Corea del nord. Il giallo della scomparsa a Roma della figlia 17enne dell’ex ambasciatore. Secondo fonti sudcoreane sarebbe stata “prelevata” su suolo italiano

Corea del nord. Il giallo della scomparsa a Roma della figlia 17enne dell’ex ambasciatore. Secondo fonti sudcoreane sarebbe stata “prelevata” su suolo italiano

La diciassettenne figlia di Jo Song Gil, l’ex ambasciatore facente funzioni nordcoreano a Roma che ha disertato e si è reso irreperibile dal novembre scorso, è stata rimpatriata in Corea del Nord. A darne notizia è stato Thae Yong Ho, anche lui ex diplomatico di Pyongyang, esule nella Corea del Sud, che ha dichiarato che la ragazza si trova attualmente nella Nord Corea “sotto il controllo delle autorità”. La figlia di Jo viveva con i genitori a Roma e sarebbe stata catturata dai servizi segreti di Pyongyang prima che potesse raggiungere il padre.

CHI E’ JO SONG GIL

Jo Song Gil era stato nominato incaricato d’affari a Roma nel 2017, dopo l’espulsione dell’ambasciatore Mun Jong Nam, avvenuta in seguito all’ennesimo test nucleare nordcoreano attuato in aperta violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Italiano fluente, cultura occidentale, egli proviene da una famiglia di diplomatici molto vicini al regime. Questo gli ha consentito di godere del grande privilegio di portare con se’, in Italia, moglie e figlia. Non si sa dove sia il diplomatico disertore. La stampa coreana dava per certa una sua domanda di asilo politico in Italia, eventualità respinta dalla Farnesina che, in una nota ufficiale, ha dichiarato: “Non risulta una richiesta di asilo da parte di un funzionario nordcoreano”. La sparizione ha fatto molto rumore. Che un diplomatico della Corea del Nord diserti è un duro colpo al regime e un’eventualità rara. Un solo precedente nel 2016 quando si dileguò, appunto, Thae Yong Ho, all’epoca vice ambasciatore a Londra.

LE REAZIONI IN ITALIA

Inutile dire che le dichiarazioni di Thae Yong Ho hanno scatenato una forte dialettica in Italia. Il movimento cinque stelle ha chiesto al ministro degli interni, Matteo Salvini, di riferire in aula. “Non è tollerabile” secondo il movimento “che agenti di una intelligence di un paese straniero agiscano indisturbati in territorio italiano compiendo attività illegali”. Duro anche l’intervento di Nicola Fratoianni di Leu: “uomini dei servizi di sicurezza della Corea del Nord avrebbero prelevato, cioè rapito, sul suolo italiano la figlia dell’ex ambasciatore a Roma di quel paese. Ripeto: prelevata, rapita e riportata contro la sua volontà in Corea del Nord”.

Registriamo, controcorrente, l’intervento del Senatore Razzi, storico amico di Kim Jong Un e più volte ospite del governo di Pyongyang, che ha sentenziato che la ragazza: “non è ostaggio delle autorità nordcoreane al 100%” e che anzi “è stata rimandata dai nonni”, aggiungendo una nota di biasimo per i genitori definiti “due sciagurati” che avrebbero “lasciato da sola una figlia minorenne”.

IL DESTINO DELLE FAMIGLIE DEI DISERTORI

Noi tutti speriamo che la figlia di Jo Song Gil sia in seno alla sua famiglia, tra le amorevoli mani dei nonni. Ma la realtà del paese asiatico è ben diversa e non lascia sperare niente di buono. Si stima che dal 1953 circa trecentomila nordcoreani abbiano abbandonato il paese. Di questi ventisettemila hanno chiesto asilo politico a Seul. Nel 2017 sono stati 780. Il resto ha dato vita ad una corposa diaspora.

Ma cosa accade alle famiglie dei disertori che restano nella parte Nord del paese? Si va dalla pena capitale all’ergastolo nei campi di lavoro e rieducazione, passando per gli aborti forzati per le donne rimaste incinte e senza marito. I campi di rieducazione, come riportato più volte da robuste fonti internazionali, in primis The Guardian, sono un pezzo di inferno in terra. Tristemente famosi quelli di Kaechon e di Yadok. L’unica possibilità di non morire di fatica, ottenendo un trattamento leggermente più umano, è quello di diventare uno strumento propagandistico del potere, prendendo pubblicamente le distanze dai propri familiari, condannando il “tradimento”, gettando un’ombra turpe sul fratello, sul marito, sul padre che hanno lasciato il paese.

IL RUOLO DEI SERVIZI ITALIANI

Ci auguriamo che la ragazza sia davvero con i nonni e che non sia ospite di un centro di rieducazione. Aver consentito, attivamente o passivamente, il suo rapimento o non aver dato la massima attenzione alla possibilità di una sparizione orchestrata dal regime di Kim, sarebbe per i nostri servizi una macchia indelebile. Sarebbe terribile una “collaborazione” con un paese che calpesta così violentemente i diritti umani e sarebbe disastroso aver osservato o aver declassato a bravata il rapimento di una persona che potrebbe essere condannata ai lavori forzati e morire letteralmente di stenti. Aspettiamo con ansia che il presidente del consiglio, da cui dipendono i servizi segreti, ed ministro degli interni, che sicuramente ha ricevuto informative sui fatti, ci dicano qual è stato il ruolo della nostra intelligence nella vicenda.

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