La Slovacchia volta pagina? Zuzana Caputova, attivista per i diritti umani e progressista, vince il primo turno delle presidenziali col 40%. Il 30 marzo affronterà al ballottaggio Sefcovic, destra moderata

La Slovacchia volta pagina? Zuzana Caputova, attivista per i diritti umani e progressista, vince il primo turno delle presidenziali col 40%. Il 30 marzo affronterà al ballottaggio Sefcovic, destra moderata

Primo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia: passano alla fase di ballottaggio, che si terrà il 30 marzo, Zuzana Čaputová, con il 40,5% dei voti e Maroš Šefčovič con il 18.7% dei consensi. Restano a casa altri tredici candidati, tra di loro Stefan Harabin, fermatosi al 14,1%, giudice anti-migranti della corte suprema, autoproclamatosi in campagna elettorale, “l’unico candidato nazionale contro il diktat dell’Ue” e Marian Kotleba, esponente dell’estrema destra dichiaratamente anti rom e nemico giurato delle élite. Kotleba è un fervente estimatore di Jozef Tiso, sacerdote cattolico collaborazionista e feroce antisemita, che divenne, nel 1939, primo ministro dello stato fantoccio slovacco dopo l’occupazione delle truppe tedesche.

I due candidati al ballottaggio

Zuzana Čaputová, 45 anni, avvocato, è la leader di “Slovacchia progressiva“, partito liberale europeista, che porta avanti battaglie per i diritti contro la corruzione e l’autocrazia della stato. La formazione politica è nata dalle proteste della società civile dopo l’assassinio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua compagna. Kuciak si stava occupando dei legami tra lo Smer, il partito dell’ex premier Fico, e la criminalità organizzata. La Čaputová è entrata in politica nel 2017. Prima di allora si batteva come attivista ambientalista, cosa che le è valsa il soprannome di “Erin Broncovic della Slovacchia” oltre che il  premio Goldman per l’ambiente. La candidata è nota anche per essersi impegnata a favore dei diritti delle persone LGBT.

Afferente allo Smer il secondo candidato che va al ballottaggio. Si tratta di Maroš Šefčovič, 52 anni, già vicepresidente della Commissione europea con delega all’unione energetica. Šefčovič promuove la famiglia tradizionale e i valori cristiani, nonostante il fatto che negli anni ottanta nacque politicamente nel  partito comunista che nell’ex Cecoslovacchia perseguitava le confessioni religiose.

Due donne, due spine nel fianco del gruppo di Visegrad

Proprio sulla differenza tra valori liberali e valori cristiani i due contendenti si giocheranno la presidenza della Slovacchia. Da un lato l’essere, non solo economicamente, ma anche culturalmente europei, dall’altro l’adesione all’Unione solo ed esclusivamente come vantaggio economico. In ogni caso la sfida tra Zuzana Čaputová e Maroš Šefčovič ha già un vincitore: la civiltà. Restano fuori con percentuali relativamente basse gli esponenti di spicco dell’estrema destra sovranista. Uno dei pericoli principali, su cui gli osservatori internazionali si erano focalizzati, era quello del ripetersi dell’ “effetto Polonia”, quindi avere una seconda “patria” delle destre europee. Certo è che una vittoria della Čaputová, che porterebbe con sé anche una consonanza con la recente elezione di Aleksandra Dulkiewicz a sindaco di Danzica, metterebbe a rischio la compattezza del gruppo di Visegrad. Due donne, ambedue a difesa dei diritti umani e per le libertà civili. Qualcosa di difficilmente accettabile sia dall’ostico Orban che dal presidente polacco Andrzej Duda, che condividono una visione “maschia” della politica e sono molto accondiscendenti con le fazioni più radicali dell’estrema destra, assorbendone i valori. Vita più semplice la Čaputová l’avrebbe con il primo ministro ceco Andrej Babiš che, da smaliziato imprenditore, non perderebbe l’occasione di “fare affari” anche con il nuovo corso slovacco. Una vittoria di Maroš Šefčovič, invece, rappresenterebbe la sconfitta della società civile slovacca ed il ritorno in grande stile della nomenclatura di Robert Fico al potere. E andrebbe a solidificare il gruppo di Visegrad. Ma questi sono solo scenari possibili. Per avere il quadro completo della situazione nel gruppo di Visegrad, oltre che nella Slovacchia, bisognerà attendere il 30 marzo, data del ballottaggio.

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