Antonio Esposito. Dal 25 Aprile al Primo Maggio: la celebrazione dei diritti fondamentali, universali del cittadino

Antonio Esposito. Dal 25 Aprile al Primo Maggio: la celebrazione dei diritti fondamentali, universali del cittadino

Con il 25 aprile si festeggia la fine della guerra più drammatica che il mondo abbia conosciuto, si festeggia la pace e la libertà dall’oppressione, dalla violenza e dalla paura della guerra. Il 25 aprile racconta una straordinaria storia italiana: l’Italia, nel più ampio scenario della Resistenza europea, seppe riscoprire un’idea di Patria che il fascismo aveva disonorato e iniziò a costruire le basi di una Costituzione democratica. Il 25 aprile 1945 fu, in altri termini, la condizione indispensabile che rese possibile fondare una democrazia repubblicana, con la collaborazione di tutti i partiti antifascisti, uniti nel proposito di restituire agli italiani la dignità di un popolo sovrano. Non a caso quei fondamentali diritti per i quali si batterono le forze antifasciste vennero posti a base della nostra Costituzione la quale, oltre a sancire che la sovranità appartiene al popolo, riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (compressi dalla dittatura fascista): la libertà, la pari dignità sociale, l’uguaglianza dei cittadini cui si aggiunge “il diritto al lavoro su cui si fonda la Repubblica democratica”.

E non è senza significato che nel 1945, con la liberazione, il Primo Maggio è tornato a coincidere con la festa del lavoro – diventata ufficialmente festa nazionale – che, con l’avvento del fascismo, Mussolini aveva deciso di abolirne le celebrazioni stabilendo la data del 21 aprile (c. d. “Natale di Roma”) per festeggiare “il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale”. Oggi, dopo la liberazione, la festa del Primo Maggio celebra il principio universale del diritto al lavoro del cittadino ed è diventata il simbolo delle battaglie operaie e delle rivendicazioni dei lavoratori che, per anni, in America e in Europa, lottarono, anche a caro prezzo, per ottenere diritti e migliori condizioni di lavoro.

Antonio Esposito, già presidente di Sezione della Corte di Cassazione

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