Il bluff della crescita degli occupati. Scacchetti (Cgil): ufficiale, ridotto il tempo pieno. Nei primi tre trimestri del 2018 meno 1,8 milioni di ore lavorate, pari a 1 milione di posti. “Al governo chiediamo priorità di interventi”

Il bluff della crescita degli occupati. Scacchetti (Cgil): ufficiale, ridotto il tempo pieno. Nei primi tre trimestri del 2018 meno 1,8 milioni di ore lavorate, pari a 1 milione di posti. “Al governo chiediamo priorità di interventi”

Davvero una raffinatezza il modo in cui vengono trattati i dati economici, in particolare quelli relativi alla occupazione che cresce sempre, stando a come vengono interpretati da alcuni tg e dal televideo. Per non parlare delle dichiarazioni di esponenti dei pentastellati, più in alto sali e più balle raccontano. L’occupazione aumenta sempre e comunque. Non ci meravigliamo visto che il Di Maio, il capetto di M5S, esulta a fronte della “tranvata” presa in Sardegna. Salvini lo segue a ruota, I suoi “esperti” economici non perdono battuta per descrivere l’Italia come il paese di bengodi. Peccato che ci sono gli immigrati a rovinare la festa, che sarebbe perfetta. Qualche esperto di economia i leghisti ce l’hanno, anche in posizione di rilievo, sottosegretari, presidenti di Commissioni parlamentari. Ma loro hanno un solo obiettivo, quello di far impazzire il ministro Tria il quale se la deve vedere con i numeri che non tornano e con quei “burocrati” della Ue che chiedono conto a lui dei guai che sta passando l’Italia. Conte, nel frattempo, insegna a giocare a biliardo alla “lady” inglese che si distrae con le palle che circolano sul tappeto verde.

I gialloverdi infestano i social dove pascono le notizie false, sull’occupazione sempre in aumento

Perché prenderla così lunga quando il problema di cui parlare è come un libro aperto, si chiama occupazione? Perché è sì un libro aperto ma i gialloverdi e i loro amici che infestano i social, si pascono di notizie false, il libro lo chiudono e danno il via ad una sfrenata fantasia. Veniamo al fatto: leggiamo, basiti, che  nel 2018 il numero degli occupati è di +125 mila rispetto al livello del 2008. Allora, mi sono detto, hanno ragione loro, ha ragione Conte quando parla di un 2019 che sarà “bellissimo, meraviglioso”. Hanno torto le agenzie di rating, i “burocrati Ue”, quelli di Bankitalia, che i gialloverdi vogliono mettere sotto controllo, per non parlare di Mario Draghi, Banca centrale europea. Tanto più che il rapporto “Mercato del Lavoro” porta le firme di ministero del Lavoro, Istat, Inail, Inps. La realtà a volte non si può ignorare. È vero che  rispetto al 2008 risultano 125 mila occupati in più ma nei primi tre trimestri del 2018 mancano 1,8 milioni di ore di lavoro che tradotti in posti di lavoro a tempo pieno corrispondono a 1 milione di posti scomparsi.

Scacchetti. Crescono lavoro discontinuo, part time involontario, tempo determinato di breve durata

A questi numeri si richiama Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, che fa chiarezza  dicendo pane al pane e vino al vino: “Cresce, dice, il lavoro discontinuo, il part time involontario, il tempo determinato di breve durata e si riducono drasticamente i posti di lavoro a tempo pieno e a tempo indeterminato. Dopo il crollo generato dalla crisi recuperiamo occupati, ma le ore lavorate perse, rispetto al 2008, sono equivalenti a un milione di posti full time. Una fotografia, quella scattata da ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal, che conferma quanto la Cgil denuncia da tempo: un mercato del lavoro in estrema sofferenza che perde qualità”. Il documento, diciamo governativo, visto il timbro del ministero del Lavoro, parla di “ripresa” ma ha il pudore di sottolineare che  tale ripresa è a “bassa intensità lavorativa”

Più occupati con meno ore. Non solo, quasi quasi la colpa è degli immigrati. Si legge infatti che la quota di lavoro meno qualificato ha favorito la presenza di lavoratori immigrati passati dal 7,1% al 10,6% soprattutto in servizi a famiglie. Ancora: “La mancanza di opportunità lavorative adeguate può comportare la decisione di migrare all’estero, fenomeno in crescita negli ultimi anni: da 40 mila del 2008 a quasi 115 mila persone nel 2017”. In meno di dieci anni le fughe sono quasi triplicate, si legge nel rapporto. Ancora: “Per raggiungere il tasso di occupazione della media Ue15 (nel 2017 pari a 67,9%, contro il 58,0% di quello italiano) il nostro Paese dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più”, prosegue il rapporto ‘Il mercato del lavoro’. Secondo il report “la distanza dalla media europea è anche frutto della diversa partecipazione per genere: in Italia meno della metà delle donne tra 15 e 74 anni appartiene alle forze lavoro (48,1% contro il 59,0% dell’Ue). Aggiornato al 2018 è invece il conto sul divario tra il Sud e il resto del Paese. Se nel Centro Nord ci sono quasi 376 mila occupati in più a confronto con dieci anni prima, nelle regioni meridionali il saldo è ancora “ampiamente negativo:”: -262mila. Verrebbe da dire, stando al “tono” del rapporto che la colpa è delle donne che non hanno voglia di lavorare, dei meridionali noti scansafatiche. Poi una correzione: sottoccupati e sovraistruiti: nel 2017 circa un milione di occupati ha lavorato meno ore di quelle per cui sarebbe stato disponibile, mentre la schiera dei sovraistruiti ammonta a quasi 5,7 milioni: quasi un occupato su 4. E viene sottolineato che negli anni il fenomeno risulta “in continua crescita, sia in virtù di una domanda di lavoro non adeguata al generale innalzamento del livello di istruzione sia per la mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste e quelle possedute”.

Cresce il divario rispetto agli altri Paesi europei. Servirebbero 3,8 milioni di occupati in più

Torniamo alla dichiarazione della segretaria confederale della Cgil. “Cresce il divario rispetto agli altri Paesi europei”. Il rapporto, infatti, “indica chiaramente che per recuperare il gap con l’Europa servirebbero 3,8 milioni di occupati in più, in particolare nei settori pubblici, dalla sanità, all’istruzione, alla pubblica amministrazione. Per questo, proponiamo un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, il rinnovo necessario dei contratti pubblici e denunciamo gli errori del blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione”. In merito all’incidenza delle agevolazioni fiscali per le imprese, Scacchetti precisa: “Il dato sulle attivazioni dei contratti di lavoro al termine degli sgravi testimonia l’inefficacia di una misura, costata centinaia di milioni, che non può essere sostitutiva del rilancio degli investimenti, della manifattura e delle politiche industriali, unici interventi utili per il Paese”.

Un elevato numero di lavoratori sovraistruiti svolge mansioni inferiori a competenze e  qualifiche

Infine, la segretaria confederale afferma che si parla sempre più del problema di mismatch, “il divario tra domanda e offerta di lavoro, per cui le imprese hanno difficoltà a reperire professionalità adeguate per specifiche mansioni, nonostante l’elevato numero di disoccupati, ma c’è un dato forse ancora più preoccupante: un elevato numero di lavoratori sovraistruiti si trova a svolgere mansioni nettamente inferiori alle loro competenze e qualifiche, segno della bassa qualità del lavoro richiesto in molti settori. L’aumento della emigrazione verso l’estero può essere spiegato anche attraverso questo dato”. “Il rapporto conferma la necessità delle priorità d’intervento proposte da Cgil, Cisl e Uil e alla base della grande mobilitazione del 9 febbraio scorso. Chiediamo di rimettere al centro il lavoro e la sua qualità, attraverso – conclude Scacchetti – il rilancio di investimenti pubblici e privati, una riforma fiscale all’insegna dell’equità e della progressività che possa restituire potere d’acquisto a lavoratori e pensionati, e attraverso il rilancio del Mezzogiorno per la crescita di tutto il Paese”.

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