Bella ciao. Speciale 25 aprile. Aldo Pirone. Memoria Resistente

Bella ciao. Speciale 25 aprile. Aldo Pirone. Memoria Resistente

Mercoledì  scorso cadeva il 75° anniversario del rastrellamento del Quadraro operato dai nazifascisti. Uno degli episodi più dolorosi e drammatici dell’occupazione tedesca di Roma. In mattinata c’è stata la celebrazione istituzionale con la deposizione delle corone d’alloro presso in Largo dei Quintili, sotto la targa che, dal 2004, ricorda l’evento presso  il monumento ai deportati nel Parco “17 aprile ‘44”  di Monte del Grano a piazza dei Tribuni. Occorre rammentare che il monumento, deturpato da un atto vandalico di matrice fascista l’anno scorso, non è stato ancora restaurato dall’Amministrazione comunale. Hanno preso la parola, per il Municipio V: il Presidente Boccuzzi, l’assessore Maria Elena Mammarella, il delegato alla memoria prof. Francesco Sirleto; per il Municipio VII: la presidente Monica Lozzi e l’assessore Elena De Sanctis; per Roma Capitale il vice-sindaco Luca Bergamo; per la Regione Lazio, l’assessore Massimiliano Valeriani. Hanno poi parlato diversi ragazzi in rappresentanza delle scuole del territorio; tra queste l’ Istituto Lattanzio e il liceo classico e delle scienze umane Benedetto da Norcia,

Inoltre, le associazioni culturali giovanili del quartiere e del territorio riunite nella sigla Q44 hanno, ricordato, anche quest’anno, il tragico rastrellamento con una settimana fitta di eventi culturali e sportivi tra cui, di lunedì scorso, lo spettacolo “Nido di vespe” di Simona Orlando con Daniele Miglio messo in scena al Teatro Argentina gremito di gente e  la presentazione di due libri:  “Linee resistenti”, tratto dal diario del deportato  Iliano Caprari edito da L’Asino D’Oro, presso la Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo; e l’altro, “Roma ’43-44. L’alba della Resistenza”, di Sergio Gentili e Aldo Pirone edito da Bordeaux, sui nove mesi di lotta popolare contro l’occupazione nazifascista della Capitale presentato presso il  Centro giovanile “Eccoci” nella sede del VII Municipio.

Infine, ma non per ultimo, nel pomeriggio, sempre nel parco di Monte del Grano, l’ “Associazione Enrico Berlinguer – Circolo Alberto Menichelli” ha organizzato un evento culturale e popolare al quale sono intervenuti molti esponenti politici e dell’Anpi: Walter De Cesaris, Sandro Medici, Stefano Fassina, Pierluigi Amen, Felice Cipriani, Sergio Gentili, Massimo De Simoni, Carla Guidi e tanti altri. Il clou dell’evento è stato l’intervento-spettacolo di Ascanio Celestini. Si è finito con le canzoni romane di Riccardo Amici e con l’esibizione coristica di QuadraCoro.

E’ da notare il silenzio tombale sull’anniversario del Quadraro, insignito nel 1999 di medaglia d’oro al valore civile dal Presidente Ciampi, da parte dei maggiori mass media romani. Spiccava, mercoledì, il silenzio di “Repubblica” che nelle sue 32 pagine di cronaca non ha trovato posto neanche un trafiletto di ricordo. L’antifascismo di cui il giornale fondato da Eugenio Scalfari fa grande sfoggio, non ha spazio, a quanto pare – la dimenticanza aveva riguardato poche settimane fa anche la strage delle Fosse Ardeatine – per la memoria di chi ha combattuto e sofferto sotto l’occupazione nazifascista.

Di seguito il capitolo del libro di Sergio Gentili e Aldo Pirone Roma ’43-44. L’alba della Resistenza” dedicato al rastrellamento del Quadraro.

Operazione balena

 “A Roma se ti vuoi nascondere o vai in Vaticano o vai al Quadraro”, [1] così si diceva fra gli alti comandi tedeschi di Roma. Il Quadraro era una borgata abitata da operai, artigiani, edili, molti lavoravano nei vicini stabilimenti cinematografici di Cinecittà creati a metà degli anni ’30. Contigua a Villa Certosa, Tor Pignattara, Centocelle e Quarticciolo; un’area a forte presenza partigiana dove il comando tedesco, alla fine di marzo, non a caso, aveva anticipato alle 16,00 il coprifuoco. L’abitato, inoltre, era a ridosso dell’aeroporto militare di Centocelle e a cavallo fra le due strade strategiche per i tedeschi: la Casilina, che portava al fronte di Cassino e la Tuscolana che collegava Roma ai Castelli romani verso il fronte di Anzio. Infine, era adiacente alle ferrovie che portavano a sud verso Napoli, via Cassino e Formia, e verso Anzio. La borgata, perciò, era situata in uno snodo strategico per le retrovie tedesche. Dentro le sue basse e povere case con cortiletto e fra le sue strette vie, i partigiani avevano libertà di movimento. I clandestini, i renitenti e gli antifascisti trovavano coperture e ospitalità nelle famiglie popolari. I comunisti più anziani ricordavano che negli anni ’20 anche Gramsci era venuto a tenere una riunione semiclandestina presso le Tombe latine.[2] Per fascisti e tedeschi il Quadraro era zona interdetta fin dall’8 settembre. La gente soffriva la fame, aveva subìto più volte le conseguenze dei bombardamenti alleati sulla stazione ferroviaria Casilina e sul vicino aeroporto militare. Insieme alla fame regnava la disoccupazione. Chi lavorava negli stabilimenti di Cinecittà aveva perso il lavoro perché erano stati occupati dai tedeschi che li utilizzavano come depositi militari, centro di transito per i rastrellati da deportare e come quartier generale della XIV Armata. Dopo lo sbarco di Anzio la “borgata ribelle” era diventata ancora più insicura per i nazifascisti[3]. Da essa partivano quasi ogni giorno gli attacchi partigiani ai camion tedeschi e ai treni diretti al fronte di Anzio e Cassino e alle linee telefoniche e telegrafiche. Il 4 aprile, alla stazione Casilina, i Gap comunisti avevano fatto fuggire 300 prigionieri da un treno carico di uomini da deportare. Ad agire militarmente c’erano i Gap comunisti dell’VIII zona; i socialisti della “Banda Basilotta”, dal nome di un imprenditore artigiano locale proprietario di un saponificio in via dei Quintili; gli azionisti della formazione “Il lavoro”, e i comunisti di “Bandiera rossa” della “Banda Rossi” che avevano nel vicino sanatorio Ramazzini il loro comando e rifugio. [4] Nascondevano qui, con l’attiva complicità delle suore e del personale sanitario, alcuni militari alleati e un grande numero di persone clandestine nonché l’arsenale delle armi. Particolarmente numerosi, dettero vita a una seconda banda, quella dei fratelli Pepe, con base a Villa Certosa. Anche la P.A.I. del Quadraro non collaborava con i nazisti e aiutò a sventare diverse retate preavvertendone la popolazione, mentre i marescialli dei Carabinieri Floridia e Di Leo, delle ex-caserme del Quadraro e di Cinecittà, aderivano con i loro uomini al Fronte clandestino dell’Arma dei Carabinieri di Filippo Caruso; inoltre il locale commissariato era solito chiudere un occhio quando i partigiani della “Banda Rossi” distribuivano agli abitanti della borgata il pane e la farina sottratta ai nazifascisti o quando le donne assaltavano qualche forno. Infine, a completare il largo clima antifascista e partigiano della “borgata ribelle” c’erano Don Gioacchino Rey e Monsignor Desiderio Nobels; il primo, parroco della parrocchia del Quadraro di Santa Maria del Buon Consiglio e il secondo di quella di San Giuseppe all’Arco di Travertino. Entrambi legati all’associazionismo cattolico antifascista e al Fronte militare clandestino di Montezemolo. Ambedue aiutavano in molti modi i patrioti, gli ebrei, i ricercati e i renitenti di ogni tipo. Anche le suore belghe, che stavano in una casa in fondo a via dei Quintili, nascondevano sette giovani soldati sbandati. Il sottosuolo della zona, poi, era percorso da un labirinto di grotte e cunicoli ricavati da antiche catacombe, da vecchie cave di pozzolana e da fungaie, dove i partigiani potevano eclissarsi e nascondere le loro armi. Sui muri della borgata per qualche giorno sopravvisse la scritta beffarda: “Istruzione per i patrioti: chi dorme non piglia nazi”. I nazisti chiamavano il Quadraro “nido di vespe”, perché pungevano spesso e volentieri. La sua incontrollabilità era grande, tanto che per i comandi tedeschi la zona del fronte iniziava proprio in prossimità del territorio della borgata. Con il crescere dell’attività partigiana nell’Italia occupata dai nazisti, Kesserling mette in guardia i suoi soldati. Ormai ha capito che la guerriglia nuota nell’acqua dell’appoggio popolare. Emana un bollettino in cui dice che “la formazione dei gruppi partigiani va neutralizzata con la continua sorveglianza della popolazione civile […] I comandanti devono contrapporsi alla cieca fede del soldato tedesco nella popolazione civile dei paesi stranieri, Si deve ficcare in testa a ogni uomo che tutti i civili sono spie o sabotatori”.[5] Tutti gli italiani dovevano essere considerati e trattati da nemici, ma gli abitanti del Quadraro lo erano ancor di più.

Rastrellamento del Quadraro.[6] Il 10 aprile, lunedì di Pasqua, nella “Fraschetta” di Giggetto, sulla via Tuscolana, allora denominata “Osteria campestre”, il giovane Giuseppe Albano capo della banda detta del “Gobbo del Quarticciolo”,[7] con due compagni  uccide, in un incontro casuale, tre tedeschi. Per Kesselring è la goccia che fa traboccare il vaso. Il lunedì successivo, 17 aprile, i nazisti danno avvio alla Unternehmen Walfisch, nome tedesco in codice dell’ ”operazione balena”. La “borgata ribelle” viene circondata alle 4,00 del mattino da tedeschi e fascisti della banda Koch; a dirigerli è personalmente Kappler. Divisi in squadre di cinque uomini rastrellano 2000 uomini casa per casa e li radunarono nel vicino cinema Quadraro, selezionandone circa 947. Il parroco Don Gioacchino Rey cerca di intercedere ma è picchiato e respinto in malo modo. Riesce solo a far liberare il farmacista e il medico della borgata. Poi i rastrellati sono trasferiti negli stabilimenti di Cinecittà e da lì in una grande cava di pozzolana in località Grottarossa nella parte opposta di Roma. Molti pensarono, in quei frangenti scanditi dal rumore dei camion tedeschi, dal buio della cava e dall’atteggiamento ostile dei tedeschi armati fino ai denti, che stava per ripetersi l’eccidio delle Ardeatine. Invece, dopo qualche giorno di attesa, i rastrellati sono caricati sul  treno e deportati in Germania.

Ne torneranno meno della metà.

Gendarmeria e paracadutisti

cor mitra ‘n mano, tutte brutte facce ,

entròrno ne la casa pe’ cercacce

ll’antifascisti e ‘più lli comunisti

‘Na bandaccia de nazzifascisti

sbraitanno le linguacce

der paesaccio loro de stregacce.

Più dde duemila erano ‘sti tristi. [8]

Il generale Mälzer si complimenta per l’azione svolta: “Eine solide Arbeit“, un “buon lavoro” dice. Per le famiglie essere private degli uomini validi che, bene o male, provvedevano a sostenerle, è un duro colpo. Tocca alle donne, più di quanto non avessero già fatto fino a quel tragico 17 aprile, farsi carico del sostentamento dei figli piccoli, degli anziani, dei clandestini, dei renitenti scampati alla razzia nazifascista.

Ma la Resistenza al Quadraro non cessa con il rastrellamento. I partigiani non erano caduti nella rete di Kappler e non erano stati catturati. Il Sanatorio Ramazzini non era stato perquisito. Già tre giorni dopo i gappisti comunisti dell’VIII zona rispondono sabotando le linee telefoniche in via dell’Acqua Bullicante. Poi, nei giorni seguenti, è un susseguirsi di attacchi contro militari tedeschi. La “Banda Rossi” prende di mira l’aeroporto di Centocelle. I Gap attaccano militari tedeschi all’Arco di Travertino, alla stazione Casilina, a Tor Sapienza e a Tor Bella Monaca. Le vespe pungono ancora.

[1] “In aprile avvenne il rastrellamento del Quadraro che fu il più importante di quelli che subì Roma; non rientrò però nel quadro previsto dalle Forze Armate per procacciarsi mano d’opera. Fu un’operazione diretta dalla polizia responsabile della sicurezza a Roma, la quale vedeva nel Quadraro il rifugio di tutti gli elementi contrari, degli informatori, dei partigiani, dei comunisti, di tutti coloro che essa combatteva. Il comando della città era dell’opinione, più volte manifestata, che quando qualcuno non trovava rifugio od accoglienza nei conventi o nel Vaticano, si infilava al Quadraro, dove spariva. Voleva farla finita una buona volta con quel nido di vespe”. E. F. Moelhausen, La carta perdente: memorie diplomatiche, 25 luglio 1943-2 maggio 1945, Ed. Sestante.

[2] Come riferito agli autori, prima della sua morte, da Aurelio Cardinali abitante e dirigente comunista del Quadraro, in un incontro personale.

[3] W. De Cesaris, La borgata ribelle, Ed. Odradek, 2004. C. Guidi,  Operazione Balena, Unternehmen walfisch”,  Ed. Edilazio, 2013

[4] W. De Cesaris, op. cit.

[5] R. Katz, Roma città aperta, Settembre 1943- giugno 1944, Ed. Il Saggiatore, Milano, 2009

[6] Nel 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha insignito il Quadraro della medaglia d’oro al valor civile quale “Fulgida testimonianza di resistenza all’oppressore ed ammirevole esempio di coraggio, di solidarietà e di amor patrio”.  

[7] Giuseppe Albano, partigiano diciottenne, soprannominato “Il gobbo del Quarticciolo” per una malformazione alla schiena, fu a capo di una sua banda di partigiani, collegata alla “Banda Basilotta” e al Movimento di Bandiera Rossa, operante nell’VIIIa zona partigiana fra Centocelle, Quarticciolo, Villa Certosa e Quadraro. Fu un esempio dello spontaneismo che caratterizzò parte della Resistenza romana. Dopo la liberazione fu ucciso dai carabinieri il 16 gennaio del ’45 nel quartiere Prati, nell’androne del palazzo in via Fornovo 12, in circostanze mai del tutto chiarite.

[8]  Sonetto romanesco di Aldo Poeta. Dirigente del PCI, deportato in Germania. “Li mortacci loro. // Succede ch’uno penza e ppòi aripenza/ de scrive quarche ccosa su’n fattaccio. / Spesso m’aripetevo come  faccio? / ma come ariccontà ‘sta delinguenza? // Dentro me ce rodevo e la pazienza /  ‘gni tanto me sartava ‘st’affaraccio / me rintronava come ‘n campanaccio / e ritornava co’ ggran prepotenza. // Alla fine ho deciso de provacce / pe’ carità, no certo pe’ ffa storia / ma ppe’ aricordannà certe animacce , // che ‘na mattina pe’fasse lla gloria, / se scarocòrno cqui ssopra er Quadraro / cercanno ‘na ‘mpossibile vittoria. // Gendarmeria e paracadutisti 7 cor mitra ‘n mano, tutte brutte facce , / entròrno ne la casa pe’ cercacce  / ll’antifascisti e ‘più lli comunisti // ‘Na bandaccia de nazzifascisti  / sbraitanno le linguacce / der paesaccio loro de stregacce. / Più dde duemila erano ‘sti tristi. // Presero tanta ggente proprio tanta / giovani, anziani, li contòrno appena / furono più de settenscinquanta. // Un nome e ‘n piano ciaveva quella iena / der capo loro, Kapplere er maledetto, / Unternehmen   walfisch, Operazione Balena”.

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