Bella ciao. Speciale 25 aprile. Nuccio Iovene. Il ritorno del pericolo fascista nelle borgate e la sinistra

Bella ciao. Speciale 25 aprile. Nuccio Iovene. Il ritorno del pericolo fascista nelle borgate e la sinistra

Sempre più spesso accade che nelle proteste capeggiate dai fascisti di Casa Pound o di Forza Nuova, o da questi strumentalizzate e cavalcate, contro migranti o Rom si trovi a partecipare anche qualche anziano ex comunista o ancora autodefinitosi tale. Così come non mancano, per fortuna, le reazioni di giovani (come il Simone del “non me sta bene che no!”) e anziani che non si arrendono alla guerra tra poveri che altri vorrebbero colpevolmente alimentare. È accaduto a Torre Maura a Roma, nei giorni scorsi, e in tante altre periferie d’Italia negli ultimi anni. Da tempo inoltre, solo per fare un altro esempio, sondaggisti e ricercatori sociali ci dicono che sono in tanti ormai gli elettori della lega o dei 5stelle con in tasca la tessera della Cgil o della Fiom. Si tratta spesso di evidenze e quindi sarebbe inutile e sbagliato negarle, o far finta di non vederle. È utile invece cercare di capire se si tratta di fenomeni nuovi e rilevanti, e fino a che punto, o se è cambiato innanzitutto il contesto in cui essi si collocano. Io credo che anche nel lontano passato non siano certo mancati atteggiamenti razzisti o discriminatori, da guerra tra poveri, come ad esempio all’epoca del grande esodo dal sud Italia, anche all’interno del popolo della sinistra. Così come non può considerarsi certo una novità il pregiudizio e il sospetto (in ogni caso mai giustificabili) nei confronti dei Rom.

Ad essere cambiate sono innanzitutto tre cose che interrogano direttamente la sinistra. La prima e più importante è che nel passato le persone non erano mai sostanzialmente lasciate sole. Quando esprimevano un malessere, o si facevano portatori di un pregiudizio, c’erano sempre comunque una sezione o un circolo di partito, una comunità con cui si confrontavano e insieme alla quale si cercava di capire il problema, lo si razionalizzava e si provava a dare una qualche risposta. Da molto tempo non è più così e le persone sono sempre più spesso sole a covare i loro rancori, il loro malessere, senza punti di riferimento e direzione, senza luoghi di confronto e discussione. Se alla deriva determinata dalla idea del partito “leggero”, che si è ben presto trasformata nell’assenza di qualunque struttura di partito, e quindi nella cancellazione di qualunque seria presenza nel territorio, illusoriamente compensata attraverso il rapporto diretto con il “capo” ed i suoi editti emanati tramite reti televisive e social si accompagna anche, come è purtroppo successo, una deriva sui contenuti e sui principi dell’azione politica da parte di quel che dei partiti è rimasto, il disastro si è fatto completo. Basti pensare all’inseguimento dei temi della sicurezza o dell’antipolitica cavalcati dal Pd in questi anni nell’illusione che questo avrebbe sgonfiato, a proprio favore, questi fenomeni e le forze politiche che se ne facevano interpreti.

Quello che è accaduto è stato esattamente il contrario: si sono sdoganati temi, legittimati comportamenti e modi di pensare che, non solo non hanno portato un solo voto in più al centrosinistra facendone al contrario fuggire molti, ma hanno favorito proprio le forze che a parole si diceva di voler contrastare. Apprendisti stregoni, vittime delle proprie stesse maldestre macchinazioni. Infine a rendere tutto più evidente e pesante, in un gioco specchi che rimandano e rimbalzano più volte le stesse immagini, è certamente il ruolo dei social che non solo amplificano le solitudini illudendo invece di avere una audience, un pulpito da cui parlare ed essere ascoltati, e incentivando comportamenti scorretti e sempre più urlati. Un circolo vizioso che si autoalimenta e che andrebbe spezzato una volta per tutte. In tutto questo la sinistra, semplicemente, non c’è. Ne è stata travolta e non ha provato neanche a reagire o si è illusa, appunto, che la strada fosse un’altra. Cambiando, almeno nella percezione di gran parte dell’elettorato, addirittura ragione sociale, rappresentanza. Una sinistra che volesse fare i conti con la propria crisi e le proprie sconfitte forse dovrebbe ripartire da qui, dall’essere parte attiva della costruzione di una comunità. Non occorre ripartire da zero, basterebbe ricominciare a frequentare quei luoghi, e non sono pochi (dall’associazionismo al volontariato, al sindacato), che non hanno mai smesso di farlo e a cui da tempo manca una interlocuzione, una sponda ed un riferimento politico.

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