Migranti. Nel rogo nella baraccopoli di San Ferdinando, Reggio Calabria, muore Al Ba Moussa, senegalese di 28 anni

Migranti. Nel rogo nella baraccopoli di San Ferdinando, Reggio Calabria, muore Al Ba Moussa, senegalese di 28 anni

Non si sarebbe accorto di morire o, almeno, così sperano gli amici che non hanno potuto fare niente per salvarlo. Al Ba Moussa, senegalese di 28 anni, è stato divorato dall’incendio divampato la notte tra venerdì e sabato nella tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria. Del suo corpo, carbonizzato, è rimasto ben poco: provare a spegnere le fiamme con secchi e bottiglie d’acqua è stato inutile. Secondo la prima ricostruzione, i migranti avevano acceso un braciere per scaldare i giacigli di fortuna, realizzati con materiali di scarto tra cui legno e plastica, che hanno preso fuoco non lasciando scampo al giovane, nella migliore delle ipotesi sorpreso nel sonno.

Il prefetto Michele di Bari ha convocato il Comitato per l’ordine e la sicurezza, e dalle prossime ore partirà il piano di trasferimento dei braccianti messo a punto nelle ultime settimane: il primo passo, si apprende da fonti del Viminale, prevede lo spostamento di 40 migranti regolari in strutture d’accoglienza regionali. Ad andare distrutte sono state circa 15 baracche e la prefettura ha assicurato una sistemazione per chi è rimasto senza un tetto. Moussa Ba è la terza vittima di roghi in poco più di un anno. Lavorava come bracciante nella Piana di Gioia Tauro e si faceva chiamare ‘Aldo’. Era arrivato in Italia nel 2015 e nello stesso anno aveva ottenuto la concessione della protezione umanitaria dalla commissione territoriale di Trapani. E’ stato titolare del permesso di soggiorno, sempre per motivi umanitari, scaduto nel marzo del 2018 e non rinnovato “per mancata presentazione della documentazione”, ha spiegato la questura di Reggio Calabria.

Non era nuovo alla giustizia: lo si apprende da un comunicato diffuso dalla polizia di Stato a poche ore dal decesso. Alle spalle aveva precedenti per reati contro il patrimonio, false dichiarazioni sull’identità personale, interruzione di pubblico servizio e inottemperanza del foglio di via obbligatorio. A Capodanno era stato arrestato per spaccio dal commissariato di Gioia Tauro su delega della squadra mobile di Pisa e a gennaio, scarcerato dal gip di Palmi, aveva ricevuto il divieto di dimora dalla cittadina toscana. Ma poco cambia: Moussa Ba è morto e nessuno lo restituirà ai suoi cari. Prima di lui nel ‘ghetto’ San Ferdinando, dove ogni anno accorrono migliaia di Migranti per la raccolta degli agrumi, sono morti il 27 gennaio di un anno fa la nigeriana Becky Moses, 26 anni, e il 2 dicembre Surawa Jaiteh del Gambia, di 18. Nello stesso campo viveva anche Soumaila Sacko, il sindacalista 29enne dell’Usb originario del Mali ucciso a fucilate il 2 giugno 2018 nelle campagne di San Calogero, nel Vibonese.

Su Facebook il ministro dell’Interno ha annunciato lo sgombero della baraccopoli: “L’avevamo promesso e lo faremo, anche perché illegalità e degrado provocano tragedie. Basta abusi e illegalità”. Le parole di Matteo Salvini, che sul social spiega come “per gli extracomunitari di San Ferdinando con protezione internazionale, avevamo messo a disposizione 133 posti nei progetti Sprar. Hanno aderito solo in otto (otto!)”, hanno causato la reazione dei sindacati. La Usb ha detto “no alla strumentalizzazione salviniana dei morti”, mentre per la Cgil-Flai “quella del 28enne, che non ha trovato scampo alle fiamme, è una morte annunciata” per cui ci sono “precise responsabilità politiche e istituzionali”. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha chiesto “basta proclami di ministri tromboni sulle tragedie”. Per Andrea Maestri di Possibile Moussa “non è vittima dell’illegalità, ma del proibizionismo migratorio”.

“Il problema non si risolve con la solita ricetta persecutoria annunciata ancora una volta dal ministro dell’Interno: sgomberare il campo di San Ferdinando, senza preoccuparsi di dove saranno collocati i suoi occupanti”. Così il segretario nazionale della Cgil, Giuseppe Massafra, commenta le parole di Matteo Salvini, dopo l’incendio divampato nella notte nella baraccopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, che ha provocato la morte di un giovane migrante senegalese. “Da tempo come Cgil – prosegue il dirigente sindacale – stiamo chiedendo alle istituzioni di adottare politiche di integrazione vera e stabile, affrontando nel frattempo l’emergenza attraverso la dotazione di nuclei abitativi provvisori ma sicuri”. “Quel ghetto – conclude Massafra – va eliminato, perché alimenta un’economia tutta funzionale alla criminalità organizzata, dallo sfruttamento della prostituzione, al reclutamento di manodopera sfruttata nel lavoro nei campi, ma occorrono soluzioni e interventi per garantire il rispetto dei diritti umani fino ad oggi palesemente negati”.

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