Def. Un coro di critiche si è levato dalle parti sociali e dai partiti di opposizione contro la politica economica del governo. Ecco alcune voci. L’Italia è in recessione e il governo incapace se la ride

Def. Un coro di critiche si è levato dalle parti sociali e dai partiti di opposizione contro la politica economica del governo. Ecco alcune voci. L’Italia è in recessione e il governo incapace se la ride

Dicono le cronache da Palazzo Chigi che prima di partire alla volta di Bruxelles per partecipare al vertice straordinario dei 28 paesi Ue sulla Brexit, il presidente del Consiglio Conte abbia pranzato coi suoi vice, Salvini e Di Maio. Un pranzo di lavoro nel corso del quale non si sono affrontate le divergenze politiche e personali, e i problemi di strategia comunicativa che hanno creato forti tensioni tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio nelle ultime settimane. Ma le due ore a tavola, ospiti di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, sono servite ai vicepremier per fissare le priorità dell’agenda dei prossimi mesi. Durante il pranzo, dal quale sia Salvini sia Di Maio sarebbero usciti soddisfatti, la discussione si è incentrata sui temi dell’economia e, in particolare, del rilancio degli investimenti e dell’export, del lavoro, e della giustizia. Si sarebbero poi passati in rassegna i principali provvedimenti che dovrebbero approdare alle Camere e un calendario dell’Aula, oltre ai decreti in Consiglio dei ministri. Infine, si sarebbe discusso della delicatissima situazione libica, attorno alla quale, osservano le stesse fonti, l’attenzione di Conte e Salvini è massima. Ora, dopo la sceneggiata di martedì sera sul Documento di Economia e Finanza, appare abbastanza curioso che a Palazzo Chigi non se ne sia discusso. Soprattutto perché in queste ore si è levato un vero e proprio coro di critiche, tutte fondate, alla politica economica del governo. Vediamo in dettaglio come forze sociali e politiche hanno reagito al varo del Def.

Sul fronte dei soggetti sociali, come diciamo ampiamente in altra parte del giornale, Cgil, Cisl e Uil hanno espresso, nel corso della riunione degli esecutivi unitari, fortissime critiche a quel che è stato definito una “scatola vuota”. Cgil, Cisl e Uil alzano il pressing sull’esecutivo targato Lega e M5s affinché cambi la politica economica, bocciano il Def, perché non guarda alla crescita e agli investimenti, e misure come la flat tax, perché iniqua. Rilanciano la richiesta di un confronto “serio” e minacciano lo sciopero generale, dopo il “fitto calendario” di mobilitazioni unitarie già in programma dal primo maggio a fine giugno. Anche Confindustria continua a spingere sulla crescita e su “come reagire” al rallentamento economico: e, per questo, punta sul decreto crescita e sul decreto sblocca cantieri affinché con questi due provvedimenti “vada in porto una operazione massiva” e in tempi stretti, che potrebbe evitare una manovra bis, come afferma il presidente Vincenzo Boccia. Intanto, “bene – dice – il bagno di realismo” del governo sul Def, che ha rivisto il Pil poco sopra lo zero nel 2019, “perché una operazione verità è  determinante per il Paese e per il governo stesso”.

Soprattutto dai partiti di opposizione e di sinistra registriamo un ventaglio di dichiarazioni, tutte ovviamente contrarie alla filosofia del Def, giudicato, appunto, una scatola vuota. Qui di seguito alcuni interventi, tra gli altri, di Fratoianni e Fassina di Sinistra Italiana, di Roberto Speranza e Enrico Rossi di Articolo1, di Matteo Renzi, Graziano Delrio e Nicola Zingaretti del Pd, e infine quello del presidente della Conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini.

Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana

“Il Def del governo è una scatola vuota. L’unica cosa certa è che non ci sarà crescita” afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Per il resto – prosegue il leader di SI – nessuna chiarezza su flat tax (per fortuna) che pare rinviata al 2020, nessun piano contro l’aumento dell’IVA (malissimo!), nessun cenno alla riduzione della povertà, né a una seria battaglia contro l’evasione fiscale. Si naviga a vista, quindi”. “La sensazione è – conclude Fratoianni – che Salvini e di Maio non vogliano mettere mano alla prossima finanziaria, dopo aver introdotto clausole di salvaguardia miliardarie, per finanziare misure che non stanno dando gli esiti sperati”.

Fassina, responsabile economico di Sinistra Italiana e deputato

“Il Governo, ieri sera, ha varato un Def di intrattenimento, fino alla Nota di Aggiornamento dovuta a fine settembre. Il quadro programmatico di finanza pubblica poggia su misure, in particolare le clausole di salvaguardia su IVA e accise, dannose sul piano economico e impossibili sul piano politico, ancor di più se fossero sostituite con tagli a sanità, scuola, programmi sociali o trasferimenti agli enti locali” scrive in una nota Stefano Fassina, deputato LeU. “Ma dopo il 26 maggio sarà tutto più difficile, anche perché la maggior presenza dei partiti nazionalisti a Strasburgo e in Commissione a Bruxelles irrigidirà il quadro insostenibile del Fiscal Compact. Un’altra strada è possibile – dice Fassina – anzi necessaria: si dovrebbe partire dal documento Savona di settembre scorso e avviare una strategia di sostegno alla domanda interna, per micro e piccole imprese, attraverso su un significativo aumento degli investimenti pubblici in piccole opere, un ‘Green new deal’ in particolare nel Mezzogiorno, abbandonato invece in condizioni drammatiche e colpito in prospettiva dall’Autonomia Differenziata, cara alla Lega Nord. Servirebbe una svolta keynesiana, invece continua galleggiamento liberista, addobbato con i fiocchi utili ma effimeri del Reddito di Cittadinanza e Quota 100”.

Speranza, segretario nazionale di Articolo1

“Questo Def somiglia tanto a un volantino per la campagna elettorale. L’obiettivo per Salvini e Di Maio è come impaginare e colorare le proprie sparate” afferma il segretario nazionale di Articolo Uno, Roberto Speranza. “Ma Tria è stato chiaro, se si vuole la flat tax bisogna aumentare l’Iva e come al solito pagheranno le famiglie, le imprese e i lavoratori. Le bugie, però, hanno le gambe corte e gli italiani smaschereranno presto questi nuovi pifferai magici”, aggiunge Speranza.

Enrico Rossi, presidente della regione Toscana

“L’unica cosa certa è che, ovviamente dopo le elezioni, ci saranno 2 miliardi di tagli. Dobbiamo impedire che colpiscano sanità, trasporti e servizi sociali. Per il resto dal Governo chiacchiere molte, bugie e promesse fumose, insieme alla presa d’atto tardiva e obbligata che il Paese non cresce”, scrive su facebook il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Renzi, senatore Pd

“Con l’approvazione del Def, il Governo populista ha confessato di aver mentito agli italiani. Ovviamente non sentirete mai queste parole in bocca a Salvini e Di Maio. Ma chi sa leggere i numeri del Bilancio sa che questa è la verità, pura e dura” ha scritto nella sua Enews settimanale il senatore Pd Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio. “E mentre sei mesi fa i ministri si affacciavano festanti dal balcone di Palazzo Chigi, ieri hanno avuto paura anche ad affacciarsi in sala stampa – prosegue -. Scappano dalla realtà, altro che flat tax! Nel documento ci sono tagli all’università, ai pendolari, al sociale. Ne vedremo delle… brutte nei prossimi mesi. La sintesi è semplice: vanno su le tasse e il debito, vanno giù il Pil e i posti di lavoro”. “I leader di questo Governo sono bravi con le copertine delle fidanzate ma non sono capaci con le coperture del bilancio. Non hanno fatto un buco, stanno scavando una voragine. Quota 100, reddito di cittadinanza, blocco dei cantieri, spread: i loro danni sono evidenti agli addetti ai lavori e presto – purtroppo – lo saranno anche ai cittadini – scrive Renzi -. Dico purtroppo perché io sono italiano. E quando vedo il mio Paese andare male, soffro. Ma la responsabilità è tutta di questo Governo”.

Delrio, capogruppo Pd alla Camera

“Doveva essere, secondo la spavalda affermazione del presidente del Consiglio, un ‘anno bellissimo’. Il 2019 invece riporterà gli italiani indietro agli anni bui della crisi economica e sociale e del disastro finanziario. Lega e Cinquestelle sono riusciti in pochi mesi a trascinare il Paese in recessione, a far fuggire gli investitori internazionali, a demolire la fiducia degli imprenditori e delle famiglie, a riportare verso l’alto disoccupazione, cassa integrazione e tasse. Salvini, Conte e Di Maio hanno messo in piedi, con un martellante frastuono mediatico, il finto conflitto tra partner di governo per nascondere la verità di un plateale fiasco delle ricette del governo e di una linea che ha fiaccato la reputazione internazionale del Paese. Ma ora che il disastro è certificato perfino dai numeri e dalle stime del Def, ora che mentre straparlano di crescita tagliano di 500 milioni gli incentivi alle imprese e ne sottraggono circa 400 al trasporto pubblico locale, è il momento di prendere atto del proprio fallimento e smettere di danneggiare l’Italia”, ha dichiarato il capogruppo democratico alla Camera Graziano Delrio.

Zingaretti, segretario nazionale del Pd

“L’Italia ha bisogno di una nuova speranza, dobbiamo creare lavoro di qualità e migliorare la vita di tutti i cittadini, c’è una legittima aspettativa di giustizia e di riscatto sociale che abbiamo il dovere di non deludere. Il Documento di Economia e Finanza approvato ieri va nella direzione sbagliata. Con il Def il governo ha autocertificato la propria incapacità nel migliorare la condizione di vita degli italiani” scrive su facebook il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. “Si ferma la crescita, diminuisce l’occupazione, si tagliano i servizi e aumenta il debito pubblico. Il 2019 doveva essere un ‘anno bellissimo’ da ‘boom economico’ con previsioni di crescita all’1,5% ora siamo nella migliore delle ipotesi allo 0,2%. Il risultato del decreto dignità, del reddito di cittadinanza e di Quota 100 è che l’occupazione diminuisce. Inoltre, si tagliano 2 miliardi di euro di servizi alle imprese e cittadini, di cui 300 milioni al trasporto pubblico locale, e ci saranno ulteriori tagli o tasse per fronteggiare l’aumento dell’Iva. Tutto questo nonostante un aumento enorme del debito pubblico che in rapporto al Pil raggiungerà il 132,6%”, aggiunge. “Ora è tempo di voltare pagina. L’Italia ha bisogno di sviluppo e lavoro”, conclude Zingaretti.

Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della conferenza Stato-Regioni

“Siamo molto preoccupati, perché pare evidente che escono in chiaro dati che peraltro molti di noi avevano sollecitato qualche mese fa. C’è preoccupazione, perché quando sbagli le previsioni di crescita, significa non solo che avrai meno entrate, ma che peggioreranno i conti pubblici e ogni mese aumenta anche il debito pubblico”. E’ il timore che esprime a none della Conferenza delle Regioni il presidente Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, a margine della riunione convocata in vista della successiva Conferenza Stato-Regioni a palazzo della Stamperia su centri di impiego e sistema ferroviario. “Il Paese entra in recessione tecnica e vede una crescita praticamente pari a zero – osserva Bonaccini – dall’altro lato aumenta il suo debito: ma se il debito è fatto per gli investimenti, significa che può dare una mano alla crescita futura, se invece è fatto senza investimenti aumenta il debito e non c’è una ripresa complessiva del Paese, non c’è una politica industriale e occupazionale”.  Per Bonaccini, “adesso dovremo capire esattamente, come Conferenza delle Regioni e alla luce della certezza che due miliardi di tagli comunque ci saranno, dove il governo pensa di recuperare questi due miliardi. Le Regioni saranno toccate? In particolare, la sanità? Credo che su questo avremo bisogno di una qualche forma di garanzia: non si vadano a toccare gli accordi dell’incremento del fondo sanità, fatti con il governo solo qualche mese fa”.

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