In politica estera ogni giorno ha la sua pena per governo e maggioranza. Borghi rilancia l’Italexit, si scatena contro la Germania e lo spread schizza a 290. Mattarella rimedia all’autogol di Di Maio sulla Francia

In politica estera ogni giorno ha la sua pena per governo e maggioranza. Borghi rilancia l’Italexit, si scatena contro la Germania e lo spread schizza a 290. Mattarella rimedia all’autogol di Di Maio sulla Francia

“Non abbiamo alcuna intenzione di uscire dall’Europa, vogliamo cambiarla, migliorarla ma non abbandonarla”: il vicepremier Matteo Salvini mette fine ad una nuova polemica innescata dalle parole del responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, che ad un dibattito della Cisl aveva definito il progetto della Ue “fallimentare e tossico per l’Italia”, affermando che se dopo le elezioni europee la situazione non cambiasse, “io dirò andiamone fuori”. Dopo i commenti, lo spread è salito a 280 punti base, guadagnando oltre cinque centesimi in poche decine di minuti, per poi riscendere e chiudere a 269. Le parole di Borghi hanno scatenato le reazioni preoccupate dei partiti, M5S incluso, nonché quella del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani che ha subito chiesto al governo di chiarire la sua posizione perché “troppe ambiguità e dichiarazioni sconsiderate provocano solo danni all’Italia e agli italiani”. “Penso che questa opportunità sia l’ultima. Se a seguito di queste elezioni ci saranno i soliti ‘mandarini’ guidati dalla Germania a guidare le politiche economiche, sociali e migratorie, a uso e consumo della Germania e a nostro danno, io dirò di uscirne. O riusciamo a cambiarla o dovremo uscirne”, ha detto il presidente della Commissione Bilancio alla Camera. Attaccando un’architettura europea che ha applicato regole uguali per tutti senza tener conto delle differenze nazionali. “In questo bell’ambiente – ha aggiunto – che dovrebbe essere di solidarietà e fraternità abbiamo uno Stato che è in vantaggio rispetto a noi, che ha meno disoccupazione, che è più ricco, che fa politiche espansionistiche e mercantiliste, che si finanzia a un tasso del 3 per cento inferiore a noi. Che cosa dobbiamo fare, facciamo la gara contro Bolt con le gambe annodate?”, ha detto. Borghi ha auspicato di “poter essere tra quelli che guidano il cambiamento” per fare diventare la Ue un “ambiente non tossico”, ad esempio “abolendo il pareggio di bilancio in Costituzione e sostituendolo con ‘disoccupazione zero’ e facendolo diventare un obiettivo dell’Europa”.

Il M5S bacchetta Borghi sulla Germania, dimenticando che sulla Francia Di Maio l’ha fatta davvero grossa incontrando i leader dei gilet gialli eversivi

Il Movimento 5 Stelle ‘richiama’ il leghista: “Non abbiamo alcuna intenzione di uscire dalla Ue, per questa ragione sarebbe meglio evitare dichiarazioni che possano mettere a rischio la fiducia degli investitori e di conseguenza la nostra economia”, ha detto in una nota il capogruppo M5S alla Camera, Francesco D’Uva. Tuttavia, anche i pnetastellati hanno i loro guai e le loro ferite da leccare. Dopo nove giorni si ricompone la crisi diplomatica tra Italia e Francia, con il rientro a Roma dell’ambasciatore di Parigi, Christian Masset. La pace è stata suggellata al Quirinale, dove il diplomatico è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale ha consegnato una lettera di Emmanuel Macron con l’invito per una visita di Stato in Francia, subito accettato dal Capo dello Stato. Se la diplomazia presidenziale è stata cruciale per ricucire lo strappo, un contributo è arrivato anche dal vicepremier Luigi Di Maio che la crisi l’aveva causata con l’incontro avuto in Francia con uno dei leader dei gilet gialli, Christophe Chalencon. L’esponente pentastellato ha dato il “bentornato” all’ambasciatore (“Chiederò di incontrarlo”) e ha fatto una precisazione sul dialogo con i gilet: “C’è stata un’interlocuzione con una realtà complessa, ma noi”, ha assicurato, “non abbiamo intenzione di dialogare con quell’anima che parla di lotta armata o di guerra civile. Chi presenterà quella lista dovrà essere una persona che crede nella democrazia per cambiare le cose”. Parole accolte con soddisfazione dalla ministra francese per gli Affari europei francese, Nathalie Loiseau, che l’ha definita “una sana condanna”: “Dobbiamo ritrovare la relazione di amicizia e di rispetto reciproco, all’altezza della nostra storia e del nostro destino comune”. Le basi per il rientro dell’ambasciatore erano state gettate con una telefonata di Mattarella a Macron in cui i due presidenti avevano convenuto su “quanto i due Paesi abbiano bisogno l’uno dell’altro”. Ora restano da definire una serie di dossier – dalla Tav su cui si allunga l’ombra dell’analisi costi-benefici, alla gestione dei migranti e alla richiesta italiana di estradare i latitanti rifugiatisi in Francia dopo gli anni di piombo.

L’ambasciatore Masset ha assicurato che la Francia è pronta a lavorare su tutti questi temi con l’Italia e con tutti i protagonisti della politica italiana. “Le luci di Palazzo Farnese devono essere sempre accese”, ha avvertito il 62enne diplomatico incontrando i giornalisti nel palazzo rinascimentale, sottolineando così il rammarico per questa crisi bilaterale. A Parigi “ho visto il presidente Macron, i ministri e tutti mi hanno detto quanto è importante la relazione tra Italia e Francia”, ha sottolineato l’ambasciatore, “è proprio perché ci teniamo tanto che c’è stato questo atto di richiamo. Dopo tutti questi attacchi e provocazioni avevamo l’impressione che la relazione fosse messa in discussione. Ma i nostri legami sono assolutamente inestricabili”.

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