Giornata nera per il governo. Il Def sconfessato in Parlamento. Record per il debito pubblico. Conte viene meno agli impegni con i risparmiatori. Tria sempre più Crozza. Di moda “in qualche modo”: si continua ad imbrogliare i cittadini

Giornata nera per il governo. Il Def sconfessato in Parlamento. Record per il debito pubblico. Conte viene meno agli impegni con i risparmiatori. Tria sempre più Crozza. Di moda “in qualche modo”: si continua ad imbrogliare i cittadini

Giornata nera per il governo. Mentre Conte, Salvini, Di Maio sono impegnati nel decantare la qualità del Def, il documento di  Economia a Finanza, vanno per Mostre e Fiere, da quelle che illustrano la qualità dei mobili e quelle che cantano la bontà dei vini con tanto di assaggino, a spiegare quanto sono bravi, quanto è bella questa manovra di Bilancio, arrivano le prime mazzate dalla consultazione che ha visto il confronto fra le Commissioni Bilancio di Camera e Senato con le forze sociali, sindacati dei lavoratori, organizzazioni imprenditoriali. Resta fuori da questo giro il ministro del Tesoro, impegnato a dimostrare l’indimostrabile, che il Paese è in ripresa. I maligni raccontano che lui stesso, la mattina quando si alza, a volte crede di essere un altro, Crozza. Tanto che, si dice, sta cercando di conoscere in anteprima come, il venerdì , il comico lo impersonerà. Per regolarsi, dicono i maligni, a fronte delle domande che gli verranno fatte dai giornalisti, ma in particolare per difendersi dai due vicepremier e dal presidente i quali vorrebbero che lui  dipingesse a tinte rosee il futuro del nostro Paese. Non buttasse a mare “l’anno meraviglioso” di cui ha parlato Conte, il “cambiamento” di cui si gloriano Salvini e DI Maio mentre il castello di carta, il Def, si sta sciogliendo come neve al sole.

Tutta l’attenzione è puntata sulla  riforma fiscale. Il rischio di alzare le tasse invece che abbassarle

La prima prova, appunto la consultazione che ha avuto inizio a Palazzo Madama, ha smontato il castello di carte disegnato faticosamente dal governo gialloverde.  Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della Cgil, ha messo il dito sulla piaga. Ne parliamo in altra parte del giornale in cui si dà conto di questa prima giornata di consultazione. L’attenzione è ora tutta puntata sulla riforma fiscale, una specie di jolly nelle mani di inesperti giocatori, per non dire bari. Già, perché come sottolinea  Fracassi “il governo evoca, senza risorse e stime di impatto, una riforma fiscale basata sulla revisione delle agevolazioni fiscali e sull’introduzione di una nuova  flat tax per i redditi familiari”. Il governo gioca tutte le sue carte, molto sporche perché bara, promettendo tagli alla tasse, una sorta di cuccagna  a vantaggio dei  ceti medi e bassi. Una bugia grande come un grattacielo perché come hanno avvertito alcuni economisti  la flat  tax, secondo il Def, visti i meccanismi di cui si discute perché ancora non ci sono  proposte precise, ma solo indicazioni, può accadere che per abbassare le tasse invece si finisca per alzarle soprattutto per le famiglie. Ma lo scoglio principale è dove si vanno a prendere i soldi necessari per queste operazioni. Con la tassa piatta il gettito fiscale crollerebbe di una quarantina di miliardi, quarantaquattro per la precisione. Dicono gli economisti , quelli veri, che in casi come questo si verificherebbe una vera e proprio esplosione del debito. Se non bastasse occorre mettere in conto che per coprire reddito di cittadinanza e quota 100, le pensioni anticipate, occorre trovare ben 50 miliardi. Tria lo sa bene anche  se afferma che non vi saranno manovre correttive, che la “flat tax” si può fare, certo bisogna mantenere la progressività prevista dalla Costituzione per cui si possono prevedere due flat tax, invece di una piatta. Patrimoniale ? Guai a parlarne, Salvini e Di Maio esploderebbero. E allora? Ecco che il ministro del Tesoro parla di “ripresa”, anzi di “ripresina”. Ed offre materiale a Crozza perché lui stesso, lo dice il Def, ha affermato proprio qualche giorno fa al meeting del Fondo Monetario internazionale a Washington che concordava per quanto riguarda la crescita con i numeri forniti dallo stesso Fondo che prevedeva una crescita dello 0,1% e lui dello 0,2%. Una inezia, un refolo  di vento.  Las realtà è che  la nostra situazione è peggiore di quella della Spagna e del Portogallo. Lo spread che si è collocato a quota 250, oscillando poco sopra o poco sotto ci dice tutto, visto che in Portogallo è fermo a quota 90 e in Spagna a quota 130. E lo spread muove i mercati. Un dato basta ad indicare lo stato disastroso della nostra economia. Per trovare compratori dei titoli di Stato a dieci anni, scrive Fubini sul Corriere della Sera, in confronto ai titoli di Lisbona l’Italia doveva offrire un rendimento di 98 punti superiori. Sul Portogallo paghiamo uno spread simile a quello che  pagavamo sulla Germania undici mesi fa. Ma Tria resta convinto che c’è una graduale ripresa tale da consentirci la flat tax e anche di più. Dice infatti che “c’è stato un rallentamento alla fine del 2018 ma già nei primi mesi 2019 c’è una ripresa graduale della nostra economia”. Ma come fa a vedere la ripresa visto che lui stesso prevede per il 2019 una crescita dello 0,2?  Questa è la situazione e il Tria non si accorge di sfiorare il ridicolo quando afferma: “Credo che gli investitori debbano vedere il nostro solido sistema economico e produttivo”. Per quanto riguarda i 23 miliardi di possibile aumento Iva pensa che “troveremo una soluzione bilanciata: riformeremo  il sistema fiscale e continueremo a farlo progressivamente, considerando i vincoli di Bilancio”. La Cgil, per bocca della vicesegretaria generale Fracassi, in audizione, a questo proposito ha detto che “non appare comprensibile che la riforma venga legata a doppio filo a una misura ingiusta a regressiva, tanto più su base familiare”. Solo per la riforma fiscale “ci vorrebbe un tavolo  del governo con le controparti”. Ma i dolori non finiscono qui per il nostro Tria e la compagine gialloverde.

Bankitalia: nuovo record del debito pubblico mentre calano le entrate tributarie

Da una parte arrivava Bankitalia che annunciava il nuovo record per il debito pubblico, 2.363,685 miliardi rispetto al mese precedente, con un calo  delle entrate tributarie di 28,9 miliardi, e dall’altra si facevano sentire i risparmiatori, cui il governo aveva assicurato i rimborsi secondo modalità condivise da 17 delle 19 associazioni le quali chiedevano conto al presidente Conte e al ministro Tria degli impegni presi per dar corso alle pratiche. È passata una settimana, affermava Federconsumatori, ma ancora il problema non ha trovato soluzione. Nel decreto non figura alcunché. Non c’è da meravigliarsi. Anche questi governanti, si fa per dire, si si sono fatti prendere da un modo di dire che va di moda. Un segno della incertezza che sembra contraddistinguere la società italiana. Sempre più nelle conversazioni fra amici, in famiglia, ma anche nel gergo televisivo, radiofonico,  si avverte un senso di incertezza. Invece di dare risposte certe su questo o quell’argomento, su questo o quel problema da affrontare, si ricorre alla locuzione “in qualche modo”. Appunto, l’incertezza, la speranza che prima o poi “in qualche modo” qualcosa debba accadere. Il guaio  è che questo modo di dire ha preso sempre più piede nel mondo della politica. Nei dibattiti sta diventando un luogo comune. Il governo gialloverde sta diventando specialista, sperando che le promesse, chissà per quale magia, in qualche modo diventino realtà. È vero che la speranza è l’ultima a morire ma con personaggi come Salvini, Di Maio, Conte, l’intrepido Tria, c’è solo una constatazione da fare. La speranza è morta prima di nascere.

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