Borgo Mezzanone, Foggia. Incendio in una baraccopoli di braccianti, morto Samaro Saho, giovane gambiano. Flai Cgil: “tragedia annunciata”

Borgo Mezzanone, Foggia. Incendio in una baraccopoli di braccianti, morto Samaro Saho, giovane gambiano. Flai Cgil: “tragedia annunciata”

A terra ci sono ancora gli abiti che Samaro Saho raccoglieva in città, tra i bidoni della spazzatura e che poi rivendeva agli altri ospiti del ghetto. Cumuli di abiti usati, ammassati bruciati in mezzo alle macerie delle fiamme che hanno distrutto la baracca dove dormiva, sorprendendolo nel sonno, uccidendolo. La tragedia, l’ennesima all’interno del ghetto di Borgo Mezzanone, l’insediamento abusivo che sorge a ridosso del Centro per Richiedenti asilo ad una decina di chilometri da Foggia, è avvenuta intorno all’una di ieri notte, quando le fiamme hanno ucciso un gambiano di 26 anni. L’incendio, stando ai primi accertamenti, sarebbe stato causato da un corto circuito da uno dei tanti elettrodomestici che si trovavano nella baracca allacciati abusivamente alla linea elettrica. Le fiamme si sono sviluppate con estrema facilità avvolgendo tutta la casa realizzata in legno, cartone e altro materiale di risulta non lasciando scampo al migrante morto carbonizzato. “Era un mio amico. Lo avevo salutato ieri sera e questa mattina ho saputo che era morto nel rogo della baracca. Non possiamo vivere così”, dice Muhammed Mboob un senegalese di 22 anni ospite del ghetto. “Noi – continua – veniamo qui in Italia perché vogliamo lavorare. Non vogliamo fare del male. Vogliamo solo lavorare ma qui non c’è lavoro. Io faccio appello a papa Francesco e al vostro presidente Sergio Mattarella perché ci aiuti. Non possiamo vivere così. In queste baracche dove si rischia di morire. Vogliamo lavorare e vivere come uomini non come capre”. La tragedia si è consumata in una baracca che si trova a poca distanza dalla zona interessata nelle scorse settimana dall’abbattimento di altre strutture di fortuna da parte della procura e delle forze dell’ordine. Il 6 novembre dello scorso anno un gambiano di 35 anni, ospiti del ghetto del Cara, morì all’ospedale di Bari per le gravi ferite riportate nell’incendio scoppiato nell’insediamento abusivo il primo novembre.

Mininni, segretario generale Flai Cgil: “Una tragedia annunciata, che si poteva evitare” 

Il rogo a Borgo Mezzanone in cui è morto un migrante gambiano “è una tragedia annunciata” che “si poteva evitare” afferma Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil nazionale, che in una nota sottolinea: “Ancora un morto questa notte per un incendio tra le baracche di Borgo Mezzanone; ancora la morte annunciata di un lavoratore straniero, del Gambia, impegnato nel lavoro nei campi. Si seguita ad assistere ad uno stillicidio inaccettabile, causato da una mancata politica di accoglienza sulla quale da anni chiediamo interventi strutturali, dalla Puglia alla Calabria, alla Sicilia. Si continua a morire nei ghetti sempre con le stesse dinamiche, che denunciamo da anni, rimanendo in molti casi inascoltati”. A Borgo Mezzanone, prosegue Mininni, “stiamo apprezzando l’azione della Procura di contrasto all’illegalità; ma riscontriamo un mancato coordinamento dalla parte della Prefettura, alla quale erano stati affidati i poteri del Commissario straordinario di governo, Prefetto Rolli, per affrontare le questioni dell’accoglienza al fine di trovare situazioni alloggiative dignitose per i tanti lavoratori impiegati in agricoltura. Anche i moduli abitativi messi a disposizione della Regione Puglia vanno posizionati dove servono, vicino ai luoghi dove le persone vanno a lavorare. Per fare questo serve una azione di coordinamento che si interfacci con collocamento pubblico, trasporti e rispetto dei contratti, coordinamento che la Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo può svolgere, ed aveva cominciato a farlo nei primi mesi di sperimentazione. Tutto questo percorso – conclude Mininni – si è inspiegabilmente bloccato e ciò denuncia un irresponsabile abbandono dello Stato, in senso lato, nel voler applicare una legge dello Stato, la 199/2016, e garantire la legalità del lavoro in questo Paese”.

L’Arci di Foggia: “Prendiamo atto dell’ennesima propaganda del governo”

“Per l’ennesima volta, chiediamo che questi luoghi a pochi km dalle nostre case – dove non vigono né diritti né legge – siano superati da un programma di accoglienza che rispetti la Costituzione e i principi di umanità in cui ci riconosciamo tutti. Finora questo nostro grido, questa nostra richiesta di aiuto, è rimasta inascoltata. A questo punto facciamo appello alle più alte cariche dello Stato e del Vaticano affinché i rispettivi interventi producano una ineluttabile inversione di rotta con l’unica speranza di ridare dignità all’essere umano” chiedono – in un post pubblicato su Facebook – i componenti dell’Arci di Foggia dopo la morte di Samaro Saho. “Se si escludono riunioni e tavoli istituzionali, al momento, i fatti stanno a zero. Prendiamo atto dell’ennesima propaganda del governo – aggiungono – Quando, invece, ci sembra doveroso ricordare e sottolineare che questo esecutivo è già in carica da un anno. E le azioni che sta producendo sono porti chiusi e morti”.

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