Caso Diciotti. La procura di Catania archivia Conte, Di Maio e Toninelli. Decisione rinviata al Tribunale dei ministri. Tra i 5S si fa viva la minoranza del 40%

Caso Diciotti. La procura di Catania archivia Conte, Di Maio e Toninelli. Decisione rinviata al Tribunale dei ministri. Tra i 5S si fa viva la minoranza del 40%

Richiesta di archiviazione sul caso Diciotti da parte della procura di Catania per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per il vicepremier Luigi Di Maio e per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Come accadde a inizio novembre per il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, indagato per sequestro di persona aggravato dalla presenza di minori. Il procuratore Carmelo Zuccaro, titolare dell’inchiesta, come prevede la procedura, l’ha avanzata anche in questo caso al Tribunale dei ministri etneo che avrà adesso novanta giorni di tempo per decidere se accoglierla. Nel caso di Salvini il collegio ci mise molto meno tempo, avendo depositato il 7 dicembre la decisione che divenne nota però il 24 gennaio. L’eventuale richiesta di autorizzazione a procedere dovrà essere esaminata dal Parlamento. Per il ministro dell’Interno la richiesta di archiviazione era stata motivata dal procuratore Zuccaro sottolineando la natura di una “scelta politica non sindacabile dal giudice penale”: “Il ritardo nel fare scendere i migranti dalla nave Diciotti ormeggiata al porto di Catania, è giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per il principio della separazione dei poteri, di chiedere in sede europea la distribuzione dei migranti (il 24 agosto si è riunita la commissione europea a Bruxelles), in un caso in cui secondo la convenzione Sar internazionale sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro”. Adesso il nuovo capitolo di questa storia, il giorno dopo la decisione della Giunta per le immunità del Senato di respingere la richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini.

Cosa decretarono i giudici del Tribunale dei ministri quando chiesero l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini

Non la pensava come Zuccaro, però, il Tribunale dei ministri: “E’ convincimento di questo tribunale che la scelta del ministro Salvini di non autorizzare lo sbarco di migranti fino al 25 agosto, non possa essere qualificato come ‘atto politico’ in senso stretto e in quanto tale sottratta al sindacato dell’autorità giudiziaria”. Piuttosto quello di Salvini “è stato un atto amministrativo che, perseguendo finalità politiche ultronee rispetto a quelle prescritte dalla normativa di riferimento, ha determinato plurime violazioni di normative nazionali e internazionali che hanno comportato l’intrinseca illegittimità dell’atto amministrativo”. Del resto – era il giudizio dei togati – conferma del fatto che “non ci si trovi davanti a un atto politico, discende dalla circostanza che la decisione del ministro dell’Interno ha avuto una diretta e immediata refluenza sulla sfera giuridica soggettiva e individuale dei migranti, lesi nel diritto inviolabile della libertà personale”. E avvertivano i giudici: “Va sgomberato il campo da un possibile equivoco e ribadito come questo tribunale intenda censurare non già un ‘atto politico’ dell’Esecutivo, bensì lo strumentale e illegittimo utilizzo di una potestà amministrativa di cui era titolare il Dipartimento delle libertà civili e per l’immigrazione che costituisce una articolazione del ministero dell’Interno, presieduto dal senatore Matteo Salvini, essendo stata l’intera vicenda caratterizzata da una presa di posizione di quest’ultimo che ha bloccato e influenzato l’iter della procedura amministrativa”.

Maurizio Landini sul voto in Giunta che ieri ha negato il processo contro Salvini

“Io sono sempre dell’idea che bisogna rispettare la giustizia e che la giustizia debba fare il suo corso. E se uno non ha nulla da temere, non deve avere paura di affrontare nulla”: il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha risposto ad una domanda sulla vicenda dei genitori di Matteo Renzi su cui l’ex segretario del Pd ha parlato di giustizia ad orologeria, riferendosi alla concomitanza del caso Diciotti-Salvini. “Quando la politica ha paura o tenta di condizionare la magistratura non va bene”, ha detto ancora il leader della Cgil. Landini ha quindi espresso la sua “solidarietà, non è colpa dei figli per eventuali responsabilità dei genitori, non è colpa dei genitori per eventuali responsabilità dei figli”.

La partita tra i 5Stelle dopo il voto online di lunedì su Salvini non è finita. La minoranza il suo diritto a esistere e a parlare

In attesa che il caso Diciotti-Salvini faccia il suo corso parlamentare e approdi al voto del plenum dei senatori, tra i 5Stelle cominciano a farsi sentire coloro che mai avrebbero voluto quell’esito dal voto online, e neppure il voto. Dopo le senatrici Nugnes e Fattori, e il deputato Gallo, ora è la volta di Virginia La Mura rivendicare quel risultato uscito per la minoranza dal voto online. “Il 41% dei votanti”, scrive infatti La Mura su Facebook, “ha espresso parere favorevole all’autorizzazione a procedere per il ministro Salvini sul caso Diciotti. Il 41% dei votanti ha rispettato i princìpi e i valori originari del M5S, quando tutti compatti gridavamo contro qualsiasi privilegio dell’odiata ‘casta’. Dietro questo 41% c’è una base che chiede che le cose cambino, che aspetta la realizzazione di un sogno per cui lotta oramai da anni, un sogno che racchiude idee e visioni scalfite nel nostro programma. Un 41% che vale tanto, perché questo risultato è stato raggiunto nonostante alcune anomalie nel sistema di votazione come il cambiamento di orario per le votazioni e la mancata verifica del voto tramite SMS, cosa fino a ieri mai avvenuta. Cosa faremo? Dobbiamo ascoltare e capire cosa è cambiato all’interno del Movimento e aprire un dialogo e un confronto sano con chi la pensa diversamente. Io sento profondamente di appartenere al M5S e resisterò contro questo allineamento alla Lega. Siamo sempre stati altro, continueremo ad esserlo”. Oltre alle questioni politiche, anche La Mura sottolinea i sospetti sulla piattaforma Rousseau, e soprattutto a proposito dell’unicità e della formalizzazione del voto, che sarebbe avvenuto tramite controllo via sms. Controllo che non c’è stato, come ammette la senatrice 5Stelle. Pertanto, non solo il voto online sulla piattaforma Rousseau, condizionante delle decisioni dei parlamentari, è contro ogni principio costituzionale, ma, come dice il garante della privacy, dovrebbe essere annullato per assenza di trasparenza e segretezza del voto. La morale è che i membri 5Stelle del Senato dovranno votare a favore di Salvini, dopo che la decisione è stata presa da una votazione online senza alcun tipo di rigore nella gestione del voto. Niente male per chi sta cercando di cambiare la Costituzione proprio in materia di democrazia diretta.

La Sueddeutsche Zeitung si chiede quanto “sia democratica l’Italia di oggi se il partito di maggioranza” affida alla Casaleggio ogni decisione

Dubbi sulla gestione che non abbiamo soltanto noi, ma vengono condivisi all’estero. In Germania, ad esempio. Il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è “favorito dalle Stelle”: con questa allusione al Movimento 5 stelle, infatti, il quotidiano tedesco “Sueddeutsche Zeitung” riassume il voto del 59 per cento degli iscritti del partito fondato dal comico genovese Beppe Grillo contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti. Condotto sulla piattaforma Rousseau del M5s, il voto dei Cinquestelle che ha salvato Salvini da un processo è “un dubbio sondaggio” per la “Sueddeutsche Zeitung”. “Rousseau” è, infatti, noto per il suo malfunzionamento e alcuni dei 120 mila iscritti del M5S registratisi per votare su Salvini avrebbero espresso la loro preferenza “tre o quattro volte”. La “Sueddeutsche Zeitung” si chiede quindi quali implicazioni possano avere le forme di democrazia diretta propagandate dal M5s. La domanda è “quanto sia democratica l’Italia oggi, se uno dei partiti di maggioranza esternalizza decisioni di importanza nazionale” alla Casaleggio e Associati, la società di uno dei fondatori del M5s, Gianroberto Casaleggio (1954-2016), ereditata dal figlio Davide, che tra l’altro gestisce la piattaforma “Rousseau”. Per tale servizio, “ogni parlamentare del M5s paga alla Casaleggio e Associati 300 euro al mese”. “Abbastanza sospetto”, conclude la “Sueddeutsche Zeitung”. Già, lo pensiamo anche noi.

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