Gerusalemme. Salta il vertice dei 4 di Visegrad per le accuse del ministro israeliano ai polacchi: “prendono l’antisemitismo dal latte delle madri”

Gerusalemme. Salta il vertice dei 4 di Visegrad per le accuse del ministro israeliano ai polacchi: “prendono l’antisemitismo dal latte delle madri”

La polemica fra Polonia e Israele sull’Olocausto fa saltare il summit dei Paesi dell’Europa centrale a Gerusalemme. Varsavia si è ritirata dopo le dichiarazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del ministro degli Esteri israeliano Yisrael Katz, reputando “razziste e inaccettabili” le frasi di quest’ultimo. Così il summit dei quattro Paesi del cosiddetto ‘gruppo di Visegrad’ o V4 – composto da Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca – è stato annullato. “Sarà sostituito da discussioni bilaterali” dei restanti tre Paesi partecipanti con Israele, ha annunciato il premier ceco Andrej Babis.

Il casus belli che ha scatenato il ritiro della Polonia dal vertice sono state le parole pronunciate dal nuovo capo della diplomazia israeliana, Yisrael Katz, in un’intervista all’emittente i24 News. Questa la frase della discordia: “Numerosi polacchi hanno collaborato con i nazisti e, come ha detto l’ex premier israeliano Yitzhak Shamir, ‘i polacchi prendono l’antisemitismo dal latte delle madri'”. La reazione del premier polacco Mateusz Morawiecki non si è fatta attendere: “Le parole del ministro israeliano degli Esteri sono razziste e inaccettabili. È chiaro che il nostro ministro degli Esteri, Jacek Czaputowicz, non andrà al summit” del V4. Solo un nuovo passo avanti nell’escalation di tensione fra Polonia e Israele. Varsavia, infatti, aveva già declassato la sua partecipazione al summit di Gerusalemme: inizialmente a rappresentare il Paese doveva essere il primo ministro Morawiecki, il quale però aveva annunciato già domenica che non ci sarebbe andato e sarebbe stato sostituito dal ministro degli Esteri Czaputowicz in segno di protesta contro le controverse dichiarazioni di Netanyahu della scorsa settimana.

Il quotidiano Haaretz e altri giornali israeliani avevano riportato che Netanyahu, parlando con i giornalisti del suo Paese durante la conferenza sul Medioriente di mercoledì e giovedì a Varsavia, aveva detto che “i polacchi hanno collaborato con i nazisti”. Frase che ha scatenato l’ira di Varsavia: la Polonia, infatti, è stata occupata dalla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale e ha perso sei milioni di cittadini, tre milioni dei quali ebrei. Dopo che il ministero degli Esteri polacco ha convocato domenica l’ambasciatrice israeliana Anna Azari per chiedere spiegazioni delle dichiarazioni di Katz, è giunta la precisazione dell’ufficio di Netanyahu: le parole sarebbero state mal riportate e il premier israeliano non intendeva coinvolgere tutti i polacchi nei fatti della Shoah. Netanyahu “ha parlato dei polacchi e non del popolo polacco o della Polonia”, ha fatto sapere il suo ufficio stampa. Già l’anno scorso c’erano state scintille fra Polonia e Israele sull’Olocausto. Allora al centro del dibattito era stata una controversa legge polacca che rendeva illegale accusare la Polonia di complicità nei crimini nazisti. Quella legge, che nell’ottica del governo di Varsavia intendeva difendere l’immagine del Paese e dei polacchi per i fatti della Seconda guerra mondiale, era stata percepita da Israele e Usa come tentativo implicito di impedire ai sopravvissuti della Shoah di evocare i crimini dei polacchi contro di loro. Alla fine la Polonia aveva emendato questa legge, eliminando la possibilità di multe e pene detentive, e i due Paesi avevano rilanciato le loro relazioni.

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