Carceri. L’Europa ci condanna. Per il ministero di Giustizia il sovraffollamento è un falso problema

Carceri. L’Europa ci condanna. Per il ministero di Giustizia il sovraffollamento è un falso problema

“Evasi definitivi”. Sono quelli che, qualunque cosa possa accadere, in cella non torneranno più. Sono quelli che un giorno (una notte) fanno una corda con le lenzuola, con i lacci delle scarpe, e si impiccano; oppure inalano gas dai fornelli fino a morirne; o legano un sacchetto di plastica attorno al collo… L’ultimo di questi evasi di cui si ha notizia si chiamava Pietro Carlo A., 48 anni. L’accusa nei suoi confronti: aver ucciso la fidanzata; come siano andate le cose, poco importa, l’uomo era certamente colpevole: lui stesso aveva confessato di aver soffocato la donna, dopo l’ennesimo litigio. Una relazione complicata: entrambi abusano di alcol e droga. Dopo il delitto cerca di darsi la morte con il gas. Lo salvano. Una volta in cella ci riprova. Questa volta ci riesce, a uccidersi. I poliziotti che lo arrestano e poi lo interrogano si rendono conto che l’uomo è profondamente scosso: piange, preda di convulsioni. Dal carcere fanno sapere che Pietro Carlo A. “era monitorato e seguito”. Evidentemente non abbastanza. Portato in ospedale in condizioni disperate, dopo ore di agonie, la morte cerebrale. Una storia come tante, una manciata di righe su un fondo pagina di giornale, sono altre le “notizie” che premono, che urgono, interessano. Poco interessa anche la relazione che il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale presenta al Parlamento. Senatori e deputati l’avranno sfogliata distrattamente, forse non l’hanno neppure guardata. Eppure quella relazione è una occasione per riflettere sulla crisi delle carcere e sulla “costruzione positiva di una diffusa cultura dei diritti” come osserva Mauro Palma, presidente, con Daniela De Robert e Emilia Rossi, del collegio di garanzia.

Una relazione con cifre, dati, fatti. Per esempio: nel 2018 si sono verificati 64 suicidi; gli atti di autolesionismo sono stati più di diecimila. Vuol dire che chi è senza voce e non è in grado di rivendicare i propri diritti usa il proprio corpo per farsi ascoltare. Si è superata la soglia dei 60.000 detenuti presenti rispetto a una capienza regolamentare di meno di cinquantamila posti. Una cifra “figlia” della scelta di una politica repressiva sulle droghe: oltre il 30 per cento dei detenuti lo sono per violazione dell’art. 73: detenzione e piccolo spaccio di sostanze stupefacenti vietate; una percentuale analoga riguarda i detenuti tossicodipendenti. L’area della sanzione amministrativa in 28 anni ha riguardato 1.280.000 giovani: per l’80 per cento dei casi sorpresi a fumare uno spinello… Nelle stesse ore arriva il rapporto SPACE (Statistiche Penali Annuali del Consiglio d’Europa). Certifica che l’Italia è agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda il sovraffollamento delle carceri; il nostro paese è tra i peggiori del continente; davanti a noi solo Macedonia del Nord, Romania, Francia. Secondo SPACE sono dodici i paesi con più di cento detenuti per ogni cento posti disponibili: Macedonia del Nord: 122,3; Romania: 120,5; Francia: 116,3; Italia: 115; Moldavia: 113,4; Serbia: 109,2; Portogallo: 105,9; Repubblica ceca: 105,5; Grecia: 101; Austria: 100; Slovenia: 100.5; Danimarca: 100,5. In media, in Europa, ci sono 91,4 detenuti per ogni 100 posti disponibili. Il 31,1 per cento dell’intera popolazione carceraria italiana è detenuta per reati legati alla droga, contro una media europea del 16,8 per cento. Inoltre, l’Italia ha una percentuale particolarmente alta di detenuti in attesa di giudizio: il 34,5 per cento della popolazione carceraria, contro il 22,4 per cento della media europea.

Qualche giorno fa una delegazione del Partito Radicale si è incontrata con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. «C’è stato il riconoscimento sia da parte del ministro che da parte del capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria Basentini della realtà di un grave sovraffollamento nelle carceri», dichiarano i radicali al termine dell’incontro. Sempre secondo quanto riferiscono i radicali, il responsabile del DAP avrebbe detto che «quello del sovraffollamento negli istituti penitenziari italiani è un falso problema, sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista dimensionale-logistico». E quei circa diecimila detenuti in più? «Sui temi affrontati c’è una divergenza di fondo. Noi radicali riteniamo che l’esecuzione penale sia illegale e abbiamo chiesto di rientrare nella legalità. Loro hanno tutt’altra opinione. Abbiamo discusso a lungo del criterio con cui vengono calcolati gli spazi a disposizione in cella dai singoli detenuti. Ma c’è stato il riconoscimento sia da parte del ministro che da parte del capo del DAP dell’esistenza di un sovraffollamento strutturale. Divergiamo però, come con tutti i precedenti governi, sul fatto che la pena oggi non corrisponde al dettato costituzionale. Per questo abbiamo fatto presente alcune cifre: sono previsti solo 999 educatori, che sono davvero molto pochi rispetto alle esigenze».

Share