”

Sull’intesa interviene anche Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, con una nota: “Ora ci aspettiamo che il Governo attivi subito i tavoli tecnici per dare concretezza agli impegni assunti questa notte con i sindacati”. Lo afferma la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti dopo l’intesa raggiunta tra le organizzazioni sindacali del comparto istruzione e ricerca, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte e il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “Un’intesa significativa che – prosegue la dirigente sindacale – riconosce l’importanza di salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca. È necessario quindi che il Governo, in coerenza con quanto sottoscritto, arretri sull’idea di autonomia differenziata poiché mina alla base l’intero diritto all’istruzione universale e, favorendo la nascita di diversi modelli regionali, spacca ulteriormente un Paese già diviso, a partire dal reclutamento, dal riconoscimento economico e salariale del personale, e dalle scelte su progetti didattici e pedagogici”. Per la segretaria confederale “l’accordo raggiunto oggi rende ancor più evidente la necessità, non più derogabile, che il Governo apra il confronto su tutta la Pubblica Amministrazione, che discuta con le organizzazioni sindacali di salario accessorio, turnover, rinnovo dei contratti, e che faccia marcia indietro su tutti i provvedimenti dannosi oltre che inutili, come quelli guidati esclusivamente da logiche punitive e di controllo”. “Per la capacità di tenuta della Pubblica Amministrazione, per il suo rilancio e per la crescita del Paese riteniamo infatti fondamentale e non rinviabile – conclude Tania Scacchetti – la valorizzazione, in senso economico e contrattuale di tutti i dipendenti pubblici”.

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