Chicago. La democratica Lori Lightfoot è la prima donna sindaca afroamericana e apertamente gay. Guiderà la metropoli più violenta d’America

Chicago. La democratica Lori Lightfoot è la prima donna sindaca afroamericana e apertamente gay. Guiderà la metropoli più violenta d’America

Lori Lightfoot, democratica, ha riportato una storica vittoria nell’elezione a sindaco di Chicago, divenendo la prima donna afroamericana e la prima apertamente omosessuale nella terza città più grande degli Stati Uniti. “Insieme possiamo e vogliamo finalmente mettere gli interessi della nostra gente – di tutta la nostra gente – davanti agli interessi di pochi potenti”, ha affermato Lightfood nel discorso seguito alla vittoria, con la promessa di metter fine alla violenza delle armi nella città e di “spezzare il cerchio infinito della corruzione. Insieme possiamo, trasformeremo Chicago in un posto dove il codice postale non determina il destino”. Lightfood ha sconfitto un’altra candidata democratica Toni Preckwinkle, data per favorita per la vittoria per mesi, dopo le dimissioni del sindaco uscente, il democratico Rahm Emanuel.

Lightfoot e le difficoltà nel controllo delle forze di polizia in una metropoli violenta

Lightfoot non aveva mai avuto esperienze dirette di amministrazione della città, pur essendo stata dipendente in diversi ruoli nel governo di Chicago, soprattutto come capo del consiglio metropolitano di controllo sugli agenti di polizia, istituito dal sindaco Emanuel nel 2015 nel pieno delle polemiche suscitate dall’omicidio del giovane di colore Laquan McDonald da parte di un ex poliziotto bianco Jason Van Dyke, condannato nel 2018. Lightfoot assume l’incarico, dunque, in una fase molto delicate nella storia di Chicago, che continua ad affrontare alti tassi di violenza, con un precario sistema dell’istruzione pubblica, enormi problemi finanziari, e crisi nel pagamento delle pensioni. Tuttavia, i suoi sostenitori hanno espresso fiducia nella sua capacità di far avanzare Chicago. “Spero davvero che Lori possa essere la luce per questa città”, afferma Shawanda Johnson, residente nel quartiere di Roseland, che è diventata volontaria dopo il primo turno di febbraio. E aggiunge: “sono lieta di far parte della storia”.  La corsa alla sostituzione di Emanuel è stata molto contrastata, soprattutto nelle settimane successive alla vittoria della Lightfoot al primo turno, quando a sorpresa arrivò prima tra dodici candidati a sindaco. Nelle settimane precedenti al ballottaggio, le prospettive della sua avversaria Preckwinkle, si pensava, sarebbero state colpite dall’inchiesta contro Ed Burke, il consigliere anziano della città. Preckwinkle ed altri candidati a sindaco sono stati collegati all’affare Burke, aprendo così la strada alla Lightfoot, che aveva fatto delle riforme della macchina politica di Chicago il centro della sua campagna elettorale.

“L’inchiesta e l’arresto di Burke ha ricalibrato le elezioni”, afferma Dick Simpson, professore di Scienze politiche e consigliere della Lightfoot. “Se la Preckwinkle aveva qualche barlume di riroma nel suo programma elettorale… non si trattava certo dello stesso genere di piattaforma della Lightfoot”. Il consiglio metropolitano di controllo sugli agenti di polizia aumentò la sua azione disciplinare contro poliziotti problematici sotto la sua direzione, e criticò sia l’allora sindaco Emanuel che la stessa polizia di Chicago sul caso dell’omicidio di McDonald. È così che ha vinto al secondo turno, con quasi il 50% dei voti, anche se l’affluenza, come accade ovunque in America, è stata piuttosto bassa, sia al primo turno di febbraio che al secondo.

L’invito di Jesse Jackson alle candidate: lavorate per l’unità e andate nelle periferie degradate

In ogni caso, entrambe le candidate hanno deciso di rispettare l’invito del reverendo Jesse Jackson di tenere una conferenza congiunta post-elettorale che sia un appello all’unità, e di andare incontro alle tante periferie degradate di Chicago. Insomma, per la prima sindaca afroamericana e apertamente omosessuale di Chicago saranno giorni, mesi e anni molto difficili e intensi. Soprattutto per le condizioni socio-economiche in cui si troverà a guidare la terza città d’America, e la più violenta, con un tasso di omicidi che ogni anno è pari alla somma degli omicidi che avvengono a New York e a Los Angeles. E con un presidente, Trump, che certo non l’ha presa bene, e farà di tutto per darle fastidio.

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