Terrorismo. Cesare Battisti ha ammesso di aver commesso i quattro omicidi per i quali è stato condannato all’ergastolo

Terrorismo. Cesare Battisti ha ammesso di aver commesso i quattro omicidi per i quali è stato condannato all’ergastolo

Cesare Battisti ha ammesso di aver commesso i quattro omicidi per i quali è stato condannato all’ergastolo. “Per lui all’epoca era una guerra giusta, adesso si rende conto della follia di quegli anni di piombo”, ha spiegato in conferenza stampa Alberto Nobili, il responsabile dell’antiterrorismo milanese che, tra sabato e domenica, ha interrogato l’ex terrorista 64enne nel carcere di massima sicurezza di Oristano. Nobili ha precisato che Battisti “non ha voluto collaborare” e “non ha chiamato in causa altre persone” e quindi tecnicamente “non è un pentito”. Ha solo ritenuto di “fare chiarezza dando un giudizio critico del suo passato” .

Il battesimo del fuoco Battisti e i Pac, i Proletari armati per il comunismo, lo hanno il 6 gennaio 1978 a Udine. La vittima designata è il maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro, di 52 anni che viene assassinato con un tre colpi di pistola. Il primo va a vuoto ma gli altri, esplosi a bruciapelo alla tempia e al torace, vanno a segno. A sparare è proprio Battisti, che dopo un arresto nel 1976 a Milano era finito nel carcere di Udine, e lì conosciuto Arrigo Cavallina e con lui aveav fondato i Pac. Santoro, ha spiegato Battisti al pm Alberto Nobili, a capo della divisione antiterrorismo della Procura di Milano, “era molto duro, soprattutto con i detenuti politici”. Il 16 febbraio del 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia) è stato ucciso Lino Sabbadin, un macellaio di Mestre che aveva ucciso un rapinatore mentre tentava di svaligiare il suo negozio. Battisti e i suoi compagni lo ritenevano un “miliziano” perché armandosi “aiutava lo Stato a garantire la legalità e per questo andavano puniti”. In questo caso, però, a sparare quattro colpi di pistola contro il negoziante è stato Diego Giacomin, che ha mirato alla testa, al torace e all’addome mentre Battisti e un altro complice lo coprivano e gli garantivano una via di fuga. Lo stesso giorno, a poche ore di distanza, a Milano, a morire fuori al suo negozio in via Mercantini, nel quartiere della Bovisa, è stato il gioielliere Pierluigi Torreggiani. Anche il negoziante 42enne era “colpevole” di aver sventato una rapina.

La sera del 22 gennaio, mentre cenava con familiari e amici nella pizzeria ‘Transatlantico’ di via Marcello Malpighi, in zona di Porta Venezia, dei rapinatori erano entrati e gli avevano intimato di consegnare una valigetta di gioielli che aveva mostrato poco prima durante una televendita in una tv privata. Il gioielliere e uno dei suoi amici avevano reagito ed era nato un conflitto a fuoco. Alla fine un malvivente e un cliente erano rimasti a terra. I giornali, dopo quell’episodio, hanno ritratto Torregiani come lo “sceriffo della borghesia”. Per questo Battisti ha ideato e organizzato il suo omicidio. Nel corso nell’agguato a Torreggiani – ferito con due colpi di pistola alle gambe, due al torace e finito con un colpo alla testa da Giuseppe Memeo – è stato coinvolto anche il figlio Alberto. Un proiettile ha danneggiato la sua spina dorsale da quel giorno vive su di una sedia a rotelle. Due mesi dopo, il 19 aprile del 1979, sempre a Milano, è stato assassinato l’agente della Digos Andrea Campagna. L’ex terrorista e i complici si erano appostati sotto casa della fidanzata del poliziotto 25enne. Contro di lui Battisti ha sparato 5 colpi con un revolver calibro 357 Magnum da una distanza ravvicinata che hanno avuto un effetto devastante. Ferito in “diverse parti vitali del corpo”, Campagna è morto durante il trasporto in ospedale. Diversi testimoni hanno riconosciuto in proprio nell’ex terrorista la persona che ha sparato.

Ma questi sono solo alcuni dei delitti per i quali il 64enne, che abbandonata la lotta armata ha intrapreso una carriera da scrittore e giornalista, ha ammesso le sue responsabilità. Battisti era presente e ha sparato anche il 24 ottobre dl 1978 a Verona quando con due complici ha gambizzato l’agente di polizia penitenziaria Arturo Nigro. Anche Diego Fava, medico dell’Alfa Romeo che “non rilasciava facilmente certificati ai lavoratori politicizzati” e Giorgio Rossanigo, medico nel carcere di Novara ritenuto “troppo severo nei confronti dei detenuti politici” sono stati feriti alle gambe dai Pac. Azioni a cui si aggiungono “una miriade di rapine e operazioni di autofinanziamento”, di cui Battisti ha riconosciuto la paternità.

Share