Il Senato, con 150 voti a favore, approva il decretone con reddito di cittadinanza e quota 100. Ora è legge. Alcune novità. LeU astenuta, mentre il Pd ha votato contro

Il Senato, con 150 voti a favore, approva il decretone con reddito di cittadinanza e quota 100. Ora è legge. Alcune novità. LeU astenuta, mentre il Pd ha votato contro

Il decretone con il reddito di cittadinanza e quota 100 taglia il traguardo del Parlamento e dopo mesi di annunci e polemiche le due misure bandiera del governo giallo-verde, attese da milioni di italiani, diventano legge dello Stato. Con il reddito di cittadinanza, caposaldo del M5S, le persone e le famiglie in difficoltà economica da aprile avranno un livello minimo di sussistenza, mentre con la riforma della legge Fornero, cara alla Lega, chi ha raggiunto almeno 62 anni d’età e 38 anni di contributi potrà lasciare in anticipo il lavoro facendo domanda di pensione anticipata tramite quota 100. Con l’ultimo ok del Senato, che ha approvato in via definitiva il provvedimento con 150 sì, l’iter parlamentare del decretone si è concluso dopo due mesi (era stato varato in Consiglio dei ministri lo scorso 17 gennaio e pubblicato in Gazzetta il 28). Molte le novità approvate nel corso dell’esame alla Camera e al Senato, ma nessuna che stravolge l’impostazione delle misure. Il vero braccio di ferro si è giocato in precedenza durante il difficilissimo esame delle legge di bilancio che ha visto più volte il governo sull’orlo della crisi. In quella sede, dopo un duro contenzioso con Bruxelles, l’esecutivo era stato costretto a un taglio netto delle risorse a disposizione delle due misure, riducendone di fatto la portata rispetto agli annunci iniziali. Per quest’anno per reddito e pensione di cittadinanza lo Stato sborserà 7,1 miliardi, mentre per la revisione del sistema pensionistico per il primo anno serviranno quasi 4 miliardi (3,9 miliardi) che aumenteranno via via con gli anni. Visti gli esigui spazi finanziari, dal Parlamento nei due mesi di esame non sono arrivate modifiche di peso che richiedessero importanti coperture, in compenso sono tante le novità approvate. In particolare, molti vincoli e paletti sui furbetti del reddito a partire da quelli del divorzio fino ai finti genitori single. Arriva anche una stretta sul beneficio per gli extracomunitari, vengono intensificati i controlli con nuove assunzioni nella Gdf e nei carabinieri, viene erogato un beneficio extra fino a 50 euro per il reddito alle famiglie numerose e con disabili e arriva lo stop al reddito per coloro che hanno guai con la giustizia (con la norma battezzata ‘anti clan Spada’). Dopo un duro braccio di ferro con le Regioni, inoltre, il decretone ha recepito l’intesa sui navigator (i tutor che dovranno accompagnare i percettori del reddito nella ricerca di un lavoro) che sono stati ridotti da 6mila a 3mila. E ancora, è stato superato il limite dei 45 anni per il riscatto agevolato della laurea, è stata introdotta della figura del vicepresidente Inps e la possibilità di ritirare la pensione di cittadinanza anche cash. Arrivano norme per la tutela della privacy, il prolungamento della pace contributiva e l’innalzamento a 45mila euro della soglia per l’anticipo del Tfs degli statali. Molte anche le promesse mancate. In particolare le tutele per i rider, annunciate e mai approvate, e il taglio alle pensioni dei sindacalisti su cui la maggioranza ha fatto dietrofront al Senato.

Il senatore Laforgia motiva l’astensione di Liberi e Uguali 

I senatori di Liberi e uguali  si sono astenuti sul decretone. “Noi siamo a favore di una misura di sostegno al reddito e di contrasto alle povertà, non abbiamo mai avuto un pregiudizio nei confronti del Reddito di cittadinanza, ma siamo molto preoccupati rispetto all’implementazione di questo provvedimento perché ci sono buchi importanti e contraddizioni”, spiega Francesco Laforgia . “Non arriverà laddove deve arrivare, pensiamo ai senza fissa dimora e ai minori poveri, però non ci sentiamo di votare contro. Ci asterremo, come abbiamo fatto in prima lettura e nel passaggio alla Camera perché pensiamo sia importante istituire uno strumento di contrasto alla povertà in un paese in cui le disuguaglianze sono aumentate. Sfidiamo il governo in fase di attuazione a risolvere le questioni che restano aperte”, conclude.

Il Pd invece vota contro, come afferma la relatrice di minoranza, Annamara Parente

“Nell’iter parlamentare, nonostante le numerose e respinte proposte del Pd, l’impianto di fondo del decreto sul reddito di cittadinanza non è cambiato, confondendo sostegno al lavoro e contrasto alla povertà. Il risultato è un mostro giuridico che corre il rischio concreto di non aiutare davvero proprio i poveri veri, le disoccupate e disoccupati, le persone con disabilità e in molti casi le donne” ha detto la senatrice del Pd Annamaria Parente, vicepresidente della commissione Lavoro, svolgendo in Aula la relazione di minoranza sul testo del Decretone. “In tutti gli altri paesi del mondo – ha proseguito Parente – queste due misure sono attuate con politiche pubbliche specifiche e separate. Il sostegno al lavoro ha bisogno, oltre che di un sistema di accompagnamento alle persone, della promozione di un clima imprenditoriale che favorisca gli investimenti e crei nuove opportunità di lavoro, soprattutto nelle aree più deboli come il Mezzogiorno. La lotta alla povertà porta con sé l’individuazione reale dei veri poveri, dei senza tetto, di tutti coloro che vivono spesso in famiglie a forte rischio di disagio sociale. Pur con tutti i limiti, i governi della XVII legislatura avevano individuato da un lato il Reddito di inclusione e, dall’altra, la costituzione, per la prima volta nella storia italiana, di un’Agenzia nazionale per le politiche attive, con nuova impalcatura di diritti. Si poteva proseguire su questa strada mentre, al contrario, la confusione tra povertà e disoccupazione, le procedure farraginose, il mancato potenziamento dei servizi sociali rischiano di creare solo assistenzialismo a tempo e non emancipazione e promozione della libertà delle persone. Non solo, con l’assunzione di 3000 navigator precari che si andranno ad aggiungere ai precari dell’Anpal si realizzerà la condizione dei precari che ricollocano i disoccupati e i poveri”.

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