Salvini e Di Maio, “rissa continua”. Conte non ne azzecca una. La farsa della perizia sulla Tav. Crolla il Pil, cresce il debito. Bankitalia a rischio paralisi. Parlamento umiliato. Speranza (Leu): governo crea caos su caos

Salvini e Di Maio, “rissa continua”. Conte non ne azzecca una. La farsa della perizia sulla Tav. Crolla il Pil, cresce il debito. Bankitalia a rischio paralisi. Parlamento umiliato. Speranza (Leu): governo crea caos su caos

Li chiamano “rissa continua”. Il loro nome è Salvini Matteo e Di Maio Luigi detto “giggino”. Uno vice premier e ministro dell’Interno, adora i giubbetti tipo militare a partire da quelli della polizia. Si dice, ma sono i maligni a far circolare la voce, che anche il pigiama con cui dorme assomigli ad una divisa da guardia notturna. Il “giggino” anche lui vicepremier e ministro due volte, del Lavoro e dello Sviluppo economico, ha il sorriso stampato sulle labbra. Dicono al ministero che non lo vedono spesso e quando trova il tempo di passare in ufficio sorride sempre anche quando deve affrontare vertenze che riguardano il posto di lavoro di migliaia di persone, magari prive non solo del lavoro ma anche della cassa integrazione. Anche il presidente del Consiglio, maltrattato dalla Ue, ha parlato di fronte ad un parlamento pressoché deserto e si è pure preso una bruciante offesa, quella di essere un burattino manovrato da “rissa continua”. Negli ambienti politici della capitale lo chiamano il “bellissimo”. Non perché lo sia, anche se sempre agghindato, i capelli in particolare, ma perché nel pieno della crisi che sta vivendo il nostro paese, con l’entrata in una fase di recessione, si dice tecnica per attutire il colpo, lui imperterrito affermava che il 2019 “sarà un anno bellissimo”.

Consigli dei ministri rinviati. Tutto viene demandato ai vertici gialloverdi

Ritorniamo ai nostri due, quelli di rissa continua. Ormai, come gli orologi svizzeri che non perdono un minuto, i due sono specialisti in rinvio dei Consigli dei ministri e della convocazione di vertici. Da palazzo Chigi lo staff del presidente Conte annuncia la riunione per decidere in merito alla legge che “riforma” il rapporto fra lo Stato e le Regioni. Tutto fatto, tutto pronto. Talmente fatto che la ministra che di questi problemi si occupa afferma che il testo definitivo che riguarda le regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna non è modificabile. Il Parlamento si deve limitare ad approvarlo. Punto e basta. Passano pochi minuti e il Consiglio dei ministri termina. Nulla di fatto, meno male vien voglia di dire visto che sarebbe stato un sfregio per la democrazia. In realtà la riunione dei ministri termina perché Salvini e Di Maio non sono d’accordo. Neppure sul lavoro nei giorni festivi i due trovano una intesa. Per non parlare della Tav, ultimo pomo della discordia quello che riguarda la spartizione dell’Inps. Il Di Maio vuole un “suo” presidente, lo vuole anche Salvini, magari si accontenta del vice presidente, ma c’è anche Tria, al quale non tocca mai niente. Anzi no, toccano i guai. Il Tria vorrebbe portare alla presidenza dell’Istituto un suo consigliere economico, il vice, che viene ripristinato, sarebbe appannaggio di Di Maio e il direttore generale toccherebbe a un personaggio espresso da Salvini. Ma quando i giochi sembravano fatti arriva il no, lo stop di un sottosegretario leghista. Non parliamo della Tav. Ci limitiamo a dire che il ministro Toninelli parla di “un buco nella montagna” che non s’ha da fare. Pensate un po’, gli fa barba e capelli il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, Pd, quello che Crozza ha reso famoso. “Se mi chiedessero qual è la cosa più urgente da fare in Italia, oggi risponderei la riapertura dei manicomi subito. C’è un’esigenza di  ospitare lì tante persone…”. “Non ci sono parole rispetto a quanto sta  succedendo rispetto alla Tav. Non si tratta – prosegue  il presidente  della Regione – del collegamento Torino-Lione ma di un programma di reti  strategiche europee che collega Palermo ad Amburgo e il Portogallo  all’Est Europa”. Chiamparino, presidente della Regione Piemonte mette sotto accusa il governo che – dice – “ha bloccato un’opera già avviata. Smetta di usare la Tav come palestra elettorale, si assuma le sue responsabilità e decida di sbloccare le gare d’appalto già  finanziate, in modo che l’opera possa continuare. Le parole sono ormai a  zero”.

La Ue pronta a chiedere all’Italia di restituire i fondi già erogati per la Tav

Va al sodo il ministro, o ministra, dei Trasporti francese, Elisabeth Borne, che invita il governo italiano a prendere “ora” una decisione sulla Torino-Lione. “La Francia rispetta la scelta dei nostri partner italiani di prendersi del tempo – afferma la ministra su Le Figaro, sito web del noto quotidiano parigino – ma oggi diciamo chiaramente che c’è bisogno che questa decisione arrivi. In ballo ci sono importanti finanziamenti europei che non possiamo perdere”. E dalla Commissione Ue viene  l’avvertimento: non può escludere di dover chiedere all’Italia di restituire i fondi Cef già erogati per la Tav “se questi non possono essere ragionevolmente spesi in linea con le scadenze dell’accordo di finanziamento”. Si tratta, se non andiamo errati, di qualcosa come due miliardi e più  se quell’accordo non viene rispettato. Verrebbe da dire che piove sul bagnato. Malgrado ciò  Conte   continua a dire che “l’anno sarà bellissimo” anche dopo che l’agenzia di rating, Moody’s stima il Pil tra 0  e al massimo uno 0,5%. In più arriva l’americana Fitch che aveva previsto un pil in aumento dell’1,1% ora ribassa a 0,3%. Non  basta , arriva il procuratore generale della Corte dei Conti il quale afferma che l’Italia non ha un patrimonio infrastrutturale adeguato al sistema economico e produttivo in termini di viabilità, manutenzione del territorio, trasporti. Forse ha qualcosa a che vedere con la Tav.

Il governatore di Bankitalia: la crescita si abbassa e il tasso sul debito sale

Non basta ancora. Arriva Visco il governatore di Bankitalia. Afferma che “in Italia la crescita si abbassa e il tasso d’interesse sul debito sale: adesso è il doppio di quello che era solo  otto mesi fa e il tasso di crescita è la metà”, segno questo che “il  problema è serio”. Occhi puntati, poi, sullo spread, che “non deve  essere 300”. Il differenziale, ha spiegato Visco, “deve stare sotto come  era un anno fa. Il debito delle pubbliche amministrazione nell’intero 2018 è aumentato  di 53,2 miliardi a 2.316,7 miliardi, riflettendo “il fabbisogno delle  Amministrazioni pubbliche (40,6 miliardi) e il lieve incremento delle  disponibilità liquide del Tesoro (5,8 miliardi, a 35,1)”. I dati sono forniti dall’Istituto di via nazionale. “L’effetto complessivo degli scarti e dei premi  all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati  all’inflazione e della variazione del cambio ha accresciuto il debito  per 6,8 miliardi”. Quanto alla ripartizione per sottosettori, il debito  consolidato delle Amministrazioni centrali è cresciuto di 54,7  miliardi, a 2.230,9, mentre quello delle Amministrazioni locali è  diminuito di 1,5 miliardi, a 85,6; il debito degli Enti di previdenza è  rimasto sostanzialmente stabile. Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia afferma che “il trend crescente dovrebbe proseguire anche nel 2019, per effetto dell’aumento di deficit pubblico voluto da Lega e Movimento Cinque Stelle per finanziare le loro  misure bandiera. Peggiorando la congiuntura – prosegue – il gettito erariale diminuirà, le spese per assistenza aumenteranno, e il fabbisogno dello Stato aumenterà di conseguenza. Senza dimenticare che il Tesoro non ha ancora raccolto un euro dei 18 miliardi che dovrebbero arrivare da privatizzazioni e alienazioni di  patrimonio pubblico entro la fine dell’anno. In assenza di quelle  risorse, si creerà un enorme buco di bilancio”.

Bankitalia potrebbe finire sotto tutela della Bce

Da sottolineare che il governo gialloverde sta portando avanti un duro attacco alla Banca d’Italia. Non solo non ha ancora provveduto ad esprimere un parere sulla proposta avanzata dal Consiglio superiore della Banca che prevede la conferma del vicedirettore Luigi Federico Signorini. Ha così bloccato la delibera sulla quale si deve pronunciare il presidente della Repubblica. Ora i gialloverdi si preparano a bloccare l’attività della Banca. Il primo maggio scadono il direttore generale e la vice. Il governo è contrario alla loro conferma e la Banca d’Italia passa sotto la tutela della Banca centrale europea. E Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera, responsabile economico della Lega, esulta e già pensa a Salvini come candidato alla presidenza della Commissione Ue: “Ideologicamente, come leader del primo partito europeo,  lo sarebbe in ogni caso. E se lo vorrà fare – dice – sarebbe la scelta quasi  naturale. La Lega alla guida del cambiamento di tutta l’Europa”. Se invece ci “sarà la grande ammucchiata” a Bruxelles, tradotto se non vinceremo noi con i populisti, i razzisti, gli xenofobi, “vuol dire che proseguiremo da soli andandocene”. Se ne parla in altra parte del giornale.

Il ministro degli Interni si occupa anche di pecore. Forse ha trovato un lavoro

Ma non è ancora finita la triste historia delle gesta dei due che stanno cacciando il paese al fondo di un pozzo da cui non si vede la luce. Il Salvini ha deciso di occuparsi anche di pecore. Non comprendiamo che c’entrino gli ovini con la poltrona di vicepremier e neppure di ministro degli Internì. Le pecorelle con i loro belati ti fanno tenerezza, non sono un problema di polizia. Producono latte con il quale viene prodotto il pecorino, quello doc. I pastori sardi hanno aperto una vertenza con le industrie che lavorano il latte. Chiedono un compenso più alto. Manifestano in Sardegna, vengono a Roma e chi li convoca? Guarda  caso il ministro che sta al Viminale e apre una trattativa con le organizzazioni dei pastori sardi. E che c’entra il ministro degli Interni? Niente, visto che c’è un ministro dell’agricoltura, un tal Centinaio, leghista, il quale giustifica la convocazione da parte di Salvini affermando che “sull’isola la situazione è esplosiva”. La trattativa per ora fallisce, i pastori tornano in Sardegna. Dove, come è noto, si è in campagna elettorale per le elezioni regionali.

Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Articolo Uno, deputato di Leu, parla di “governo allo sbando. Dal Tav all’autonomia differenziata, che così formulata spacca l’Italia in due, l’esecutivo gialloverde crea caos su caos. È ora di costruire un’alternativa seria e credibile a questa maggioranza ormai allo sbando. Al paese – conclude – servirebbero investimenti per la tutela del territorio e per il rilancio di scuola e sanità pubblica non misure elettorali in vista delle europee”.

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