Maggioranza gialloverde ancora in fase di stallo sui tanti dossier aperti, dalla Tav all’autonomia alle nomine. La Lega mette le mani su Inps e Rai. E in M5s infuria la guerra sul caso Sarti

Maggioranza gialloverde ancora in fase di stallo sui tanti dossier aperti, dalla Tav all’autonomia alle nomine. La Lega mette le mani su Inps e Rai. E in M5s infuria la guerra sul caso Sarti

Il provvedimento bandiera del governo gialloverde supera il primo esame parlamentare con diverse modifiche e integrazioni rispetto al ‘decretone’ approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 gennaio. Il reddito di cittadinanza ed il pensionamento con quota 100 sono stati approvati dall’Aula del Senato in prima lettura con 149 sì, 110 no e 4 astenuti e passano ora all’esame di Montecitorio dove verranno sciolti gli ultimi nodi. Tra questi le risorse per i disabili e le famiglie numerose, su cui ci sarebbe un’intesa di massima fra Lega e M5S, le norme per introdurre la figura del vicepresidente Inps e lo stop alla finestra mobile di tre mesi per i lavoratori impegnati in attività gravose. Da risolvere anche il tema dei tagli alle pensioni dei sindacalisti dopo che i pentastellati hanno ritirato l’emendamento presentato in commissione. Particolarmente movimentata la seduta del voto finale a Palazzo Madama con la protesta dei senatori di Forza Italia che durante l’intervento della capogruppo Anna Maria Bernini hanno indossato gilet blu con la scritta ‘Sì lavoro, no bugie’.

Autonomia e Tav: solo due dei temi sul tavolo del governo

Sulla Torino-Lione i tempi sono stretti: a metà del prossimo mese si riunirà il consiglio di amministrazione di Telt, la società metà italiana e metà francese responsabile della realizzazione della infrastruttura. L’obiettivo della Lega è di far partire i bandi di gara, anche per non perdere i finanziamenti Ue, per poi puntare ad una soluzione di compromesso: una mini-Tav. E su questa ‘exit strategy’ il partito di via Bellerio sta cercando la sponda del premier Giuseppe Conte. Sul ‘dossier’ caro soprattutto ai governatori delle regioni Lombardia e Veneto i tempi potrebbero essere più lunghi, ma in ogni caso la Lega – riferiscono fonti parlamentari – si aspetta un passaggio significativo già prima delle elezioni europee. Oggi Matteo Salvini ha incontrato il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani e i governatori di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia. Secondo quanto è emerso entro questa settimana il responsabile del Viminale “riceverà un documento di sintesi finale che discuterà con il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio”. “Per noi – spiega un ‘big’ della Lega – è un problema non poter procedere su questi due fronti, serve dare un segnale soprattutto sullo sblocco degli investimenti”. L’obiettivo di Salvini è quello di andare avanti con questa maggioranza ma senza una via d’uscita le cose si complicherebbero, ragiona un ‘big’ del partito di via Bellerio. Conte punta proprio sullo sblocca-cantieri per abbassare le tensioni tra le forze che hanno contratto il programma di governo, anche se differenze si registrano sulle modifiche del codice degli appalti (domani la riforma sarà sul tavolo del Cdm). “Ho parlato con il ministro Danilo Toninelli – ha annunciato il premier -. Abbiamo concordato che andremo cantiere per cantiere”. A dividere le due forze politiche, tra l’altro, la questione delle nomine: per quanto riguarda l’Inps la Lega punta su Mauro Nori al posto di Francesco Verbaro, ma c’è anche il ‘caso Fincantieri’ da affrontare con i leghisti che vogliono la conferma di Bono.

Gli altri dossier aperti sul tavolo della maggioranza: dalla legittima difesa alla separazione delle carriere giudiziarie all’Inps e alla Rai

Distanze nella maggioranza si registrano anche su altri punti, dall’immigrazione (oggi alla Camera c’è stata battaglia sulle mozioni) a quello sulla giustizia, visto che la Lega si attende passi avanti sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. C’è poi da risolvere il nodo della sostituzione del presidente della Commissione Giustizia della Camera (per sostituire la dimissionaria Sarti si fa il nome di Francesca Businarolo, relatrice del ddl anticorruzione) ma un altro fronte potrebbe essere la legge di iniziativa popolare delle Camere penali sulla separazione delle carriere dei magistrati che FI vorrebbe portare in Aula al più presto (Salvini è un convinto sostenitore, M5s esclude ogni tipo di intervento) mentre sul tema dell’affidamento in prova i pentastellati stanno dialogando con l’azzurro Enrico Costa per trovare una soluzione. La prossima settimana approderà nell’Aula di Montecitorio la legittima difesa: l’accordo tra Salvini e Di Maio tiene, ma un’ala dei pentastellati continua ad avere dubbi: la scorsa settimana c’è stato un incontro al quale hanno partecipato una ventina di deputati (“Gli stessi che si opposero sul decreto sicurezza”, riferiscono fonti parlamentari M5s) per tentare di frenare il provvedimento. Lega e M5s si confrontano inoltre sul tema dell’acqua pubblica e sul taglio agli stipendi dei parlamentari. Ma i fari sono puntati soprattutto sul reddito di cittadinanza e su quota cento: la Lega ha festeggiato il provvedimento sulle pensioni con dei cartelli al Senato ma nell’Aula di palazzo Madama questa mattina il vicepremier Di Maio era l’unico tra i componenti dell’esecutivo ad essere seduto tra i banchi del governo (i ministri Bongiorno e Centinaio hanno preferito sedersi con i colleghi di partito). Un confronto è aperto anche sul ‘capitolo Rai’. La Lega intende discutere con l’ad Fabrizio Salini il piano editoriale che andrà nel Cda il 6 marzo: no allo svuotamento dei poteri dei direttori di rete – la tesi -, no ad una linea troppo dirigista. In queste ore ci sono contatti per trovare una condivisione anche su questo tema.

Gli sviluppi dell’intricata vicenda della deputata 5Stelle Giulia Sarti, scaricata dai vertici: sarà espulsione

“Credo che l’espulsione sia doverosa”. Il giorno dopo l’esplosione del caso Giulia Sarti con le dimissioni della deputata M5s da presidente della commissione Giustizia della Camera, i vertici del Movimento la scaricano. Il capo politico pentastellato Luigi Di Maio dice che bisogna attendere la decisione dei probiviri ma non ha dubbi: la parlamentare romagnola, attivista della prima ora, finita lo scorso anno, a un mese dalle elezioni politiche, nell’inchiesta delle Iene sui mancati rimborsi al movimento, va cacciata ora che la procura di Rimini ha archiviato le accuse contro il suo ex fidanzato Andrea Tibusche Bogdan. Eppure, nonostante lo ‘scandalo’, il mea culpa e l’autosospensione dell’anno scorso, Sarti era stata ‘promossa’ dai vertici del movimento e addirittura eletta alla guida di una commissione chiave per le battaglie pentastellate sulla giustizia. Oggi invece non solo Di Maio ma anche Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio e uomo chiave della comunicazione M5s, attacca: “Sarti si è probabilmente coperta dietro il mio nome con l’allora compagno, se avessi saputo di questi ammanchi o di giri strani l’avrei immediatamente riferito al capo politico e ai Probiviri. Io non tutelo i parlamentari, ma il Movimento, come sanno tutti”.

Lite social tra Rocco Casalino e Andrea Bogdan Tibusche, ex fidanzato di Giulia Sarti

Sembra una vicenda da gossip, ma in realtà è diventata una spinosa questione politica, nella quale non solo Giulia Sarti, ma anche membri autorevoli dello staff pentastellato di Palazzo Chigi si stanno giovando reputazione e attendibilità. Su Faceook Tibusche punta il dito contro il portavoce del presidente del Consiglio: “Ho letto sui giornali che Casalino fa lo gnorri e scarica la Sarti. Sapete qual è il bello? Il messaggio con il quale mi si informava che sarebbero stati lui e Ilaria a spingere la querela, Casalino lo ha avuto (screeshots), da me, il 15 febbraio del 2018. Ho sempre lo stesso vizio: salvo e registro tutto. Non sapeva nulla fino ad oggi? Lo sapeva eccome”, scrive l’ex compagno della Sarti, per il quale ieri è arrivata la richiesta di archiviazione nell’ambito del processo che lo vede coinvolto con l’accusa di appropriazione indebita ai danni della deputata, la quale era finita l’anno scorso nell’elenco dei ‘furbetti’ delle rendicontazioni de ‘Le Iene’. La replica di Casalino non si fa attendere: “Gentilmente pubblichi cosa ti ho risposto”. “Ma chi se ne frega? Perché non ti sei mosso un anno fa e lo fai ora?”, domanda Tibusche. “Tu – obietta Casalino – avevi una tua versione. Lei una versione totalmente diversa. Non spettava a me decidere di chi fosse la ragione. La cosa più giusta era che fosse la magistratura a valutare”. “Fare il finto tonto può funzionare con i più ma non con me. Tu oggi caschi dal pero accusando lei ma di tutto questo eri a conoscenza da oltre 1 anno. E non hai detto/fatto nulla. Qui non si discute sul cosa ma sul come. Il cosa arriva dopo”, la contro-replica dell’ex fidanzato di Sarti. Insomma, una vicenda torbida, appunto, dai contorni molto opachi, ma dal chiaro significato politico. Attendiamo altri sviluppi.

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