Colto dall’ira, un padre cerca di investire con l’auto la figlia, colpevole di essere “troppo italiana”

Colto dall’ira, un padre cerca di investire con l’auto la figlia, colpevole di essere “troppo italiana”

“Non ho mai messo le mani addosso a mia figlia”. Lo ha detto El Mustafa Hayan dopo aver investito la figlia Miriam con una macchina a Livorno Ferraris, in provincia di Varese. Tecnicamente il genitore dice la verità, ma sua figlia in ospedale ci è finita comunque.

La ragazza era colpevole di vivere all’occidentale. La goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’ira paterna è stata la decisione della ragazza di prendere il treno per portare in giro il suo curriculum per trovare un lavoro. Miriam era una sportiva, militava nella squadra di basket ADBT Livorno Ferraris. Le sue compagne di squadra hanno fatto notare come “il padre non voleva che uscisse con noi italiani ma lei vuole semplicemente essere una ragazza come tutte le altre, senza differenze di pelle o di nazionalità”.

Il paese è piccolo, poco più di 4000 abitanti, che, praticamente, si conoscono tutti. Il sindaco di Livorno Ferraris, Stefano Corgnati, ha dichiarato: “Miriam è l’archetipo di una ragazza che si è integrata perfettamente nella comunità locale. Vive una vita normale come tutte le sue coetanee, e a prima vista non si riconosceva neanche la sua appartenenza alla religione musulmana”.

L’arcivescovo di Vercelli, mons. Marco Arnolfo, condanna la vicenda: “Sono atteggiamenti deplorevoli, gravi. L’integrazione tra popoli è importante ma deve avvenire da ambo le parti. L’integrazione, fatta con attenzione, dovrebbe portare a superare le mancanze dei diritti e del rispetto delle persone. Bisogna fare un cammino tutti insieme e costruire un percorso di crescita comune”.

Per fortuna Miriam non è stata investita in pieno. Se la caverà con molti lividi ma con nessun danno permanente. El Mustafa Hayan si trova ora in carcere. Le accuse a suo carico sono di tentato omicidio e maltrattamenti.

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