L’agenzia di rating S&P ci grazia, ma la previsione resta negativa, rischio “spazzatura”. Salvini e di Maio danneggiano l’Italia. Conte spera nella Cina. Def senza risorse per dare risposte alle vertenze Cgil, Cisl, Uil a partire dalla scuola

L’agenzia di rating S&P ci grazia, ma la previsione resta negativa, rischio “spazzatura”. Salvini e di Maio danneggiano l’Italia. Conte spera nella Cina. Def senza risorse per dare risposte alle vertenze Cgil, Cisl, Uil a partire dalla scuola

Si torna a parlare di economia dopo una settimana, anzi più, in cui l’argomento, si fa per dire, è stato il rigetto della Costituzione da parte di Salvini Matteo, capo della Lega, vicepremier del governo gialloverde. Crediamo che in nessun paese al mondo, paesi civili si intende, non dittature feroci, criminali, può avvenire che un esponente al massimo livello istituzionale, quando si festeggia una data fondamentale, la nascita della Repubblica, volta le spalle e se ne va ad inaugurare un nuovo commissariato a Corleone. Dice che così si combatte la mafia. E per giorni e giorni i media sono impegnati a dar corso alla disputa Salvini-Di Maio, il quale si fa paladino della giornata del 25 Aprile. Si apre un tormentone che vive sul nulla, riempie i talk show televisivi. Sembra che fra i due vicepremier, sotto gli occhi benevoli del presidente Conte che avrebbe dovuto “pretendere” che il suo vice partecipasse alle manifestazioni del 25 aprile, vi sia ormai una rottura in vista. A Di Maio che fa sfoggio di “antifascismo” andrebbe rammentato che non è solo il ricordo di una data ma un valore da non dimenticare mai, una guida in particolare per chi svolge una funzione pubblica ai massimi livelli. Ci domandiamo, e se lo sono chiesti milioni di cittadini, come sia possibile che al governo del Paese ci sia un tale che non riconosce il valore e il significato della data di fondazione della Repubblica. Perché questo è avvenuto. Non solo. Si aggiunge un altro avvenimento che riguarda il senatore leghista, un tal Siri, sottosegretario alle Infrastrutture, indagato dalla Procura di Roma per corruzione. Per rendere ancora più appetibile il menù del governo gialloverde per la Giustizia anche una questione di assunzioni alle Presidenza del Consiglio di un tale che, guarda caso, è figlio di uno molto interessato all’energia eolica in Sicilia.

Il governo  gialloverde galleggia nel nulla. I germi dell’autoritarismo

In un paese normale a fronte di una situazione inquinata se i Cinque stelle fossero  davvero impegnati a difesa delle istituzioni democratiche non avrebbero tollerato che il loro partner, maggioritario, potesse galleggiare impunemente nel nulla, faccia precipitare il Paese. Invece Di Maio e i media che lo sostengono, in testa il vero e proprio house organ che si chiama “Fattoquotidiano”, fa solo proclami, parole, invece di chiudere l’alleanza con  la Lega. Esemplare, in senso negativo, la rissa in tv a Piazza Pulita, fra Padellaro, già direttore del quotidiano, oggi editorialista del giornale di Travaglio, e il vicedirettore di Huffington post, De Angelis, il quale non faceva altro che rilevare la collocazione salviniana del quotidiano suscitando le ire del Padellaro che dalla sinistra viene. Una lunga premessa perché i germi dell’autoritarismo del governo a trazione salviniana sono una costante minaccia per il Paese e l’economia già sofferente, rischia ancor più il collasso. Ha detto il Presidente Mattarella, ricordando il valore del 25 Aprile: “La storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e tutela, gli  avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva. La libertà non si baratta con l’ordine”.

Già, le promesse. Ne è pieno il carniere del governo. Ma non una è andata in porto. Ora Conte e soci, molto preoccupati della mobilitazione di Cgil, Cisl, Uil, con manifestazioni e scioperi di numerose categorie, hanno instaurato una specie di “stagione dei tavoli tecnici”. Che, ovviamente, sono utili per sviscerare le vertenze. Ma possono diventare anche un modo per rinviare concrete decisioni e accordi. Chi ha qualche esperienza sindacale sa bene che se alla base dei tavoli tecnici non ci sono risorse necessarie, si può durare all’infinito. Non a caso Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a fronte dei tavoli tecnici convocati per la vertenza che riguarda la scuola, sciopero sospeso, dicono i sindacati e non revocato come afferma il premier Conte, fa presente che ancora non sono state  assicurate le risorse necessarie da parte del governo. Nel Def, il documento di economia e finanza non se ne fa cenno.

Continui  peggioramenti della situazione economica e sociale

Stando ai chiar di luna, non c’è da essere ottimisti.  Un “cambio di rotta nelle riforme e la volatilità esterna hanno spinto l’Italia in recessione” scrive l’agenzia di rating Standard and Poor’s che ha lasciato invariato a BBB il rating per il paese ma gli ha assegnato un outlook, una previsione, negativo. Questo significa, spiega l’agenzia di rating, “che potremmo abbassare il nostro rating nei prossimi 24 mesi se deficit e debito in relazione al Pil dovessero eccedere le nostre previsioni o se osservassimo un forte deterioramento delle condizioni finanziarie dell’Italia e delle sue banche o anche se i cambiamenti politici continui indebolissero la crescita potenziale dell’Italia”. Basta leggere le previsioni del Def. Per questo il pronunciamento di S&P diventa significativo, perché può cambiare pericolosamente l’umore dei mercati finanziari nei confronti dell’Italia. Il rating sovrano dell’Italia è stato confermato lo scorso mese di ottobre a BBB, ma S&P ha abbassato l’outlook, portandolo da stabile a negativo. L’Italia è due gradini sopra il livello “junk”, ossia spazzatura, la soglia di pericolo reale. L’agenzia di rating Standard and Poor’s si aspetta che il Pil italiano cresca dello 0,1% quest’anno “in termini reali per l’effetto negativo di traino del Pil in calo durante la seconda metà del 2018”. Nel 2020 S&P si aspetta una ripresa “ma solo intorno allo 0,6% meno della metà della crescita stimata per l’Eurozona dell’1,4%”.  Il reddito di cittadinanza aggiungerà quest’anno 0,2 punti percentali di Pil alla crescita dell’Italia, ma “lo stimolo della domanda da parte del governo sarà di breve durata senza ulteriori riforme strutturali che favoriscano la crescita economica”. Secondo l’agenzia di rating il reddito di cittadinanza “potrebbe aumentare la pressione verso l’alto sui salari e disincentivare chi cerca lavoro anche se accompagnata da una riforma delle agenzie per l’impiego”. “Inoltre mentre il governo si aspetta che una riduzione dell’età di pensionamento nel contesto di un parziale rivesciamento della riforma delle pensioni della Fornero farà crescere l’occupazione, noi pensiamo che l’impatto sarà probabilmente basso. Soprattutto senza ulteriori riforme che eliminino gli impedimenti strutturali nel contesto imprenditoriale, come la burocrazia, il potenziale di crescita economico dell’Italia resterà limitato”, aggiunge Standard and Poor’s.

Prima del pronunciamento di S&P, Confindustria ha lanciato un vero e proprio grido di allarme. “L’Italia non cresce – ribadisce il centro studi degli industriali – il Pil italiano nei primi mesi del 2019, come atteso, ha smesso di ridursi. Ma lo scenario a inizio secondo trimestre resta fragile e incerto”. In particolare anche per quanto riguarda l’occupazione, le assunzioni riguardano solo contratti a termine. Le ore lavorate diminuiscono. Per i giovani lo scenario permane nero.

Calano gli ordini industriali, prospettive incerte per consumi e investimenti

A inizio anno la produzione industriale “è risalita recuperando dal crollo di fine 2018” ma nell’analisi di Confindustria è un dato che dipende “in gran parte” dalla ricostituzione di scorte “facendo presagire una nuova flessione a breve”. Anche il fatturato è risalito, +0,2% a febbraio, “preoccupa però il calo degli ordini industriali (-2,7%) soprattutto esteri. E a marzo il Pmi è sceso ancora nella manifattura, in zona contrazione (47,4) pur salendo nei servizi”. In uno “scenario negativo per gli investimenti gli indicatori fanno prevedere una minor spesa per capitale fisso nel 2019” e con “prospettive incerte per i consumi” che restano “deboli”. Per concludere, si registra anche un calo della fiducia dei consumatori e dei produttori. Come risponde il presidente del Consiglio? Al ritorno da Pechino, citando la ormai famosa, solo di nome, “via della seta” afferma che “il rapporto con la Cina è una grande opportunità per tutti”. Dopo qualche facile entusiasmo anche taluni economisti vicini al governo dei  gialloverdi ci stanno ripensando. Così come un ripensamento su un frettoloso entusiasmo per qualche aumento di taluni fatturati industriali che si registra. Perché quelle aziende non sono italiane. Magari sono cinesi.

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